Piano di Sorrento, Don Pasquale Irolla: “I nostri ritmi sono veloci, i ritmi dell’anima sono lenti” video

Piano di Sorrento. Una bellissima omelia quella tenuta oggi da Don Pasquale Irolla: «Viviamo l’Eucaristia come il tempo d’oro in cui a contatto col respiro di dio noi impariamo a respirare e quindi vivere meglio la nostra vita al ritmo del respiro di Dio. Vale la pena oggi dire qualche criterio per rileggere la nostra vita, le nostre giornate alla luce della giornata di Gesù.

Piano di Sorrento, Don Pasquale Irolla: "I nostri ritmi sono veloci, i ritmi dell’anima sono lenti"

E’ vero che noi ci giochiamo la vita nelle scelte determinanti che riguardano la nostra vocazione, riguardano le scelte fondamentali che di tanto in tanto siamo invitati a porre ed anche a confermare. Ma è anche vero che la quotidianità, i giorni feriali, possono rinnegare le nostre scelte di fondo o anche confermarle. C’è un potere che ha la giornata inutile che abbiamo vissuto, le giornate feriali grigie, quando piove, quando ci sentiamo inutili e pensiamo soltanto: “quando finirà?” o addirittura ci annoiamo. Invece quelle giornate hanno un grande potenziale perché la nostra vita è speciale poche volte, è sotto i riflettori poche volte, molte altre volte invece noi viviamo la nostra vita senza che nessuno ci guardi e la quotidianità può rinforzare la gioia di aver fatto le scelte giuste o può anche lentamente allontanarci da noi stessi e vivere giorno per giorno con grande stanchezza, annoiati, arrabbiati, senza essere felici.

Allora è bene guardare una giornata di Gesù perché dal particolare vai all’universale, c’è il tutto nel frammento. In questa giornata domenicale c’è tutta la nostra vita. Come ti alzi al mattino tu mostri come sei, da come chiudi la porta di casa tu mostri a te stesso ed agli altri chi sei per davvero, da come saluti le persone si può evincere chi tu sia. Nelle piccole cose della nostra vita ci giochiamo l’intera esistenza.

D’altra parte è anche vero che la giornata di Gesù, così ricca, sembrerebbe essere ordinata, scandita da tempi precisi. Ma penso che anche Gesù abbia sperimentato come noi di vivere nel caos, cioè di vivere con persone che ti chiamano, momenti in cui ritorni a leggere, il tempo del lavoro che è interrotto da un messaggio, da una telefonata, la nostra giornata no n quella di un monaco scandito dalle ore liturgiche, ognuno di noi sperimenta di vivere nel caos, nel disordine, nella vita così come ci viene consegnata. C’è chi vive così e basta e c’è chi cerca di trovare nel caos quotidiano, nel disordine in cui è immerso, una luce, un filo d’oro. Noi ci giochiamo la felicità, la contentezza a fine serata o l’entusiasmo appena ci svegliamo proprio se riusciamo a cogliere nel disordine e nel caos in cui siamo immersi un filo d’oro e cioè la persona che ami, lo sguardo di Dio, il sentirci pienamente aderenti a noi stessi. C’è un filo d’oro che possiamo imparare a cercare  nelle nostre giornate, che ci permette di vivere la giornata anche con tante variazioni sul  tema, imprevisti ed interruzioni, arrivare stanchi a sera ma non svuotati, non arrabbiati o spenti, perché c’è un filo d’oro.

Ciascuno di noi si gioca la sua felicità nella misura in cui ha l’attenzione a cogliere una unità, il passaggio di Dio, una luce che si accende, qualcosa che brilla e che ti porta a dire “Sì, questa è la mia giornata, è passata la grazia”. Nella misura in cui ci accorgiamo che passa la grazia attraverso di noi o che ci viene incontro attraverso gli altri anche la giornata più lunga non ci lascia senza forza, la giornata più vuota non ci annoia, perché c’è quella scintilla, la scintilla di Dio, la scintilla della grazia.

Ricordiamoci che i ritmi dell’anima sono molto molto lenti. Per avere contatto con la nostra anima non basta una giornata di esercizi spirituali e neanche due, ma è dopo la terza giornata che forse riesci a penetrare nei fondali dell’anima. Se perdiamo il contatto con l’anima anche una giornata ordinata ci distrugge, ci sfianca, figuriamoci una giornata vuota o difficile. Ognuno di noi impari come non perdere il contatto con la sua anima. I nostri ritmi sono veloci, ma i ritmi dell’anima sono lenti. Dobbiamo recuperare il contatto con la nostra anima altrimenti vivremo una vita che non ci appartiene. Impariamo come entrare in contatto con la nostra anima, come concederci una sorta di lentezza. Così recuperiamo i frammenti di noi stessi e ci risulta più semplice intuire cosa vuole Dio da noi e la giornata diventa una giornata di grazia».

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