Piano di Sorrento, Don Pasquale Irolla: “Dobbiamo imparare la guarigione dell’anima”

Piano di Sorrento. Molto bella l’omelia di oggi di Don Pasquale Irolla che si incentra sul brano tratto dal Vangelo di Marco: «In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: “Se vuoi, puoi purificarmi!”. Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: “Lo voglio, sii purificato!”. E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: “Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro”. Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte».

Ecco le parole di Don Pasquale: «Oggi si danno appuntamento tante feste: la festa del patrono di Sorrento Sant’Antonino, San Valentino per gli innamorati, la domenica sesta del tempo ordinario. Questo tempo d’oro che ci avvicina al Mercoledì delle Ceneri per imparare la guarigione dell’anima. Oggi con l’incontro col lebbroso Gesù può mostrarci le dinamiche di una guarigione. E’ sempre bello che le esploriamo perché se siamo qui a celebrare l’Eucaristia è perché ciascuno di noi si porta dentro una malattia ed il contatto con la grazia, con l’amore di Dio, lentamente innesca dinamiche di guarigione. O chi tra noi ha già sperimentato la guarigione interiore e viene per confermarla, per non regredire ed ammalarsi di nuovo.

La pagina di Vangelo di oggi ben si attacca alla realtà che viviamo. I lebbrosi, come ora siamo in Basilica, erano distanziati, fuori dall’accampamento, con la mascherina fino al labbro superiore. Siamo un po’ alle prese con le stesse dinamiche, guardati con sospetto, se si ammalavano dovevano allontanarsi, addirittura gridare perché chi dovesse incontrarli potesse aver l’opportunità di non avvicinarsi ulteriormente. Venivano emarginati perché bisognava portare avanti la salute pubblica. E noi oggi siamo nelle stesse dinamiche, quindi possiamo intuire che cosa accada a Gesù, quel che può accadere a noi in Basilica se uno sconosciuto si avvicina a noi, si toglie la mascherina, ci abbraccia o addirittura ci bacia.

Com’è che avviene la guarigione del lebbroso e non avvenga una sorta di ripulsa, uno scontro con Gesù? Avviene uno sconfinamento. Perché accada una guarigione c’è bisogno di sconfinare. Tra i tanti disturbi della personalità i problemi di confine nell’Io sono quelli molto importanti da sottolineare. Cioè una persona che non conosce bene i propri confini e non è confinata fa danni a sé e agli altri ed è disturbata perché può invaderti senza bussare, può disperdersi di storia in storia, di amore in amore, di incontro in incontro ed alla fine ritirarsi, essere frammentata, ha lasciato un pezzo da te, un pezzo per strada. O addirittura sperimentare un peggioramento perché senza confini ci si fonde e poi quando ci si lascia ci facciamo davvero male. I problemi di confine sono quelli dei bambini ed ancor di più degli adolescenti che, non avendo ancora in mano la propria personalità, sconfinano per sentirsi importanti, per crescere nell’autostima.

Oggi è San Valentino. Gli innamorati sperimentano la felicità perché si abbassano i confini dell’Io. Io non sono più io, ma sono io e te insieme, fusi in un’unica grande personalità. Pertanto si è felici quando si è innamorati perché i miei limiti non esistono più, non ci sono più neanche i tuoi. Grandezza e delirio di onnipotenza ma visitato da una grande effervescenza. I confini dell’Io si allargano. E’ chiaro che finito l’innamoramento i confini dell’Io si ridimensionano, io e te ci ritroviamo di nuovo due persone distinte che possono amarsi o lasciarsi.

Perché avviene la guarigione del lebbroso? Certamente perché incontra Gesù che è a contatto pieno con il suo Spirito Santo, con la sua parte santa, con il suo essere santo e quindi fonte di amore e di guarigione. Anche noi possiamo avvicinarci a Gesù o addirittura innescare dinamiche di guarigione gli uni negli altri. Ma perché questo accada c’è bisogno di sconfinare e quindi affrontare un rischio. Il lebbroso piuttosto che stare distanziato infrange ogni regolamento sociale perché addirittura si avvicina a Gesù e si butta in ginocchio davanti a lui. Possiamo anche immaginare che si stringa ai piedi di Gesù, sconfina, non resta nell’alveo del suo mondo, dei propri confini, ma invade il mondo di Gesù. E’ una violenza, è un ardire, è anche un rischio. E’ un rischio per il lebbroso perché può essere respinto, consegnato alle autorità, messo in disparte e ritornarsene in una situazione peggiore di quella di prima. Ma egli rischia, sconfinando nello spazio sacro di Gesù.

Gesù, d’altra parte, potrebbe allontanare, schivare questo pazzo che non si rende conto di cosa stia provocando. Oltre al pericolo del contagio c’è anche in ballo la purezza rituale. Toccare un lebbroso vuol dire essere impuri, quindi non poter essere ammessi all’assemblea sacra. Gesù può allontanarlo e non avverrebbe la guarigione ma un peggioramento. Può subire un’invasione ed educatamente rimandarlo a casa ed anche in questo caso non avverrebbe la guarigione. Gesù invece si lascia invadere nel suo spazio vitale perché il lebbroso lo tocchi, entri in contatto con la sua divinità, con lo Spirito che sprigiona amore e guarigione. Ma anche Gesù va oltre, anche Gesù sconfina perché Gesù – sottolinea l’evangelista Marco – lo tocca. Non è soltanto avvicinato, toccato, urtato dal lebbroso, ma anche Gesù invade i confini di quest’uomo malato perché davvero avvenga la guarigione.

E’ un movimento sacro e pericoloso. Pericoloso perché se noi sconfiniamo entrambi possiamo farci del male. Gesù rischia sconfinando, invadendo, entrando nell’intimità del lebbroso.

Ed anche il lebbroso si lascia toccare. Questo è importante perché non c’è bisogno soltanto che io entri a contatto con Gesù, ma anche lui entri in contatto con me ed io non abbia vergogna, mi guarda nella parte malata, mi esplora nella mia nudità, nella mia vergogna. Ed il lebbroso si lascia toccare, abbracciare, baciare da Gesù. Avviene questo contatto vero, questo duplice sconfinamento.

Dio fa di tutto per sconfinare con noi e noi ne abbiamo paura. Tra breve ci incontreremo per la liturgia della Sacre Ceneri ed ognuno di noi desidera e teme quella sera in cui ci incontriamo nella penombra e non sappiamo cosa accadrà di noi. I confini dell’Io anche in penombra si dissolvono e non sappiamo come ritorneremo dalla Quaresima. Se ce ne ritorneremo a pezzi o se riusciremo a mantenere integra la nostra persona.

La guarigione è un ardire, è anche un rischio di essere demoliti perché un vero contatto non ti lascia come prima, comporta una trasformazione radicale. Dio desidera e prova ad invaderci. Noi siamo invitati non soltanto a farlo entrare ma ad avere anche noi un po’ di ardire, un po’ di amore in più, un po’ di volontà in più nell’avvicinarci a lui con il rischio di bruciarci.

Auguro a ciascuno di noi questo duplice sconfinamento, questo contatto duplice, che è quello dell’amore che noi sperimentiamo nell’intimità, solo che non sempre riusciamo a tenere sottomano la nostra parte malata per cui rischiamo più di infettarci a vicenda che di guarirci a vicenda. Che davvero possiamo imparare anche ad entrare in contatto con la parte sana, con lo spirito che sprigiona guarigione dentro di noi perché accada questo contatto tra lo Spirito Santo in me e lo Spirito Santo in te ed accada la guarigione.

Anche Gesù se ne ritorna un po’ infettato, ha bisogno anche lui – come succede a noi – di vivere isolato nel deserto per scrollarsi di dosso la lebbra, i pensieri oscuri, la puzza del lebbroso e riprendere a camminare annunciando il Vangelo».

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