Ufficio Catechistico Diocesano Amalfi – Cava de’ Tirreni: “Una vera foto?”

Riportiamo il bellissimo post pubblicato sulla propria pagina Facebook dell’Ufficio Catechistico Diocesano Amalfi – Cava de’ Tirreni e che sicuramente aiuterà a riflettere: «Carissimi/e catechisti/e, fratelli e sorelle, oggi per tutti è diventato proprio molto facile con l’aiuto dei telefonini scattare foto ed immortalare momenti importanti della nostra vita: tutto senza dare troppo “nell’occhio”; poi, magari insieme, ci piace rivedere questi attimi belli, quasi per riviverli. Inoltre, se vogliamo, possiamo anche trasferirle su carta, per lasciare ai posteri nostri ricordi cari e significativi. Altre volte, invece, siamo costretti, nostro malgrado, a liberare la memoria dei nostri telefonini per la presenza eccesiva di foto che la occupano.

Fratelli e sorelle carissimi, non preoccupatevi: non intendo affatto rivolgervi una lezione di tecnologia, proprio io che in questo campo sono appena “un istruendo asino”! Con la necessaria assistenza dello Spirito intendo, invece, come promesso, solo annunciarvi la Parola della quinta domenica del tempo ordinario: guai a me se non annunciassi il Vangelo, con un tono fortissimo ci dice oggi Paolo. Mi sono introdotto con l’immagine della foto perché sembra agli occhi del mio spirito che Giobbe nella prima lettura abbia inquadrato in buona prospettiva, trasmettendo a noi credenti una foto-spaccato di reale umanità: ha colto così, in un bel gioco di chiaro-scuro, gli aspetti della fatica del vivere, del suo dolore, del non senso che sfiora la disperazione ed infine della domanda inevasa; noi ci chiediamo da subito: sarà una foto vera? E se la risposta fosse positiva, non facciamo bene a non farla vedere alle giovani generazioni? Ne soffrirebbero!

Mi scuserete la franchezza, ma io penso che molto spesso facciamo tanta difficoltà oggi a “supportare” sia la vista che il cuore per vedere queste foto, che certamente sono ancora esposte “in presenza” in tante stanze delle nostre città e delle nostre case; invece a noi piace tanto vedere soltanto quelle foto, dove tutti sono sorridenti, felici ed in festa, esibendo smile, forse di circostanza, dove abbiamo tanto l’impressione che tutto vada bene: ah, che bello guardare quelle foto! Esse, come quella di Giobbe, teniamole nel cassetto e, se possibile, continuiamo a far finta che “tutto va ben, tutto va ben”, come cantava la mai dimenticata Ombretta Colli: e così, in sale ovattate con falsi pannelli, giochiamo al perenne ed irresponsabile “giovanilismo di maniera”, appena ed a stento solo accompagnandoci ai nostri giovani, e distogliendoci dai compiti gravosi di educazione; ad essi, dicendo che queste foto non esistono, doniamo colpevolmente una bugiarda e vuota illusione e rischiamo di non educarli a “mangiare il pane duro” dei giorni più difficili. E per favore non sfogliamo la margherita: ottimismo o pessimismo? Rischieremmo di rimanere senza più petali ed anche senza risposta!

Ma a questo punto, carissimi e carissime, siete pronti ad un fotomontaggio? Siete stati sufficientemente istruiti e “tecnologizzati” dai vostri insegnanti? Sì, perché dopo avervi paternamente esortati a non ritenere falsa la foto di Giobbe, né a modificarla come siamo bravi a fare oggi negli studi fotografici, vi scrivo con altrettanta paternità: vedete quanta è vera la foto di Giobbe? Il Vangelo inquadra la stessa scena, proprio nulla in meno; solo che ora in questo video (intanto si sono fatti progressi!) vediamo muoversi un personaggio famoso, a noi Carissimo, dovreste conoscerlo anche voi se non erro, che si avvicina a quest’umanità e la accarezza, non è avaro di dedicare tempo e attenzione materna, e quasi si tuffa in essa fino a non respirare più, trovandola perdutamente vera; ma nel muoversi e compiendo delicatamente e dolcemente gesti di divino significato, la rialza, cioè la risuscita, sussurrandole al cuore che questa non è la sua condizione ultima e che quella del male non è la sua “collocazione definitiva”: quindi le dona speranza, aprendola ad una prospettiva eterna di senso e, nel restituirle vita, le dona il motore Ferrari: servire! Ti ho restituito vita perché tu serva! Tu esisti e sei sana perché servi e se servi! Il non senso fa il paio con il non servire! La malattia del cuore da cui guarire urgentemente è l’egoismo, cioè il non voler guardare neanche un poco al di là del nasino e del pancino!

Infine sinceramente sento di scrivere che è proprio troppo stare per una giornata dietro a “uno come Gesù”: ne combina di continuo! E’ come un’anguilla, ti sfugge dalle mani proprio quando ti sembra di averLo preso! Troppi gesti colmi di valore da cogliere! Troppa carne da digerire improvvisamente: ho paura che il mio stomaco non la digerisca in tempo! Come hanno potuto fare i poveri discepoli? E’ chiaro che hanno avuto bisogno di tempo per rivedere con il Flash-Resurrezione tante foto e video vivissimi: eccoLo Gesù allora, Lo troviamo in compagnia di altri sofferenti e non contento, al mattino presto, al primo spuntare del sole, (capito operatori pastorali, noi sacerdoti compresi? Ma a che ora Egli andava a letto?) in comunione profonda con il Suo Papà e poi in missione per tutti i villaggi: la salvezza di tutti Gli urge, come anche il rifuggire glorie ed onori umani! Anche Cafarnao si mostra sconvolta e stravolta dal passaggio del Messia di un giorno solo.

Don Luigi, servo credente nella bontà del video»

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