IL MUSEO CORREALE SI RACCONTA. IL MARTIRIO DI SANT’AGATA DI SALVATOR ROSA

Oggi, 5 febbraio 2021, il calendario liturgico celebra Sant’Agata, Positanonews nella rubrica il santo del giorno, cita la agiografia, qui invece riportiamo stralci del catalogo della mostra tenutasi al Museo Correale  nel 2015, Il giovane Salvator Rosa. Gli inizi di un grande maestro del ‘600 europeo, curata da Viviana Farina. Catalogo edito da Con Fine. Due brani che parlano del rinvenimento in deposito e della collocazione nell’esposizione, riportati integralmente gli scritti degli autori, perché  è una storia  avvincente, oltre che essere una lezione.

May be art

Cat.24  Salvator Rosa   Martirio di Sant’Agata 

Penna e inchiostro bruno, acquerello marrone , matita nera si carta preparata in marroncino, 250x 200mm

Siglato “SR”, sul basamento a cui si appoggia la santa; iscritto a verso, a penna e inchiostro, in grafia antica, “SAnt’Agata disegno di Salv.re Rosa/ il quadro grande sta in Catania”.

Sorrento Museo Correale , inv.3012   1634 circa        Bibl.: inedito

Viviana Farina, la curatrice scrive nel catalogo:

Devo a Mario Russo la segnalazione di questa inedita e importante scena di martirio, riemersa, nel corso delle ricerche condotte per la mostra, dai depositi del Museo Correale grazie alla viva memoria storica dello studioso. Egli stesso fornisce in postfazione numerosi dati inerenti al ritrovamento del disegno e tocca a me, piuttosto, discutere l’attribuzione, suggerita dalla traccia, ancora visibile, del monogramma ”SR” , apposto a lettere maiuscole, incrociate in corsivo sul basamento in pietra a cui la santa appoggia la schiena.

Il tratto sottile a penna che ha ripassato la base di matita nera e quello più breve e nervoso che ha redatto sia i lineamenti dello sgherro, esaltati dall’acquerello dato a macchia, alla ricerca di ombre vigorose, che dal soldato in piedi sul confine destro contraddistinguono tutti l’ambito napoletano del foglio. I volti appena menzionati, insieme con il sistema di linee, parallele e verticali, che simulano i capelli del torturatore consentono di prestare fede alla sigla manoscritta.

Sono pochi i testi che possono documentare Rosa cimentandosi nel supplizio dei santi, tema in grande voga nella Napoli di Jusepe de Ribera, Massimo Stanzione e relativi seguaci. E mai potremmo accettare del tutto il foglio nel corpus di Salvatore se non ponendovi quale fondamentale antefatto il martirio di San Lorenzo  attualmente di pertinenza del Banco popolare dell’Emilia Romagna, sede di Avellino (cif .il saggio introduttivo fig 29), con l’occasione scoperto datato “1634”.

Il quadro da stanza permette, infatti, di ritrovare il modellato espanso del corpo di Agata in più di una figura, a partire dalla facile analogia con la donna, in piedi sul margine sinistro, al martire protagonista, del braccio ben tornito, come si vede in quello della giovinetta; gli ampli ma essenziali panneggi della protettrice dei catanesi sono i medesimi della madre posta di spalle appena indicata; le maniche ripiegate del carnefice accanito sulla santa quelle del principale torturatore del diacono Lorenzo; la posa del soldato che , con sguardo truce, porta la testa più avanti del collo simile a quella dell’armigero vestito in azzurro alla tedesca, sito di profilo nella tela. Visti i confronti, il testimone grafico potrebbe, dunque, spettare a questa medesima e ancora mal nota fase estremamente giovanile di Salvator Rosa.

Nonè giunta a noi altra notizia di dipinti intitolati dal napoletano alla giovane Agata, tanto più nella città di Catania, così come suggerisce la scritta antica vergata sul retro del foglio. Come è noto, il successo della santa in Campania è attestato dalle tele di Sant’Agata Irpina, opera giovanile di Francesco Guarini da Solofra (1637-1640), pur sempre posteriore , però, alla datazione che verrebbe ad assumere il disegno .

Una certa curiosità riveste il brano del berretto piumato portato dallo sgherro, un dettaglio poco usuale nella pittura napoletana e piuttosto di moda a Roma.

RIEMERGE DAI DEPOSITI DEL MUSEO CORREALE DI SORRENTO UN DISEGNO GIOVANILE INEDITO DI SALVATOR ROSA   Mario Russo

Durante l’ultima settimana di allestimento della mostra, Il giovane Salvator Rosa, nel leggere alcune note sul pittore, la presenza nella sua vasta produzione di alcuni quadri e disegni aventi come soggetto ( S. Bartolomeo, S.Lorenzo) aveva fatto riaffiorare alla mia memoria il ricordo di una didascalia Martirio di S.Agata che avevo letto da ragazzo sotto un quadro esposto al Museo Correale. Il quadro non lo ricordavo, come mi sfuggiva anche se si trattasse di un dipinto o di un disegno, ma era rimasta l’impressione che avevo provato alla vista del violento tipo di martirio , taglio dei seni, inflitto alla santa.

Fidando nella mia memoria pensai che non andasse trascurata una ricerca a tappeto nei depositi per verificare se corrispondeva a verità questo barlume di ricordo giovanile. L’indagine è stata immediata e resa possibile solo grazie ad una accurata ricognizione, sistemazione e contestuale campagna fotografica (nota 1)  di quadri e oggetti che , in tempi diversi e, in particolare , durante il nuovo allestimento del museo degli anni Novanta, conseguente ai lavori di ristrutturazione post-terremoto del 1980, erano stati ammassati nei vari depositi del nuovo sottotetto.

Non erano state poche le scoperte fatte nel corso di quella ricognizione. Tre tele , inedite nonostante le pietose condizioni di conservazione, già a prima vista, avevano particolarmente attirato la mia attenzione. Avendole riconosciute con certezza(e attribuite) come dipinti dovuti alla mano di tre illustri rappresentatnti della pittura italiana del settecento meridionale(G.Pascaletti, Carlo Amalfi, e G. Diano) mi attivai per reperire i fondi necessari per il restauro e ne curai , in seguito, una dignitosa esposizione permanente al pubblico nelle sale del Museo.

Incoraggiato da questi e da altri rinvenimenti succedutesi nel tempo, dopo una indagine sui file delle foto da me eseguita nel 2005 e della nuova sistemazione delle opere nel deposito, sono andato con determinazione ad aprire la cassa contenente il piccolo quadro che rappresentava S.Agata: quadro al quale non avevo prestato troppa attenzione durante il faticoso lavoro di riordino.  Il  mio ricordo giovanile corrispondeva al vero: si trattava di un disegno: Il martirio di Sant’Agata.

Fin qui la verifica della memoria. Consultando l’inventario del 1953 il piccolo quadro risultava infatti allora esposto nella sala 23 (inv. 389) e pervenuto al Museo Correale attraverso il legato di Maria Carignani Monfort di Laurito.

Scorniciato il quadro di piccole dimensioni, che presentava il vetro rotto in alto a destra, ebbi le prime sorprese. La tavoletta di palissandro posta a chiusura del quadro recava, incollata sulla base interna un ‘etichetta manoscritta a grosse lettere”Salv.Rosa” . Inoltre gli ultimi centimetri del disegno erano ripiegati dietro l’immagine per adattarlo alla cornice nera decorata a pastiglia con grottesche a rilievo.Nella parte ripegata, su due righe, e con inchiostro nero-marrone, c’era la segunte legenda manoscritta di epoca imprecisabile

S.Agata disegno di Salv. Rosa

Il quadro grande sta in Catania

Ma la sorpresa più grande fu che ad un attento esame del disegno appare la sigla “SR”  sul blocco di pietra in basso a sinistra, sul quale poggia il braccio destro della santa che senza alcun dubbio ha permesso di riconoscere in questo disegno, in modo definitivo, un’opera giovanile del Rosa. L’opera è stata accolta con entusiasmo dalla curatrice della mostra Viviana Farina, ed esposta insieme agli altri disegni pervenuti in prestito, ala quale si rimanda per i confronti in questo volume.

Questa fortunata riscoperta dimostra ancora una volta quanto sia impostante approfondire e studiare le opere del museo, spesso rispedite nei depositi senza approfondimenti e/o per scelte troppo soggettive, mortificando in tal modo opere che finiscono per essere sottratte allo studio, dimenticate  e/o mal conservate, venendo meno alle precise disposizioni dei fondatori, Pompeo e Alfredo Correale.

Nota 1  Questa operazione fi condotta , dietro autorizzazione del Direttore dell’Ente, tra gennaio e febbraio del 2005,approfittando della chiusura invernale del museo al pubblico, con la preziosa collaborazione di Pierpaolo Abbisogno, Luigi Criscuolo, Rachele De Angelis e Anna Scala.

May be an image of book and text that says 'SaMgiovane Vator Gli inizi di un Maestro del 600 europeo grande Rosa acura di i agionaca dei disegni VIVIaNA FARINA'

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