CULTURA VS COVID

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Il mondo della cultura è uno dei settori più colpiti e sicuramente uno dei primi a risentire delle misure adottate durante il lockdown per limitare la diffusione del virus. Per fronteggiarne l’impatto, sono nate così nuove forme di rappresentanza delle imprese culturali e del patrimonio architettonico del Paese.
Uno dei metodi adottati per reagire al Covid è stata la creazione Assopatrimonio, un’organizzazione che rappresenterà il patrimonio italiano nei confronti del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali,infatti gli operatori del patrimonio italiano sia pubblico e privato si sono uniti per la prima volta per promuovere la cultura nazionale.
Nonostante ciò il mondo della cultura risente ancora degli effetti della pandemia, coloro che ne hanno sofferto maggiormente sono stati i teatri. Sono stati i primi a chiudere e gli ultimi a riaprire perché sono stati considerati dei luoghi di contagio e attività non essenziali quando in realtà il teatro sfama parecchie persone. Il mondo della cultura e dello spettacolo continua a mobilitarsi attraverso appelli,petizioni e richieste di incontro per salvarsi dalla pandemia da Covid-19. Dopo la lettera diffusa da Cultura Italiae, anche l’associazione U.N.I.T.A ( Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo, associazione che conta 1.100 lavoratori dello spettacolo)scende in campo contro la decisione presa dal governo di chiudere cinema e teatri.
«Non siamo tempo libero. Siamo lavoro e molto di più. Non condividiamo le decisioni prese su cinema e teatri, e non da oggi. Come intendete sostenere i lavoratori? Perché non ci ascoltate, rispondendo alla nostra richiesta di un incontro?», si legge nel messaggio che l’U.N.I.T.A , nata la scorsa estate e presieduta dall’attrice Vittoria Puccini, ha indirizzato all’ex premier Giuseppe Conte, al ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini e al presidente della Repubblica Sergio Mattarella chiedendo un incontro urgente nell’ottobre 2020.
Come si sa il sinonimo perfetto di arte è creatività,e il teatro non si è fermato infatti a Milano alcune persone hanno creato il Teatro Delivery che consiste nell’operato di attori che vanno nelle case e recitano parti di commedie o tragedie a domicilio.
Un’ulteriore reazione si è verificata a Napoli da parte del Teatro Bellini,alcuni attori hanno deciso di fare teatro a porte chiuse per livestreaming finché i teatri non avrebbero riaperto con il nuovo Dpcm. Un grido di protesta e una presa di posizione sono diventati virali in Rete, sui social network, e condivisi dai lavoratori del mondo dello spettacolo, tra i quali figurano diversi nomi illustri.La petizione online intitolata “Non chiudiamo Cinema e Teatri” ha raccolto ,in meno di 24 ore, oltre 8000 adesioni.
A un anno di distanza dal primo provvedimento governativo che come prima misura di contrasto al Coronavirus intimava la chiusura immediata dei teatri nelle principali regioni del Nord, estendendo rapidamente il provvedimento a tutto il territorio nazionale nel giro di pochi giorni, Unita chiede al nuovo Governo e a tutta la cittadinanza che si torni immediatamente a parlare di Teatro e di spettacolo dal vivo, che lo si torni a nominare, che si programmi e si renda pubblico un piano che porti prima possibile ad una riapertura in sicurezza di questi luoghi. Unita chiede a tutti gli artisti, a tutte le maestranze e al pubblico delle città di organizzare, ovunque possibile, in tutta Italia – rispettando, come hanno sempre dimostrato di saper fare, ogni misura di sicurezza – un presidio dei teatri nella serata di oggi,22 febbraio, perché questi luoghi tornino simbolicamente ad essere ciò che da 2500 anni sono sempre stati: piazze aperte sulla città, motori psichici della vita di una comunità.
E quindi si spera che la cultura possa riprendere al più presto l’importanza che le spetta e che non si debba apprezzarla solo attraverso uno schermo.Stavolta l’arte non si metterà da parte!
Progetto di Alternanza Scuola-Lavoro con Positanonews
Lucia Russo,Rebecca Palumbo e Barbara Massa di 5I

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