Coronavirus, l’intervista a Francesco Vaia: «Basta con notizie-stress le varianti si sconfiggono»

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Coronavirus, l’intervista a Francesco Vaia: «Basta con notizie-stress le varianti si sconfiggono». Il film Contagious del 2015 sembra aver previsto molti eventi che si sono verificati nella realtà della pandemia, compresi dettagli come l’eccessivo ottimismo degli «andrà tutto bene». Il vero caos, nella finzione cinematografica, inizia con la somministrazione dei vaccini. Con tutte le informazioni contraddittorie in circolazione non rischiamo di precipitare anche noi in una situazione simile?
«Non l’ho visto ma me ne hanno parlato – risponde Francesco Vaia, direttore sanitario dello Spallanzani – e condivido il suo timore. Sono rattristato perché in questo momento avverto quasi un terrore da parte delle persone. Il paese è sotto stress: chiusure, aperture, chiusure, vaccini che arrivano e non arrivano e adesso le varianti. Vorrei essere chiaro: è giusto che l’opinione pubblica se ne occupi. Non è giusto che venga spaventata».
La paura è inevitabile di fronte a certe notizie…
«Intuisco la voglia di ricercare i titoloni. Ma oggi è il tempo dell’equilibrio, non delle psicosi. Con la ricerca dell’informazione più allarmante si stanno mettendo in difficoltà le singole persone e, con esse, l’intero sistema paese, che rischia di essere sempre più depresso. Posso invitare tutti a fermarsi e ponderare le nostre reazioni?»
La stampa tradizionale cerca proprio di distinguere tra informazioni e allarmismo. Lo facciamo per dovere ma anche nel nostro interesse, per marcare la differenza dai produttori di fake news. Però che ci siano varianti pericolose è un fatto, non crede?
«Vogliamo parlare di varianti? Bene, parliamone. In estate abbiamo avuto la variante spagnola e nessuno si è preoccupato più del dovuto, il dato non è stato enfatizzato. Del resto è del tutto normale, fisiologico, che il virus continui a variare. C’è una guerra in corso tra lui e noi. E la sua arma è cambiare, adattarsi all’ospite. A noi tocca studiare le sequenze genomiche, cosa che peraltro allo Spallanzani abbiamo fatto per primi. E finora sappiamo che le varianti non portano un aggravamento della malattia e che allo stato non ci sono elementi che facciano pensare a una minore validità del vaccino».
E allora perché il premier inglese Boris Johnson ha appena preordinato 50 milioni di dosi aggiornati in modo specifico per le varianti?
«Siamo di fronte a un annuncio da parte di un politico. Io sono un tecnico e posso dire che la strada maestra è una, non sono due. Dal punto di vista della scienza posso rassicurare che siamo in grado di adeguare i vaccini in breve tempo, qualora fosse necessario. La variante inglese sembra che contagi con più rapidità e che infetti anche i giovani, tuttavia non si è registrato un aggravamento della malattia. I giovani fortunatamente continuano a rispondere bene all’infezione».
La Bbc oggi ha riferito che AstraZeneca ha un’efficacia di appena il 10% contro la variante sudafricana.
«È uno studio preliminare. Vedremo. C’è odore di geopolitica dietro certi annunci. In Italia il fenomeno varianti non è esploso».
Condivide il suggerimento di Massimo Galli di non vaccinare chi è già stato contagiato?
«Va verificato se il paziente ha ancora una forte presenza di anticorpi. In una fase con carenza di vaccini può essere saggio come suggerisce Galli tutelare prima chi non ha nessun anticorpo. Tuttavia l’immunità determinata dal vaccino copre per almeno 9-12 mesi, quindi un periodo maggiore».
Perché questa differenza?
«È così anche in altre malattie virali».
Come facciamo a sapere che la copertura può essere di 9-12 mesi se nove mesi fa non c’era ancora il vaccino?
«Gli studi sono stati verificati dagli enti regolatori, dei quali da scienziato mi fido. Il virus Sars-CoV-2 è nuovo e ci tocca sfidarlo con ragionamenti empirici. Chi ha fatto affermazioni assertive tipo è morto oppure il caldo lo distrugge è caduto in clamorosi errori, che alla fine hanno generato confusione e disorientamento nell’opinione pubblica. In questi tempi insieme alle iniezioni per le dosi di vaccino occorrono iniezioni di fiducia sulla base dei fatti. Senza drammatizzare. Per esempio sulla base di quello che sappiamo è molto probabile che sia necessario un richiamo del vaccino il prossimo anno e forse per più anni ancora. Il nostro obiettivo deve essere eradicare completamente il virus. Sono convinto che accadrà».
Che opinione si è fatto del vaccino russo Sputnik V?
«Ha un’efficacia dichiarata superiore al 90%. Mi auguro che le autorità europee e italiane, Ema e Aifa, lo autorizzino quanto prima».
Qual è il meccanismo di Sputnik?
«Come per AstraZeneca c’è un vettore virale non in grado di riprodursi. La sua specificità è che c’è un doppio vettore, per cui la seconda dose è diversa come tipologia di farmaco dalla prima, ma questo è un dettaglio tecnico. Mentre i vaccini di Pfizer e Moderna introducono direttamente un messaggio genetico. La loro è una soluzione innovativa però con il problema della conservazione a temperature molto basse, anche 80 gradi sotto zero. Invece lo Sputnik, come AstraZeneca, lo conservi in un normale frigorifero».
A che punto è il vostro vaccino?
«Il prodotto di ReiThera e Spallanzani ha concluso la fase 1 alla quale hanno partecipato 90 pazienti. I risultati sono stati ottimi, con la formazione di anticorpi e linfociti T per oltre il 90% dei soggetti. Il principio seguito è quello di stimolare una risposta immunitaria mediante un adenovirus di gorilla con il codice genetico della proteina Spike del coronavirus, quella per capirci che consente al Sars-Cov-2 di entrare nelle cellule umane per riprodursi. Potrei aggiungere che nella fase 1 abbiamo ottenuto un’alta copertura già con la prima dose per cui potrebbe non essere necessaria la seconda dose. Ma ovviamente aspettiamo la fase 2 e la fase 3 per essere certi di questa caratteristica. Desideriamo contribuire, con umiltà, alla soluzione finale del problema».
In che tempi sarà pronto?
«Se la sperimentazione proseguirà con risultati soddisfacenti e in tempi rapidi come finora potrebbe essere in produzione nel mese di settembre».
Il cambio di governo e un possibile cambio di ruolo di Domenico Arcuri può incidere sul vostro progetto, visto che è stato finanziato da Invitalia?
«E perché mai dovrebbe? Francamente, non ne capirei il motivo».

Fonte Il Mattino, Marco Esposito

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