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La Palma di Confetti 2021 foto

Appaio nelle vetrine dei bar le prime Palme di Confetti, in esse è racchiuso tutto un mondo di cultura e tradizione esclusive della penisola.

Dal libro di MARIA ERCOLANO , riprendiamo un significativo brano:

Quando si parla di palme, in Penisola Sorrentina la memoria di molti ritorna subito a un tempo passato ricco di aneddoti. Da una parte c’è il ricordo del desiderio legato alla golosità del confetto, dall’altro il ricordo della dimensione comunitaria che accompagna questa tradizione così particolare. La palma di confetti ha un carattere effimero, perché è destinata a essere mangiata; il ricordo si collega quindi al sapore dei confetti sciolti in bocca lentamente per assaporare l’anima di cannella; oppure al profumo delle mandorle bruciate. E’ una tradizione che riporta alla mente la gioia del giorno di festa con i bambini con l’abito nuovo e della foto sul sagrato della chiesa con i fratelli. Tutti ricordano quando da bambini, dopo la celebrazione, si affrettavano a mangiare i confetti. Mentre oggi spesso le palme arredano le cristalliere delle nostre case, un tempo era difficile che arrivassero fino a sera, perché i bambini le smontavano subito dopo la benedizione e ne divoravano i confetti per assaporare il gusto di qualcosa di raro e prezioso. Oggi caramelle e dolci in quantità hanno tolto a quel giorno il gusto di qualcosa di speciale. Probabilmente la ragione del successo di questa tradizione sta nel complesso apparato rituale che accompagna la realizzazione della palma di confetti. Infatti il lavoro paziente della preparazione delle palme accompagna tutto il tempo dell’attesa della Domenica delle palme e dunque della Pasqua. l’esperienza e l’emozione non è legata solo all’oggetto •palma’; di per sé effimero, ma al più complesso e più lungo tempo dei giorni di lavorazione. La lavorazione avviene nella comunità familiare: molti raccontano che un tempo le porte di casa erano aperte, così che chiunque voleva, poteva vedere, imparare e magari aiutare. Le nonne reclutavano i bambini e assegnavano loro il compito di scegliere i confetti cannellini con una ritualità precisa: bisognava  indossare un paio di guanti bianchi sottili, per non sporcarsi,  molto simili a quelli usati per la processione bianca. I cannellini irregolari erano poi messi da parte per confezionare fiori. Nel giorno di festa della Domenica delle palme partecipa tutta la comunità: i sagrati delle chiese non riescono a contenere i fedeli che si affollano per la benedizione. È un momento di grande visibilità; un tempo si indossava un vestito nuovo e la maggiore ricchezza della palma che si aveva tra le mani era anche un indicatore di capacità economica. Più la palma era bella e ricca, più si era visibili. Il riconoscimento sociale passava anche attraverso il peso della palma. Gli ordini alle maestre delle palme erano fatti ad esempio a peso. Si richiedeva la palma da mezzo chilo o da un chilo. Ciò misurava le possibilità economiche della famiglia e dava il polso del ruolo di quella famiglia all’interno della comunità. Elemento rappresentativo di  una condizione sociale, la palma di confetti porta in sé tutta la simbologia del dono. Infatti la palma non viene acquistata, ma ricevuta in dono. Chi la riceve vede, in quel gesto, un atto d’amore. I bambini le donano alle maestre a scuola che si curano di loro, le stesse mamme con amore le confezionano per i figli o la nuora la offre alla suocera come un gesto di rispetto. Questo è quello che si legge dietro allo scambio della palma e che ne ha favorito l’enorme diffusione.

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