Raffaele Cutolo e il suo rapporto con l’Avellino Calcio

Raffaele Cutolo e il suo rapporto con l’Avellino Calcio

Furio Zara, giornalista di calciomercato.com, ha riportato un episodio che risale ai primi anni 80, che vede come protagonisti Raffaele Cutolo, l’Avellino e il giornalista Luigi Necco. Ecco cosa scrive Zara: “La morte del boss della camorra Raffaele Cutolo – 79 anni, era ricoverato nel reparto sanitario detentivo del carcere di Parmariporta alla mente un episodio avvenuto all’alba degli anni ’80, quando il calcio e la camorra incrociavano i loro destini in un territorio di interessi criminali. Avvenne questo: il 31 ottobre del 1980 il presidente dell’Avellino Antonio Sibilia – imprenditore di successo più volte indagato per collusione con la camorra ma sempre prosciolto – si recò nel Tribunale di Napoli a Castel Capuano dove si stava tenendo l’udienza del processo a carico di Cutolo, “O’ Professore”, il “Don Raffaè” della canzone di De Andrè. Sibilia costrinse l’ignaro Juary ad accompagnarlo. Il brasiliano Juary, arrivato alla riapertura delle frontiere nel 1980, all’epoca era l’idolo di Avellino e quell’anno divenne famoso in tutta Italia perché dopo ogni gol festeggiava con un allegro balletto attorno alla bandierina. Sibilia e Juary si avvicinarono alla “gabbia”, il presidente salutò con tre baci sulla guancia il boss e il calciatore consegnò a Cutolo un pacchetto. Dentro vi era una medaglietta d’oro da 70 grammi, con incisa la testa di un lupo, il simbolo dell’Avellino. “A don Raffaele Cutolo, con stima. L’Avellino Calcio“.

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