Maria Vera Ratti, la compagna del Commissario Ricciardi, pudica in tv: “Ora voglio spogliarmi”

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Maria Vera Ratti, la compagna del Commissario Ricciardi, pudica in tv: “Ora voglio spogliarmi”.

Un metro e settantaquattro centimetri di bellezza acqua e sapone che, attraverso il vetro di una finestra, riuscirà a far capitolare il tormentato (e riservato) commissario inforcando gli occhiali. Con la sua timidezza (che poi cederà il passo all’intraprendenza) abbinata a una buona dose di ingenuità Enrica Colombo alias Maria Vera Ratti ha conquistato il cuore del commissario Luigi Alfredo Ricciardi al secolo Lino Guanciale.

Ma gli attori che si fanno notare nella fiction sanno bene che non devono restare intrappolati in un ruolo, qualunque esso sia, devono subito, o almeno il prima possibile, quando ingaggio lo permette, rilanciare, spogliarsi dei panni con cui si sono fatti conoscere ed indossarne altri».

La Ratti, infatti, proclama: «Dopo la dolce Enrica, sono pronta a spogliarmi sul set e a mostrare la mia sensualità: è il mio lavoro, nuda o vestita, nulla di più naturale per me che recitare». Nata a Napoli 26 anni fa, Maria Vera è una delle protagoniste femminili del «Commissario Ricciardi», la fortunata serie di Raiuno in onda il lunedì sera tratta dai romanzi di Maurizio de Giovanni, in cui veste i panni della giovane che vive un amore platonico con l’uomo. Diversamente dalla sua rivale, la spregiudicata nobildonna Livia Lucani, sexy e vicina al vertice fascista, Enrica Colombo si presenta dismessa, come la classica «ragazza della porta accanto»: «Ciò non toglie che sarei pronta a girare una torrida scena d’amore, come quella vista nella scorsa puntata tra Ricciardi e Livia», rilancia lei, «se mostrarmi nuda è funzionale alla storia, perché non dovrei farlo?».

A 18 anni la Ratti ha lasciato la città natale per andare all’estero, viaggiando tra Belgio e Paesi Bassi, dove si è laureata in Scienze politiche («con un indirizzo culturale», precisa) e oggi vive a Roma, dove ha studiato al Centro sperimentale di cinematografia. Ma è nel Paese dei mulini a vento che, studiando all’università, ha scoperto la passione per il mondo dello spettacolo: «Il mio primo ruolo è stato quello di Elena nel Sogno di una notte di mezza estate. Interpretare Shakespeare mi ha insegnato che il teatro è una metafora della vita e come tale ti permette di essere il tramite per verità universali».
La popolarità è venuta con le fiction: prima in «Rosy Abate 2», poi praticamente contemporaneamente «Mina Settembre» e «Il commissario Ricciardi», le due serie tratte da de Giovanni, che lei stessa ammette di non aver mai letto prima del provino: «A Roma passavo le mie giornate a leggerli seduta da Feltrinelli e appuntavo le scene più belle su un taccuino. Solo dopo aver saputo di essere stata scelta li ho acquistati e ora sono nella mia libreria».

Chiamata dal regista Alessandro D’Alatri a distanza di sei mesi dal provino, Maria Vera credeva di non averlo superato: «Quando mi ha detto Enrica sei tu! ero strafelice e ho rinunciato a un altro progetto per cui nel frattempo ero stata presa». Ma com’è la sua Enrica? «Ha un’enorme profondità d’animo, riflette molto, ha sentimenti genuini e mi fa tanta tenerezza. In realtà è affine a Ricciardi perché, come lui, è estremamente sensibile».

Ad aiutarla a entrare nel personaggio anche i costumi: come scarpe e abiti venuti da Germania e Inghilterra, «che non denotano la sua sciatteria, anzi. Sono il suo tratto distintivo, quello di un’adulta che ha dentro di sé tracce della bambina che è stata». Ma l’amore tra i due sboccerà? «Chi ha letto i romanzi lo sa. Entrambi sono tosti e faranno penare il pubblico prima che scoppi la scintilla». In attesa di vederla nella nuova serie dei «Bastardi di Pizzofalcone», ancora una saga dai libri dello scrittore napoletano – e italiano – più «televisabile», ora l’attrice è sul set in Estonia: «Sto girando un film con un regista straniero, ma per ora è top secret».

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