Salerno: tamponi ai privati, il Tar boccia l’Asl

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Salerno. Tamponi ai privati, il Tar boccia l’Asl.

L’affidamento della gara da quasi due milioni di euro per “passare al setaccio” il surplus di tamponi per la ricerca del coronavirus effettuati nel Salernitano a un laboratorio privato del capoluogo era legittimo nonostante la società che aveva si era aggiudicata il bando fosse stata inglobata da un’altra entità. È quanto deciso dai giudici del Tar di Salerno che ha accolto il ricorso presentato dalla “Laboratori Italiani Riuniti”, il nuovo soggetto economico che aveva incorporato la “Servizi Sanitari”, società risultata vincitrice del bando assegnato a novembre dall’allora facente funzioni Vincenzo D’Amato. Con l’istanza presentata contro la Soresa e l’azienda sanitaria salernitana è stato chiesto l’annullamento della delibera dello scorso 20 novembre con cui l’Asl aveva dichiarato l’inefficacia dell’affidamento del servizio valido per due mesi – per l’analisi dei tamponi proprio per questo “passaggio di società” che, dunque, aveva cancellato un affidamento da 1 milione e 746mila euro.

Nel laboratorio di via Madonna di Fatima, dunque, si potevano “passare al setaccio” i test diagnostici – in una quantità definita in mille al giorno – come richiesto dall’Asl che, nel pieno dell’esplosione della seconda ondata, cercò aiuto dalle strutture accreditate per smaltire l’enorme carico di campioni raccolti dagli addetti delle Usca: un primo bando andò di fatto a vuoto in quanto il contratto fu ritenuto poco vantaggioso dalle strutture accreditate. Nella seconda gara, invece, ci fu l’offerta della “Servizi Sanitari” che, in un primo momento, si vide affidare il servizio dall’Asl con delibera del 3 novembre. Meno di un mese dopo, il 30 novembre, arrivò poi il documento che attestò l’invalidità della gara in quanto – secondo l’Asl – «affetta da vizi non sanabili, determinata dall’inesistenza dell’operatore già cessato al momento della presentazione dell’offerta».

Proprio questo atto ha dunque spinto la “Laboratori Italiani Riuniti” – società che poche settimane prima aveva inglobato la “Servizi Sanitari” – a presentare un ricorso al tribunale amministrativo. E i giudici del Tar hanno ritenuto fondata l’istanza. Nella sentenza, infatti, viene citato un precedente orientamento della Cassazione secondo cui «una società incorporata, con mutamento soltanto formale dell’organizzazione societaria già esistente, non si estingue». Proprio su questo era basato l’annullamento della gara dell’Asl per la processazione del surplus di tamponi: la “Servizi Sanitari”, infatti, risultava cessata già al momento della presentazione della domanda per l’appalto e assorbita dalla “Laboratori Italiani Riuniti”. Un passaggio burocratico che era avvenuto il 2 novembre, ventiquattr’ore prima della consegna dell’incartamento utile per partecipare all’appalto e che fu verificato dagli uffici di via Nizza soltanto successivamente, alla definizione della gara. L’orientamento della Corte Suprema evidenzia poi che «la fusione per incorporazione non determina l’estinzione della società incorporata ma conserva la propria identità pur in un nuovo assetto organizzativo ». Per il Tar, dunque, «l’offerta presentata dalla “Servizi Sanitari” non può essere considerata illegittima o nulla per il solo fatto che sia sopravvenuta, in data antecedente l’offerta, l’iscrizione nei registri camerali della fusione definitiva – scrivono i giudici del Tar Salerno nella sentenza – . Cade, dunque, l’unico motivo dell’Asl per l’adozione del provvedimento di annullamento dell’affidamento del bando».

Fonte: La Città di Salerno

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