Massa Lubrense, la tragedia di Giuseppe: «Morto nella casa dell’orrore»

Massa Lubrense, la tragedia di Giuseppe: «Morto nella casa dell’orrore». Ce ne parla Salvatore Dare in un articolo a suo nome dell’edizione odierna del quotidiano Metropolis. I giudici non fanno giri di parole e dicono chiaro e tondo che quel che avvenne quella maledetta sera a Cardito fu uno «spettacolo dell’orrore» frutto «del carattere irascibile e instabile di Tony che incontra la personalità servile, indefinibile, a tratti assente di Valentina». I magistrati della terza sezione della Corte di Assise di Napoli definiscono così l’omicidio del piccolo Giuseppe. Ammazzato di botte, preso a calci, a pugni, afferrato e sollevato per il collo, e poi bastonato, con la sorellina, il 27 gennaio 2019, a Cardito. Al termine del processo di primo grado, furono condannati all’ergastolo Tony Essobti Badre, 27 anni e, a sei anni di reclusione, la sua compagna Valentina Casa, 33 anni di Massa Lubrense, madre dei due bimbi. Ora le motivazioni.

Stando alla ricostruzione degli inquirenti, Badre perse la testa e assalì i bambini. Un raptus dovuto, stando alle accuse, al fatto che disturbavano il suo sonno. «Un vero e proprio spettacolo dell’orrore, dove ogni esibizione di violenza veniva pensata con lucidità ed era già troppe volte era stata provata» sottolineano i giudici». Il povero Giuseppe «non riusciva a camminare, respirava a fatica e non era in grado neppure di tenere la testa dritta. Nella famiglia Essobti-Casa – sottolineano i giudici – non v’era traccia di affetto, di cura e di attenzione per i bambini». Non mancano accuse rivolte anche alle insegnanti dei bambini, che più volte se li sono trovati «pestati». Come quando Noemi, sorellina del povero Giuseppe, andò a scuola con la testa «Non essendo la prima volta – ricordano i giudici nelle motivazioni – scrissero una lettera alla preside che non diede alcun seguito alla segnalazione, iscrivendosi nel lungo elenco di coloro che hanno negletto la cura di queste creature indifese». Valentina Casa, invece, viene descritta come una donna che «si sottrae al suo ruolo di madre: è ben conscia delle violenze di Tony nei confronti dei suoi bambini (che hanno 3, 7 e 8 anni) e talvolta anche nei suoi confronti, ma è una madre assente, che lascia i suoi piccoli in condizioni igieniche precarie». Quando Tony stava picchiando Giuseppe e la sorellina, Valentina intervenne ma non fu capace di evitare le innumerevoli violenze precedenti che resero un martirio la vita di quei bambini. Non averle impedite equivale a cagionarle e lei, per la Corte, «aveva un ampio ventaglio di possibilità per evitare quell’orrore». Cioè «poteva chiedere aiuto alla famiglia, alle maestre, ai vicini, ai conoscenti, ai servizi sociali e alle forze dell’ordine, “ma non l’ha mai fatto. Non solo si è mostrata inerme» ma decise con Tony di «non mandare i figli a scuola, quando i segni delle percosse erano evidenti, per evitare che qualcuno potesse sospettare qualcosa».

Il padre dei bambini originario di Pompei, difeso dall’avvocato Gennaro Demetrio Paipais, ha ribadito, così come fece il giorno della sentenza, di essere soddisfatto della pena inflitta a Badre ma non di quella comminata alla sua ex.

La Corte ha concordato con l’avvocato Pietro Rossi, difensore di Badre, riguardo l’imprecisione dell’ora della morte del bimbo, che il medico legale fissa tre le 9 e le 11 ma che, invece, per il legale, e per il suo consulente, sarebbe da collocare almeno un’ora più avanti. Aspetto però ritenuto dai giudici «non capace di incidere in alcun modo sulla valutazione della responsabilità dell’imputato».

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