Il Valico per Ravello chiuso per frana (ma solo sulla carta)

Da circa dieci anni la provinciale che arriva nel centro turistico viene percorsa abusivamente dagli automobilisti

Il Valico per Ravello chiuso per frana (ma solo sulla carta).

Chiusa al traffico, come indica perentoriamente il cartello con il cerchio bianco e rosso? No aperta, ma non vedete le auto in transito? L’equivoco continua a pesare sulla «strada della vergogna», così come viene chiamata la Provinciale 1 che collega il valico di Chiunzi con Ravello e che, in questo momento, dopo l’interruzione della Statale 163 in conseguenza della frana di martedì scorso, rappresenta una delle preziose alternative per raggiungere Amalfi. Di proprietà della Provincia di Salerno, l’asse viario attraversa un’area investita ripetutamente da fenomeni di dissesto. Quando le condizioni meteo peggiorano (pioggia, ma anche vento forte) sulla carreggiata si riversano pomice e lapilli, e, tanto per alzare il livello del rischio, anche massi di ogni foggia e peso. Un percorso, insomma, disseminato di spade di Damocle pronte a staccarsi da un momento all’altro dalla montagna per abbattersi su automobilisti, motociclisti e pedoni in transito. E, dulcis in fundo, le condizioni del manto stradale che definire pessime sarebbe solo un pietoso eufemismo.

Normale che di fronte a una siffatta situazione di pericolo incombente, sia stata decretata ormai da quasi un decennio la chiusura del tratto più esposto alle frane, quello compreso tra il chilometro 3 e il chilometro 8. Cinquemila metri off limits , come una zona militare. Va ricordato comunque che, all’interno della zona interdetta sono iniziati da tempo importanti lavori di bonifica e messa in sicurezza dei costoni: posizionamento di reti metalliche di contenimento, opere di ingegneria naturalistica assolutamente all’avanguardia per efficacia e sostenibilità ambientale, finanziate dalla Regione Campania per un importo complessivo di oltre tre milioni. Ma si sa che in Italia i tempi di conclusione dei lavori pubblici rappresentano spesso, altro eufemismo, una scommessa più difficile da vincere di un terno al lotto, anche se, nel caso specifico, a sentire il presidente della locale Comunità montana, il sindaco di Scala Luigi Mansi, «il grosso è fatto, ormai siamo agli sgoccioli e, certamente, per l’estate (si immagina la prossima, ndr ) i lavori saranno completati e la strada potrà essere riaperta».

Certamente bisognerà ancora sistemare i guard rail a valle, completare la posa della fibra e il sistema di telecontrollo e, ultimo, ma non per questo meno decisivo, step, assicurare il rifacimento integrale del manto stradale che, anche in tempi recenti, ha mandato a ruote all’aria addirittura qualche Suv con la trazione integrale. Ma come in tempi recenti? Ma allora la strada non è chiusa? No, è chiusa. Cioè aperta. Perché basta spostare sul ciglio della carreggiata la transenna che indica il divieto di accesso e far finta di niente. Tanto chi controlla? Solo durante la stagione turistica, in prossimità dell’esile barriera, di questa sorta di foglia di fico della coscienza, capita spesso di imbattersi in disorientati stranieri che non sanno se proseguire o se tornare indietro. E che poi, generalmente, finiscono per adeguarsi e per cimentarsi nel guado della terra di nessuno.

Tutto bene, finché va. Ma se poi, malauguratamente, dovesse scapparci il morto, su chi ricadrà la colpa di questa tollerata ambiguità collettiva? Prendersela con le amministrazioni comunali sarebbe come sparare sulla Croce rossa. Gli organici delle polizie municipali sono ridotti all’osso, difficile immaginare il controllo dei varchi 24 ore su 24. «Cosa posso dirle? — afferma il primo cittadino di Ravello, Salvatore Di Martino — Il tratto centrale della Sp 1 è formalmente chiuso. Personalmente ho ripetutamente sollecitato la risistemazione dell’asfalto e la conclusione dei lavori. Ormai, comunque, i pericoli più preoccupanti sono stati eliminati. Speriamo che l’intera strada possa essere riaperta in sicurezza al più presto. Anche perché per noi si tratta di un’arteria di collegamento imprescindibile che avrebbe meritato manutenzione costante».

Eppure, il rischio c’è ancora. Appena qualche giorno prima della rovinosa frana di Amalfi, un amministratore comunale di Tramonti è stato svegliato nel cuore della notte dalla Prefettura di Salerno perché si era verificato uno smottamento di pomice nei pressi di un’abitazione, per fortuna, anche in questo caso senza conseguenze. Si torna al punto di partenza. «Fino a una decina di anni fa —si sfoga il dirigente del settore Viabilità della Provincia di Salerno Domenico Ranesi — avevamo in organico circa 300 cantonieri, ora, per l’esattezza, sono 35 e quasi la metà di questi è in malattia e non può essere impiegata. Sa quante volte siamo intervenuti finora per bloccare con decisione la circolazione in quel tratto? Abbiamo realizzato anche una barriera con i new jersey . Ma non c’è stato nulla da fare. La mattina dopo li abbiamo ritrovati nel vallone». E allora non resta che pregare e fare gli scongiuri.

Fonte Il Corriere della Sera

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