Arte Contemporanea. Intervista al bravo artista Alfredo Avagliano, a cura di Maurizio Vitiello. foto

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Intervista di Maurizio Vitiello – Risponde il bravo artista informale Alfredo Avagliano.

 

D – Puoi segnalare, in modo dettagliato, il tuo percorso di studi?

R – Ho risposto per ultimo a questa tua prima domanda, perché essa rappresenta per me rimpianti, e momenti di dolori. Dico pure, che il mio percorso di studi si è sempre intersecato fra esperienze d’arte e studio. A sei anni, in prima elementare, la mia maestra esponeva i miei lavoretti nei corridoi della scuola. Fu un fulmine che mi colpì. Poi, fino alla terza media feci “bottega“ presso un quotato pittore della mia zona, che m’insegnò le prime nozioni e mi aprì la mente alla composizione d’arte. Durante tale periodo, frequentai un corso di pittura decorativa biennale, organizzato dall’Istituto Magistrale della mia zona, che sfociò in un diploma e una mostra-saggio. Agli inizi di dicembre del secondo anno della successiva scuola d’arte pubblica morì mio padre. Ciò creò un grosso sbandamento familiare che mi costrinse ad abbandonare. Successivamente, fui costretto da mia madre a iscrivermi all’Istituto Tecnico per Geometri, in quanto non vedeva di buon occhio la scuola d’arte. Altri tempi, altre mentalità. Ma in questi periodi facevo sempre arte, quotidianamente. Alla fine, ho realizzato che il disegno dell’Istituto mi ha fatto bene, perché mi ha consentito di comprendere appieno la prospettiva, la teoria delle ombre, la composizione. Appena diplomato, iniziai a lavorare presso uno studio di architettura, quando si disegnava ancora a mano, e io ero addetto alla coloritura dei prospetti e a realizzare quadri illustrativi recanti figure umane, alberi, auto. Contemporaneamente, frequentai corsi liberi all’Accademia di Belle Arti di Napoli studiando nudo e pittura. E, così, continuò la mia vita fino alla mia mostra, la prima a ventitré anni, presso uno studio di grafica di Latina, ove per un periodo abitai. Quello fu l’inizio della mia vita artistica. Da allora, non ho mai smesso e ho sempre fatto steps successivi e migliorativi.

 

D – Puoi segnalarci i tuoi desideri iniziali e i sentieri che avevi intenzione di seguire? Li hai seguiti.

R – Indubbiamente si, anche se fra mille ostacoli posti dalla vita: ma a 6 anni già sapevo che il mio interesse di vita preminente era l’arte.

 

D – Quando c’è stato il primo approccio con il mondo dell’arte e quando è iniziata la voglia di “produrre arte”?

R – Il mio primo approccio all’arte è cominciato, per davvero, a nove anni; quando mio padre mi permise, durante i weekend, di frequentare il maestro Pasquale Vitiello, che m’insegnò i primi rudimenti e che mi formò alla visione artistica. Voglia di produrre arte? Non so se le cose coincidono, ma ho sempre avuto il desiderio di fare arte: principalmente, per soddisfare il mio bisogno affettivo con la pittura.

 

D – Mi puoi indicare gli artisti bravi che hai conosciuto?

R – Pasquale Vitiello, Tommaso D’ambrosio, Mario Schifano, Renato Barisani e, ultimamente, tantissimi altri, forse, meno noti, ma capaci di fare vera arte.

 

D – Con chi hai operato, eventualmente “a due mani”?

R – Ovviamente, con il mio primo maestro Pasquale Vitiello; ma, udite udite, con mio padre Enzo, disegnatore progettista, con mio zio Salvatore, acquarellista e grafico. Ultimamente, ho avuto una bellissima esperienza con la conosciutissima artista olandese e docente di pittura all’Accademia di Belle Arti dell’Aja, Hanneke Naterop. Abbiamo sperimentato un lavoro a quattro mani fondendo astrazione e realismo. Opera esposta a Rovereto, alla Fondazione Campana dei Caduti, sacrario e centro di esposizioni internazionali – vedi foto allegata n. 4 -.

 

D – Quali sono state le tue personali da ricordare?

R – Galleria Modigliani di Milano 1997, Chiostro di San Francesco a Sorrento nel 1982, Hotel Area di Roma Eur nel 2016; ma la più emozionante quella di Pompei, Casa del Pellegrino, nel 1989, sia per affluenza e vendita, sia per fatto personale, in quanto nello stesso periodo mia moglie si ammalò gravemente.

 

D – Puoi precisare, invece, i temi e i motivi delle ultime personali?

R – Premetto di non essere particolarmente attratto dalle personali, in quanto, spesso stancanti e fumose. Ma per ogni personale ho sempre avuto, quale filo conduttore esporre un periodo artistico della mia vita, come fossero tante piccole antologiche, relative al periodo precedente.

 

D – Ora, puoi specificare, segnalare e motivare la gestazione e l’esito delle personali che hai concretizzato?

R – Mi sembra di aver già risposto. Comunque, sempre produttive sul piano della crescita, della maggiore conoscenza, dal punto di vista economico.

 

D – Adesso, puoi indicare le esposizioni, tra collettive e rassegne importanti, a cui hai partecipato?

R – Tantissime: mi fermerò a quelle dell’ultimo periodo!

Nell’ultimo periodo (2007 ad oggi) ho esposto a Lecce (Primo Piano Living Gallery), Capri, (Museo Archeologico Cerio), Sorrento (Chiostro di San Francesco), Teano (Museo Maui), Roma  (Sale del Bramante/Galleria Il Bracolo/Fonderia delle Arti,/Mostra Personale Hotel Area, Museo Macro, Garage Guruba)), Napoli (Galleria Merliani/Chiesa di San Severo al Pendino/Terminal Stazione Marittima/Castel dell’Ovo/Ex Orfanotrofio Filangieri), Bergamo (Museo Cividini), Nizza (Galleria Monteoliveto/Consolato Italiano), Roccamonfina (Museo Maui), Bruxelles (Espace Equilibrus), Cremona (Galleria Provinciale), Latina (Omegagrafica / mostra personale), Faenza (Palazzo delle Esposizioni), Caserta (Casa Comunale/Reggia di Caserta) Roccamonfina (inaugurazione Museo Magma), Pompei (Museo Gracco) Agropoli (Castello Medievale), Rovereto (Fondazione Campana dei Caduti), Siena (Siena Art Institute, Fondazione Paul Getty III), Nazzano (Museo del fiume) Benevento (Museo d’arte contemporanea  del Sannio-Arcos, Boscoreale (Istituto Vesevus) Aversa (Galleria Kouros) Riardo, Maddaloni, Capua, San Leucio per la “Rassegna Itinerari d’arte in Terra di lavoro” iniziata in Ottobre 2014, per la durata di un anno, Piano di Sorrento (Villa Fondi) Vigevano

(Palazzo Merula), Catanzaro (Galleria Mod’à), Cosenza-Altomonte (Museo Civico), Castellammare di Stabia (Museo Diocesano Sorrentino Stabiese), Rovereto (Fondazione Campana dei Caduti), Matera (Premio Lupo), Sulmona (Galleria MAW,) Prato (Galleria Civica).

Ovviamente, l’elenco non è cronologico, ma raggruppato per città.

 

D – Dentro la tua produzione c’è la tua percezione del mondo, forse, ma quanto e perché?

R – Non ho mai creduto nell’ispirazione: almeno quella descritta da poeti e scrittori. La vita va vissuta, vista, toccata, affrontata ed è questo il mondo. E, in arte, se decidi di affrontare i temi della vita devi confrontarti con gli elementi: acqua, fuoco, aria, terra, uomini e donne, uguali e contrari, il bianco e nero, la luce, il buio, le diversità. Ogni cosa può essere spunto di realizzazione d’arte, a condizione che siano approcciati da una reale conoscenza.

 

D – L’Italia è sorgiva per gli artisti dei vari segmenti? La Campania, il Sud, la “vetrina ombelicale” milanese cosa offrono adesso?

R – Indubbiamente si, l’Italia è la terra ove ritroviamo le maggiori espressioni da poter reinventare. Amici artisti milanesi, in ogni caso, di ottimo livello, sono anch’essi disorientati dall’attuale momento che vive l’arte italiana. E l’ombelico di cui parli, ormai è solamente dedito al commercio, avendo rinunciato a quelle potenzialità creative e organizzative esistenti dagli anni Cinquanta fino a metà anni Novanta. Ora, il ritornello è imperniato sulla cosiddetta arte contemporanea … contemporanea da trent’anni e più … ma contemporanea a chi, a che cosa? Vuoi che mi esprima sulla Campania, sul Sud: facciamo un giro per le sedi espositive esistenti e capiremo cosa trattano, chi trattano e perché li trattano. Napoli in particolare io la paragono a un grande castello medioevale, con tanto di ponte levatoio, che si alza solo a comando e solo per gli invitati da chi detiene il potere. Hanno rinunciato a girar per studi, a capire, a prendere appunti, a trovare risorse.

 

D – Quali piste di maestri importanti hai seguito?

R – Ho iniziato con l’amare De Pisis, ma, poi, adolescente ho amato e studiato, affascinato, De Kooning, Rotko, Pollock, Kline, Scanavino e, dopo averlo conosciuto personalmente una sola volta, Mario Schifano. Adoro Mimmo Paladino.

 

D – Pensi di avere, attualmente, una visibilità congrua?

R – Direbbe la massaia q.b.

 

D – Quanti “addetti ai lavori” ti seguono, e perché?

R – Innanzitutto, ho avuto un rapporto particolare con il caro amico e critico Angelo Calabrese, da pochi mesi scomparso. Ho un rapporto molto intimo e produttivo con Roberto Ronca, art director di AIAPI / Unesco (Associazione Internazionale Artisti Professionisti – Sez. Italia). Mi segue l’art director Giuseppe Salerno di Fabriano;  il critico, scrittore e art director Rino Cardone di Potenza: il critico, scrittore e artista Luca Sartini di Milano: in Ungheria mi segue l’editore Laszlo Ladany, con il quale abbiamo realizzato un calendario 2021 (la mia pagina è relativa al mese di luglio); ad Atene mi segue l’editrice d’arte, critica e scrittrice Katerina Theofolis che, in varie sue pubblicazioni d’arte, mi ha preferito in copertina (fronte-retro); in  Francia mi segue Bona Kim, docente di arte all’Accademia di Montpellier, la quale, spesso, incentra argomenti parlando della mia pittura; mi segui tu …

 

D – Quali linee operative pensi di tracciare nell’immediato futuro, post-Covid-19?

R – Negli spazi che ci lascerà in eredità questo maledetto periodo, penso di riaffrontare la mia pittura, reintroducendo la tache in aggiunta al livello raggiunto e consolidato, cercando di trovare nuovi modi di sintesi materica, nuovi materiali, esprimere e omogeneizzare nuovi concetti con tanti del passato. Non sarà facile: bisognerà avere coraggio e pensare di non avere nulla da perdere … tanto alla fine, il post-Covid-19, sarà uguale a prima e i soliti noti saranno sempre lì a imperare nel panorama dell’arte italiana.

 

D – Pensi che sia difficile riuscire a penetrare le frontiere dell’arte? Quanti, secondo te, riescono a saper “leggere” l’arte contemporanea e a districarsi tra le “mistificazioni” e le “provocazioni”, tuttora in corso?

R – Lo penso, come affermato nella risposta precedente.

 

D – I “social” t’appoggiano, ne fai uso spesso?

R – Ritengo i social, facebook in primis, un formidabile veicolo promozionale per farsi vedere, per farsi conoscere, per confrontarsi con artisti del mondo intero. Il buon Berardo Montebello, in dicembre, ha pubblicato le mie tre opere per la mostra di Giulianova nella sua galleria, attualmente sospesa. Il post ha ricevuto 10200 visite e 160 condivisioni: un risultato strabiliante che Berardo mi ha comunicato.

 

D – Con chi ti farebbe piacere collaborare tra critico, artista, promoter per metter su una mostra o una rassegna estesa di artisti collimanti con la tua ultima produzione?

R – Con chiunque trovi in me elementi validi per il proprio progetto.

 

D – Perché il pubblico dovrebbe ricordarsi dei tuoi impegni?

R – Da sempre, mio caro amico, la mia massima, rispetto al mio lavoro, è stata: lo capisci o meno, ti piace o no, ma ti prego di approfondire e valutare la mia poetica e la mia professionalità. Del resto, il pubblico ricorda coloro i quali i soliti già accennati operatori d’arte indicano quali intramontabili. Ho visto già tanti grandi maestri buttati via come carta straccia, obliati da mercati posticci e indirizzati.

 

D – Pensi che sia giusto avvicinare i giovani e presentare l’arte in ambito scolastico, accademico, universitario e con quali metodi educativi esemplari?

R – Lo ritengo fondamentale, ma va accompagnato da una lettura dell’opera di ogni artista, che ne affronti e riveli e rilevi tematiche, capacità espressive, fonti e significati.

 

D – Prossime mosse, a Napoli, Londra, Parigi, …?

R – Il Covid-19 annebbia le menti: ma ho avuto in novembre del 2019 un contatto con una galleria di Seul che mi ha proposto una personale. Si vedrà. Ormai, non possono farsi progetti a lungo termine. Ciò che conta è continuare a lavorare.

 

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