Castellammare di Stabia, il medico del 118: «In ambulanza un giorno intero»

Castellammare di Stabia, il medico del 118: «In ambulanza un giorno intero». Tutti i dettagli in un articolo a firma di Vincenzo Lamberti nell’edizione odierna del quotidiano Metropolis-

«Così non va, bisogna cambiare subito le cose perché non si può stare per 24 ore in ambulanza con pazienti gravi per Covid aspettando che ci diano l’ok al ricovero».

A parlare è un medico del 118 in servizio a Ercolano. La notte scorsa l’ha passata nel mezzo di soccorso all’esterno dell’ospedale San Leonardo di Castellammare. Insieme a lui almeno altre cinque ambulanze, con autista, medico e paziente ferme aspettando un ingresso per curare i malati di Covid che hanno sinomi gravi. «È da diversi giorni che stiamo avendo grossi problemi. Io ho staccato ieri mattina dopo una notte intera in ambulanza ad assistere il mio paziente perché l’accettazione Covid dell’ospedale non mi dava parere favorevole. Abbiamo prelevato da Torre Annunziata una persona ultra settantenne che stava male e che fino a ieri mattina, quando io ho staccato e il collega mi ha dato il cambio, era ancora sulla lettiga in ambulanza. non l’hanno accettato. La stessa cosa è successa martedì con 21 ore di attesa» denuncia il dottore. Come riportato da Metropolis, uno dei maggiori disagi è dettato dal fatto che il Covid Hospital di Boscotrecase, che ha ampliato il numero delle sub intensive portandole a 50 posti letto, non accetta ricoveri quando si superano le 20.

«E’ un vero caos che si riverbera sulla sicurezza dell’intero territorio. Ci sono 4 ambulanze ferme e significa che così si paralizza l’assistenza territoriale. Se pure si libera qualche posto, impiegano molto tempo per riorganizzare i ricoveri» denuncia il medico. Che, come tanti altri colleghi, appena preoccupato anche per la propria incolumità. «Tutto questo ha delle ripercussioni sia sulla figura professionale che sull’uomo. La gente non fa distinguo tra causa e effetto, non capisce che il blocco non dipende da noi». E in alcuni casi, spiega il medico del 118, la situazione può diventare davvero pericolosa: «Quando tutto va bene se la prendono solo con noi, se il livello è più basso si arriva a insulti minacce e spintoni. Purtroppo non so con quali criteri vadano avanti le cose. Ciò che so è che con tantissime ambulanze ferme nei cortili degli ospedali anche intervenire per un grave incidente stradale diventa complicato. In più il 118 deve dare i conti, proprio in questi giorni, con un organico depauperato perché c’è una vertenza che riguarda i medici non assunti ai quali è stata decurtata l’indennità». Un paradosso che ciò accada proprio nel periodo più nero della pandemia.

Il medico soccorritore in questione è stanco di come stanno andando le cose.

«Ormai va sempre così. La situazione è drammatica e pericolosa. Arriviamo fuori all’ospedale, dopo di che voglio far notare che restiamo all’esterno del presidio ospedaliero, il paziente è in carico nostro. È facile comprendere che le conseguenze, qualora dovesse accadere qualcosa, finiamo per pagarle noi in ogni aspetto». Il medico del 118 si definisce «ostaggio, insieme a tanti altri miei colleghi, di un sistema che non può funzionare così». Poi un appello rivolto a chi dice che va tutto bene e che la sanità campana regge: «Vorrei che De Luca vivesse per un giorno le nostre condizioni. La notte scorsa l’abbiamo passata sotto un’umidità pazzesca, senza ristoro, senza caffè, niente» spiega il medico.

Senza considerare, poi, quelli che succede ai pazienti. Costretti a stare per ore in ambulanza, con la bombola dell’ossigeno piazzata all’esterno del mezzo di soccorso, con una finestrella aperta che fa entrare il freddo. Tra crisi respiratorie, parenti che chiamano e l’attesa infinita per essere curati. Tutte scene non degne di un paese civile, anche in mezzo a una pandemia senza precedenti.

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