Come il Covid ha cambiato le cerimonie di governo

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Mascherine e distanziamento in sala sono stati difficili da non notare nella giornata di sabato 13 febbraio. Penne diverse per ognuno dei ministri, tre file lontane l’una dall’altra nel salone dei Corazzieri durante la foto di rito. Le norme anti-Covid hanno cambiato e stravolto il protocollo, la differenza con i giuramenti del passato si è fatta ben notare.
Ma cos’è cambiato? Sicuramente non il luogo: il Salone delle Feste del Palazzo del Quirinale, l’ambiente più maestoso della Sede della Presidenza della Repubblica. Per Consuetudine il Presidente del Consiglio e i suoi ministri giurano uno per volta dinanzi al Presidente della Repubblica, accompagnato dal Segretario generale che legge le formule di rito, tutto dinanzi ai cronisti. Ed ecco il primo cambiamento, per la prima volta il salone è stato chiuso ai giornalisti – che per l’occasione hanno seguito la cerimonia in streaming – e le sedie, anziché essere poste ai lati del salone, vengono poste al centro a debita distanza l’una dall’altra.
Per primo presta giuramento il Neopresidente del Consiglio, che spostatosi al fianco del Presidente della Repubblica lo accompagnerà nel giuramento prima dei ministri senza portafoglio e in ultimo a quello dei ministri con portafoglio. È cambiato in questa fase anche il semplice utilizzo di una penna; per rispettare le norma igieniche è stata consegnata, infatti, una stilografica diversa per ognuno dei 23 ministri del governo Draghi, tutti rigorosamente con la mascherina. Una cerimonia dal profilo basso al cui termine è stata eliminata anche la tradizionale stretta di mano al presidente Mattarella.
Il Covid-19 ha poi inficiato anche la tradizionale foto al Colle insieme al presidente della Repubblica. I ministri, senza mascherina, a distanza e disposti su tre livelli su un palchetto allestito ad hoc, hanno posato per la fotografia ufficiale poco prima delle 13. Anche il dress code pare averne risentito, i colori scelti – nero e blu scuro – sembrano sintomatici di un’aurea di austerità, le mascherine indossate per tutta la durata della cerimonia infierendo sui volti divengono testimonianza eterna del periodo pandemico. Mancano, padri, madri, fratelli, mogli e figli dando ancor di più una stoccata al clima festoso. La cerimonia è stata nel complesso rapida aggravando e sminuendo quello che nel passato segnava un momento importante nella storia della Repubblica Italiana.
Unico rito rimasto intatto, se così vogliamo dire, è stato quello della Campanella. Un rito simbolico nel quale avviene la consegna dello strumento con cui si dà inizio alle riunioni del Consiglio dei ministri e che segna formalmente il passaggio di potere tra il presidente del Consiglio uscente e quello entrante. Per il Neopresidente è stato, invece, un passaggio con “amuchina”; il passaggio è avvenuto ma prima Conte e Draghi hanno provveduto a disinfettarsi le mani.
Esce così di scena Giuseppe Conte, mano nella mano con la compagna Olivia. Uscendo da Palazzo Chigi, per la prima volta nella storia – dopo il tradizionale picchetto d’onore nel cortile della sede del governo – viene salutato da un lungo applauso dei dipendenti del palazzo affacciatisi dalle finestre sul cortile d’onore, chissà che non si tratti di un arrivederci.

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