Lettera a un morto di Covid

Più informazioni su

Lettera a un morto di Covid

Carissimo,
tu sei morto di Covid, eri in una di quelle bare che abbiamo visto nei camion dell’esercito a Bergamo.
Volevo aggiornarti sulla situazione. Qui un governo è caduto e stanno per farne un altro. Quest’inverno il tempo è stato quasi sempre brutto. Ieri che è uscito un pò di sole, tantissimi se ne sono andati a mangiare nei ristoranti. Ora siamo a febbraio. Ancora muoiono tante persone di Covid, ma non c’è più quell’emozione che c’era prima dell’estate. In televisione i servizi sulla pandemia sono sempre più stanchi. I virologi sembrano affaticati ripetenti che hanno ricevuto troppe interrogazioni. Il capo del governo appena caduto non è sparito dalla scena nemmeno per un giorno, nessuno che si ritiri per un poco, come fanno gli animali quando sono feriti. Ma forse non c’è nessuna battaglia in corso e non ci sono feriti.
Il signore che si appresta a diventare capo del governo è uno che ha sempre lavorato per le banche, in fondo di lui si sa poco. A me ha colpito sapere che ha perso i genitori quando aveva quindici anni. Uno che lo conosce mi ha detto che non ha molto calore umano, ma questo nel mondo della politica non è un problema, la politica dicono sia sangue e merda, forse la definizione andrebbe aggiornata: fumo e merda. E poi anche questa è un’apparenza. In fondo anche lì ci sono brave persone, sono solamente un poco ammalate per la vita che fanno, sempre nell’affanno di sapere che se gli tolgono ciò che non è loro gli resta assai poco. Comunque in televisione da più di un mese è una continua carrellata di auspici e dichiarazioni. Non si sanno ancora quali saranno i ministri, si sa benissimo che Bruno Vespa sarà ancora tra noi a parlarci del governo. Intanto a Bolzano un ragazzo pare abbiamo ucciso i suoi genitori, intanto alcuni adolescenti si sono tolti la vita e quasi ogni giorno una donna viene uccisa da un uomo che non si sente più desiderato. Devi anche sapere che negli ospedali gli ammalati continuano a non poter ricevere visite dai familiari, i supermercati sono ben forniti, le carenze affettive hanno accresciuto lo spazio enorme che già teneva il bere e il mangiare. Si studia sempre meno, si leggono pochi libri, non c’è nessuna voglia di cambiare il mondo ma solo di sfruttarlo meglio degli altri. I morti, e questo tu lo sai benissimo, sono gli unici che non se la prendono con gli altri. Hanno la modestia di chi va verso la cenere. Hanno la serietà della fine.

Di Franco Arminio

Franco Mario Arminio (Bisaccia, in provincia di Avellino, 19 febbraio 1960) è un poeta, scrittore e regista italiano, autodefinitosi come «paesologo». Dall’Irpinia in Campania in Italia Arminio è chiamato a testimoniare in molte realtà per il loro valore antropico e paesistico. E’ venuto anche sulla Costa di Sorrento a Meta per alcune iniziative culturali segnalateci da Gegè Lorenzano.

Più informazioni su

Commenti

Translate »