Campania zona arancione, oggi la decisione. De Luca pensa alle micro zone rosse

La Campania potrebbe cambiare colore. Sul tavolo alla fine sono rimaste due ipotesi. La prima, di carattere generale: dalla prossima settimana la Campania potrebbe finire in zona arancione perché gli indicatori all’esame del Cts e dell’Iss mostrano una tendenza costante al peggioramento soprattutto in relazione all’impatto del volume dei contagi sulla rete ospedaliera. Oltre alla Campania osservato speciale è anche il Veneto. In uno scenario simile non è esclusa la chiusura anticipata alle 15 di bar e ristoranti con divieto anche dell’asporto.

La seconda opzione, è di stampo «chirurgico»: possibile, imminente arrivo di decisioni adottate dal governatore De Luca – soprattutto in vista del ponte di Carnevale – qualora sindaci e prefetti, laddove necessario, non dovessero stabilire misure più restrittive per arginare la diffusione del virus. Dunque, non si esclude il via libera, mediante ordinanza regionale, all’istituzione di micro-zone rosse per porzioni di Comuni giudicate particolarmente a rischio o di vere e proprie aree rosse coincidenti con il perimetro comunale nei casi più seri.

Come si legge sul Mattino, l’ultimo report dell’Unità di crisi ha innalzato il livello di preoccupazione nel presidente della Regione che ancora ieri è tornato a chiedere l’adozione di «misure straordinarie per questo week end, nel quale avremo il Carnevale e la festa di San Valentino. In un Paese nel quale i livelli di controllo sono ridotti a zero – ha detto De Luca – è indispensabile che vi siano decisioni efficaci di contenimento degli assembramenti da parte del ministero della Salute. Dobbiamo sapere che se in questi giorni avremo le strade e le piazze d’Italia nelle condizioni dello scorso fine settimana, dovremo aspettarci nelle settimane successive una vera e propria esplosione di contagi nel nostro Paese». A suscitare ansia è la tenuta del sistema assistenziale: non cala in Campania il numero dei ricoveri in terapia intensiva, resta costante quello degli accessi ai posti di degenza ordinari mentre prosegue parallelamente la campagna vaccinale che assorbe energie organizzative e, soprattutto, unità di personale. A ieri sera il contatore delle dosi somministrate in Campania segnava 240.470 su 301.305 fiale consegnate pari al 79,8%, leggermente meglio della media nazionale che è del 77,5%.

Ma il vero nodo è l’incidenza della diffusione del virus in relazione alla ripartenza dell’attività didattica in presenza. Un dato che secondo l’Unità di crisi regionale è in stretta correlazione con il ritorno a scuola: più circolano gli studenti, più circola il contagio. Tesi quest’ultima rigettata anche ieri dai comitati No Dad che parlano di «comunicazione allarmistica da parte della Regione: questa raccolta di dati non dimostra nella maniera più assoluta che i positivi delle fasce in età scolastica si siano contagiati a scuola o al contrario in qualunque altro luogo da loro frequentato». Insomma, l’ennesimo braccio di ferro davanti al Tar in caso di una ordinanza erga omnes da parte di De Luca in direzione della sospensione dell’attività didattica in presenza è più che concreto. Ed è lo stesso governatore a volerlo evitare dal momento che una tesi simile diventerebbe difficilmente sostenibile tanto più che se la Campania dovesse restare in zona gialla. Ecco anche perché la stessa Unità di crisi ha fornito a sindaci e prefetti lo schema tricolore per valutare i fattori di rischio a scuola: verde, arancione e rosso. E per ora a macchia di leopardo si stanno muovendo i sindaci nelle varie province: a Salerno chiusure mirate delle scuole dove sono stati segnali più contagi; ad Avellino tutti in presenza eccetto le superiori per le quali il sindaco Festa ha annunciato una ulteriore ordinanza che proroga la Dad; a Caserta le scuole restano aperte ma da martedì scorso è chiuso il liceo classico Giannone; a Benevento il sindaco Mastella trova l’uovo di Colombo e va verso la chiusura dei plessi fino a mercoledì prossimo, ufficialmente per l’emergenza maltempo e il rischio neve.

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