Giandomenico Vinaccia un motivo in più per i sorrentini a visitare la mostra LUCA GIORDANO al Capodimonte.

La mostra Luca Giordano, dalla Natura alla Pittura (8 ottobre 2020 – 11 aprile 2021) a cura di Stefano Causa e Patrizia Piscitello- Sala Causa (10.00-18.00), va necessariamente visitata per la sua bellezza e per la sua completezza, per come è presentata e predisposta. Ma noi della Penisola Sorrentina abbiamo dei motivi in più, le nostre chiese e il nostro Museo Correale hanno tante opere di questo autore, ma soprattutto per rivedere il concittadino Giandomenico Vinaccia. La statua d’argento del San Michele, opera dell’orafo Vinaccia, sistemata al centro di una delle sale finali del percorso , è semplicemente una emozione! è leggibile a tutto tondo, cosa non possibile nel museo di provenienza, Tesoro di San Gennaro, è articolata in un gioco prospettico di rimandi, è ben illuminata. Luca Giordano si ispira a questa statua per i suoi quadri dedicati a San Michele.

Generico febbraio 2021

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Ma chi è Giovan (Gian) Domenico Vinaccia ?  nasce a Massa Lubrense, 13 marzo 1625 – Napoli, luglio 1695,  è stato un architetto, ingegnere, scultore e orafo italiano.  Allievo di Dionisio Lazzari dove apprese le tecniche di scultura e architettura, la sua prima opera è datata 1661: sono gli stalli del coro della Basilica di San Pietro ad Aram. Nel 1664 lavora nella Cattedrale dove, nella cappella del Tesoro di san Gennaro, realizza per l’altare maggiore lo splendido paliotto d’argento in rilievo, che mostra l’arcivescovo di Napoli Alessandro Carafa, fratello del cardinale Oliviero, che riporta a Napoli le reliquie di San Gennaro dal Santuario di Montevergine. Realizza anche i reliquari per la Chiesa del Gesù Nuovo, mentre nella Chiesa di Sant’Anna dei Lombardi disegna l’altare maggiore, eseguito poi dai fratelli Ghetti. Altra sua opera è l’intervento architettonico-scultoreo, operato in Santa Maria dei Miracoli. Nella sua attività prolifica di architetto e scultore spiccano il rifacimento della facciata della Chiesa del Gesù Vecchio, il pavimento e decorazioni della Chiesa di Santa Maria Donnaregina Nuova, l’altare nella Chiesa di San Giuseppe dei Ruffi, la decorazione marmorea nella Chiesa di Sant’Andrea delle Dame. La sua bottega era una delle più prolifiche del XVII secolo a Napoli. Il Vinaccia ha collaborato con Lorenzo Vaccaro in alcune opere.

Statue di Argento del Tesoro di San Gennaro curate da Vinaccia

SEVERO (1673); argentiere Aniello Treglia (1671) su disegno e modello di Andrea Falcone. Già “accomodata” da Cosimo Fanzago. Giandomenico Vinaccia eseguì la fibula del piviale (1673).

EUFEBIO (1673); argentiere Aniello Treglia (1671-72) su disegno e modello di Cosimo Fanzago (la testa è più antica). Giandomenico Vinaccia eseguì la fibula del piviale (1673).

ATANASIO (1675); argentiere Aniello Treglia (1671-72) su disegno e modello di Cosimo Fanzago (la testa è pili antica). Giandomenico Vinaccia eseguì la fibula del piviale (1673).

GIUSEPPE COL BAMBINO (1690); argentiere Giandomenico Vinaccia. L’opera è interessata da innumerevoli ammaccature, lesioni, abrasioni; la superficie presenta varie zone consumate a motivo di ininterrotte, drastiche puliture.

MICHELE ARCANGELO (1691); argentiere Giandomenico Vinaccia. L’opera è interessata da innumerevoli ammaccature, lesioni e abrasioni; inoltre da diffusi gravi scollamenti.

Dalla STORIA DI MASSA LUBRENSE  di Riccardo Filangieri di Candida apprendiamo che la famiglia Vinaccia era ricca di personaggi importati, con cappella nella Cattedrale e in tanti furono rapiti e riscattati dai Turchi. Al servizio del Ducato di Amalfi prima e del re di Napoli poi. Giovan Pietro Vinaccia orefice della zecca, Regesto n, 72. La famiglia Vinaccia annoverava tra i suoi membri agli Inizi del Seicento il cappellano del “Regio Castello Nuovo”

VINACCIA. – Antica famiglia del casale della Rorella, ove possedeva beni e la capp. antica dell’Immacolata; passò poi in Guarazzano, a Torca ed alla Marina. Ne abbiamo notizie in Massa nel 1346 allorché (sic), e ebbero a lottare coi nobili Vulcano di Sorrento che volevano ridurli al vassallaggio violentemente. Occuparono i Vinaccia distinti ufficii nello stato di Amalfi, ed uno di essi ne fu Governatore durante la signoria dei Piccolomini, ed il Duca lo ricompensò con molti onori. Da allora la famiglia fu considerata nobile.

Il corpo della Zecca era l’insieme dei diritti che si esigevano nel zeccare i pesi e le misure. Fu pure comprato nel 1523. Si fìttava da 40 a 50 ducati, da cui si pagava un diritto al Fisco corrispondente a gr. 3 per fuoco, ed ammontante a due.  Nel 1587 l’Università ne provò il possesso e la rendita ascendente a due.  Fino al 1612 le bilance solevansi zeccare a Napoli; ma da tale anno si cominciò a farlo a Massa, ed i primi che n’ ebbero facoltà furono gli orefici Ferrante de Martino, Domizio Mazzarella, Gio. Pietro Vinaccia e Sebastiano Persico

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