Piano di Sorrento, il racconto del Prof. Ciro Ferrigno: “Bernardo ed il suo violino”

Riportiamo il racconto del lunedì del Prof. Ciro Ferrigno che oggi ci parla di un carottese che nessuno ha mai dimenciato, il salumiere Bernardo.

Certe persone hanno la capacità di entrare nella leggenda e ti stupiscono, principalmente, quando coltivano delle passioni che neppure ti aspetteresti. E lui ci riusciva bene al punto che veniva da chiedere: “Scusate, ma questo musicista non è il salumiere di Via San Michele?”

In realtà Bernardo Pollio, per i più, era effettivamente il salumiere con bottega di fronte alla storica Farmacia Irolla e curava con scrupolo il lavoro, era molto preciso, ci teneva alla qualità dei prodotti che vendeva e segnalava ai clienti la prelibatezza del giorno, qualcosa da non perdere. Un po’ per spirito di avventura, ma anche per migliorare la propria condizione, emigrò in Australia, dove aprì una salumeria, ma siccome gli affari non andavano come aveva sperato, se ne tornò in Italia. Forse gli mancava il suo Paese che, con la ripresa economica degli anni Sessanta cominciava ad offrire nuove opportunità e nuovi orizzonti. Sposò Nadia ed ebbe tre figli: Chicco, Patty e Lella.

Sono stato per ben dodici anni nel coro dei Pueri Cantores della Basilica di San Michele e ricordo chiaramente che in tutte le celebrazioni più importanti al suono dell’organo si affiancava quello del violino. Chi lo suonava erano dei Maestri come Dora del Santo e Francesco Siviero o il nostro Bernardo, un autodidatta bravo da morire! Eppure conservò sempre l’umiltà e la modestia dei grandi. Giuseppe Masi ricorda che da ragazzo spesso gli capitava di suonare con Bernardo e questi gli chiedeva che la parte principale la suonasse lui, Peppe, all’epoca giovanissimo studente al Conservatorio, mentre riservava per sé un ruolo secondario, accontentandosi di intervenire solo con degli abbellimenti, quelli che chiamava “ricami”. Aveva un repertorio vastissimo, conosceva ed eseguiva alla perfezione celebri arie da opere liriche, un gran numero di Ave Maria, tra le quali preferiva quella di Cuccoli, canti liturgici e marce solenni.

Com’erano belle quelle celebrazioni! Musiche dolcissime per la festa di San Michele, quella della Madonna delle Grazie, Natale e Pasqua, sempre in collaborazione con la sign. Lina Gargiulo all’organo e spesso con il contrabbasso di Zì Ntonio di Bagnulo. Era una piccola orchestra capace di incantare l’assemblea dei fedeli negli anni della semplicità, quando ascoltare la bella musica era una rarità e la frequentazione del San Carlo a Napoli, prerogativa di pochi eletti. Il salumiere violinista era davvero bravo perché suonava per amore e con amore e, non aveva bisogno dei fogli di musica, aveva il pentagramma nel cuore. Certe volte la vita è davvero strana, il talento trova sempre e comunque il modo per emergere, è come acqua che segue le sue vie sottoterra, fino a scaturire in una magnifica fonte.

Bernardo, oltre al violino, coltivava un’altra passione, quella degli antichi rimedi. Conosceva cioè come curare tanti disturbi senza far ricorso ai medicinali. Era il continuatore di una medicina arcaica, frutto di esperienze e dell’antichissima sapienza popolare. D’altra parte egli ben sapeva che anche il violino è medicina, è un suono terapeutico che favorisce la meditazione, rilassa e fa bene all’anima!

(foto di Pina Guarracino)

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