“Ritorno al Futuro”: il Film sul Gran Turismo del Terzo Millennio.

Più informazioni su

Nel suo discorso al Senato, Draghi, a proposito di turismo, ha incitato a cambiare passo, sostenendo la necessità di farlo in chiave sostenibile, cosa che in due anni non ha concretamente mai fatto Dario Franceschini, ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo dell’ex governo Conte.

Mettendo da parte il consueto aplomb, Mario Draghi ha dichiarato: «Dopo la pandemia alcuni non riapriranno, ma il turismo riaprirà. Investire nel turismo, sostenerlo, non significa buttare via i soldi. Perché quei soldi torneranno indietro».

Intanto però in questa settimana, le varianti del Covid sembrano impazzare, la campagna vaccinale non decolla, e molte aziende del turismo, solo parzialmente ristorate, si sentono minacciate seriamente dallo spettro del default.

La speranza però è sempre l’ultima a morire, ed un intero settore è appeso ad un filo, in attesa che Draghi passi al più presto dalle parole ai fatti.

Vaccinare in fretta gli italiani tuttavia, non potrà avvenire più nel breve, tutti lo abbiamo capito, già all’indomani della riconferma del ministro della sanità, che è rimasto lo stesso di quello che fin’ora, insieme ai suoi omologhi di Bruxelles, non ha saputo concludere quasi nulla di buono...

Ma davvero i nuovi responsabili nominati da Draghi, sono in grado di traghettare il paese verso la difficile problematica della sostenibilità, e concepire strategie che impediscano gli eccessi deleteri del turismo di massa?

Nell’era post covid, la gestione di un turismo più sostenibile, richiederebbe la pianificazione e la gestione da parte dei governi a tutti i livelli!

Sia a livello nazionale che locale, si dovrebbe iniziare a valutare l’impatto ecologico del turismo di massa, e cercare i modi per mitigarne gli effetti, ma questo non è affatto facile.

Individuare “la quadra” che permetta di mantenere in vita infrastrutture culturali come musei, teatri, grandi auditorium e parchi, nonché grandi infrastrutture di trasporto come metropolitane, aeroporti e stazioni, nate per agevolare un turismo di massa, che diversamente non riuscirebbero probabilmente a sopravvivere, è un’opera impossibile, anche per un “superMinistro”.

Così come anche risanare un mercato immobiliare che in moltissimi casi ruota solo intorno alla vacanza, così come un surplus di imprese piccole e grandi,  dedicate alla ristorazione ed al commercio, prettamente per turisti.

E che dire dei residenti dei siti delle città d’arte e di vacanza, risucchiati in un’inarrestabile gentrificazione, assenza di alloggi e degrado ambientale dei loro luoghi di vita   tradizionali?

Tutti ci siamo arresi all’evidenza che molti dei nostri luoghi “del cuore”, hanno ormai perso gran parte del loro fascino, grazie ai famigerati soggiorni brevissimi.

Negli ultimi decenni infatti, questi effetti negativi si sono aggravati, con l’aumento esponenziale di voli a basso costo e navi da crociera sempre più gigantesche, che hanno sputato ogni giorno per anni, migliaia di persone nei siti più prestigiosi del mondo, che oggi si mostrano frustrati come organismi privi di vita, in assenza di questo tipo di turismo.

Per riportare il discorso al nostro territorio, ed in particolare alla costiera amalfitana, una severa riflessione dovrebbe essere fatta in tale direzione, su quanto si sta  programmando a proposito di grandi opere: mega gallerie e strutture dedicate, tutt’altro che in linea col discorso della sostenibilità, tendenza che invece, cova sotto la cenere, non foss’altro che nell’aspettativa dell’immaginario collettivo del “gran turismo del terzo millennio”.

Più informazioni su

Commenti

Translate »