Arte Contemporanea. Intervista al bravo artista Alfonso Coppola, a cura di Maurizio Vitiello. foto

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Intervista di Maurizio Vitiello – Risponde l’artista Alfonso Coppola. 

Riprendo la mia breve scheda sul bravo artista Alfonso Coppola pubblicata nel volume “Percorsi d’arte in Italia 2016”, Rubbettino Editore: “La materia lo intriga e ogni suo lavoro è scandito da un’intensa partecipazione del colore. Le sue manovre gestuali imperiosamente decantano un informale vibrante e insolito. L’artista sa bene come operare e innesta in ogni composizione una voglia interpretativa pronta a coniugare cromie e segni, rete di riferimenti e guizzi di libertà. Si stacca dal muro il suo valore artistico, vuole prendere corpo nello spazio. L’ambito informale sorregge il palinsesto visivo e si armonizza a raccogliere consensi.”

Ecco l’intervista:

MV – Puoi segnalare il tuo percorso di studi e di rinunce?

AC – Da piccolo pochi giocattoli, ma tanto, tanto disegno, era questo il mio modo di giocare ed è stato naturale che al momento giusto la mia scelta fosse stata quella di iscrivermi a una scuola d’arte. Negli anni sessanta ho frequentato il Liceo Artistico di Napoli, che all’epoca era annesso all’Accademia di Belle Arti con maestri di chiara fama come Spinosa, De Stefano, Di Ruggiero, Starita, Russomando e altri.

Era, quindi, anche prevista la frequenza all’Accademia, ma, purtroppo, la vita spesso riserva sorprese inimmaginabili; infatti, nell’ultimo anno di liceo, esattamente nel mese di febbraio del 1968 improvvisamente il mio papà venne a mancare, la mamma era già deceduta nel 1965, lasciandomi orfano minore (all’epoca la maggiore età era a ventuno anni) con due fratellini ancora più piccoli. In un baleno la mia vita cambiò radicalmente, perché fui costretto ad abbandonare gli studi per trovarmi un lavoro per mantenere me e i miei fratelli. Il lavoro mi fu trovato, vi fu una solidarietà di tante persone, presso il Comune di Carinaro e lì ci sono rimasto per tanti anni. Non fui lasciato solo neanche a scuola perché il maestro Domenico Spinosa che all’epoca era il direttore del liceo, a dispetto del suo fare burbero, dimostrò nei miei confronti una grande umanità. Consentì che mi presentassi all’esame di maturità come privatista, al fine di ottenere il diploma, che, poi, mi è servito tanto nella carriera amministrativa del Comune. Ho sofferto molto per quanto mi era capitato, anche per aver dovuto abbandonare tutto e vedere crollare miseramente in un attimo tutti i miei sogni. Comunque, l’accaduto fece nascere in me la forte determinazione che l’arte, da quel momento, avrebbe avuto un posto prioritario nella mia vita; insomma, una sorta di riscatto che mi vede tutt’ora impegnato.

MV – Puoi raccontare i desideri iniziali e i sentieri che avevi intenzione di seguire e di quelli calcati?

AC – Purtroppo il lavoro nel piccolo paese della provincia di Caserta limitava tanto il mio impegno nel mondo dell’arte e determinava anche, fortemente, il mio isolamento dalla vita artistica napoletana, che avevo incominciato a frequentare. Non possedevo neanche i mezzi per spostarmi velocemente in modo autonomo e, quindi, non avendo più contatti fui costretto a lavorare in completo isolamento non sottraendomi, comunque, alla partecipazione di tante mostre e alcune anche molto importanti specialmente in luoghi istituzionali, ma ancora di più avvertivo quell’isolamento che limitava, fortemente, la possibilità di dare un senso a quello che facevo; insomma, avevo bisogno del contatto con gli altri artisti che i soli appuntamenti nelle mostre non bastavano.

MV – Quando è iniziata la voglia di produrre arte?

AC – Da bambino ho iniziato a disegnare tutto quello che mi si presentava davanti. Avevo già dimestichezza con pennelli e colori, ma prediligevo il disegno che ho perfezionato al liceo artistico sotto la guida del maestro Russomando. Questa padronanza tecnica mi ha consentito, per molti anni, senza abbandonare le mie convinzioni artistiche, di realizzare, nel periodo della Pasqua, dei dipinti di grandi dimensioni commissionati da associazioni locali, che rappresentavano per me una buona fonte di reddito, che mi era necessaria, perché, intanto, avevo messo su famiglia.

MV -Puoi indicare gli artisti bravi che hai conosciuto e con cui hai operato, eventualmente “a due mani”?

AC – L’isolamento mi ha perseguitato, ma diciamo che l’ho anche cercato, pur avendo sin da ragazzo tutti i miei amici che facevano arte, non ho mai legato artisticamente con loro e così è stato anche in età matura, perché nei continui confronti che avevo mi accorgevo che pur essendo delle ottime persone,  per quanto riguardava l’aspetto artistico, traspariva dai loro lavori qualcosa di non sincero; inoltre, a mio  modo di vedere, notavo delle gravi carenze  di tecnica, specialmente quando questi utilizzavano materiali diversi; insomma, li vedevo  maldestri. Mi rendo conto che i miei giudizi erano molto severi e sicuramente non ho goduto di tante simpatie.

MV – Quali sono le tue personali da ricordare?

AC – Ho incominciato a fare mostre, moltissime per la verità, in club privati e locali adibiti per l’occasione a gallerie d’arte, ma la vera mia personale importante è stata nel 1976 a Latina alla Galleria del Corso, una galleria che ospitava i più grandi artisti italiani come Virgilio Guidi, Guttuso, Monachesi e altri; molti li ho conosciuti. Con il gallerista Sciaudone fino alla sua morte ho mantenuto rapporti costanti. Nel 2001 un’altra personale importante a Bellona alla galleria Vinciguerra, un successo sotto tutti gli aspetti, perché oltre ai consensi ebbi anche soddisfazioni sotto l’aspetto economico. L’ultima bella personale l’ho realizzata ad Aversa al Civico 103, un luogo polifunzionale, dove i miei lavori sono stati posizionati con la giusta luce e grazie alla bella esposizione ho anche in quest’occasione concretizzato un buon successo economico.

MV – Ora puoi specificar, segnalare e motivare la gestazione, i temi e l’esito delle personali che hai concretizzato e delle esposizioni, tra collettive e rassegne importanti, a cui hai partecipato?

AC – In tutti gli anni di impegno artistico ho concretizzato tantissime personali, non certamente importanti come quelle che ho citato, ma avevano il pregio di mantenermi attivamente in forma e perché erano anche una fonte di reddito. Alla galleria del Corso di Latina, negli anni settanta, presentai quadri e sculture in bronzo che testimoniavano il periodo storico di allora, erano gli anni successivi al ‘68, una realtà dell’uomo di allora, coinvolto, spesso suo malgrado, in quella violenza ch’era divenuta il “modus vivendi” di una grossa fetta di umanità contemporanea. Alla galleria Vinciguerra di Bellona approdai dopo circa un ventennio, su insistenza di Giovanni Vinciguerra. Fu presentata la mia nuova produzione di lavori materici. Fu un vero successo, insperato, che premiò la determinazione del gallerista a fronte della mia ritrosia espositiva. La personale di Aversa, invece, è stata la presentazione dei miei ultimi lavori, una tematica nata pochi anni prima in occasione di una proficua collaborazione con la MARICAN, una azienda di logistica sita nell’area industriale di Aversa-Nord, la quale possiede un consistente numero di miei lavori esposti nell’intero edificio direzionale. Inoltre, la stessa azienda mi ha consentito di realizzare due installazioni: “La grande Croce” e, ultimamente, “La Grande Sfera”, entrambe posizionate nella Zona ASI di Aversa Nord, nelle rotonde antistanti lo svincolo stradale dell’asse viario Nola-Villa Literno, uscita Carinaro.

In conclusione, sono convinto che per gli artisti le mostre, sia personali che collettive, devono avere lo scopo di fare entrare l’arte nella realtà quotidiana e non essere un accadimento riservato ai soli addetti ai lavori limitato ai giorni dell’evento. Le collettive hanno sempre rappresentato per me un momento di confronto con gli altri artisti e per questa ragione non mi sono mai preoccupato della loro importanza e come fossero organizzate. Ora, con l’esposizione dei miei lavori sui “social”, ho diradato quasi del tutto la mia partecipazione.

MV – Dentro c’è la tua percezione del mondo, forse, ma quanto e perché?

AC – I lavori degli artisti, indubbiamente, sono un serbatoio contenente il loro vissuto. Hai voglia di celare quello che non vorresti che si veda, ma un occhio attento sa leggere e scrutare anche i piccoli particolari dove sono nascosti i timori e le preoccupazioni dell’autore.

MV – L’Italia è sorgiva per gli artisti dei vari segmenti? … la Campania, il Sud, la “vetrina ombelicale” milanese cosa offrono adesso?

AC – Le problematiche sociali, le difficolta esistenziali delle persone ostacolano il diffondersi della cultura, non c’è tempo, sembrerebbe che si dica, ma vivaddio non è proprio così. E’ nei territori come quelli del sud Italia che si trova la forza, ma, innanzitutto, la determinazione del fare. Sono le difficoltà che forgiano le persone e gli artisti lo sanno bene, perché queste sono le condizioni giuste per quel riscatto da loro tanto desiderato. Ovviamente, bisogna, per completare il processo, che le opere prodotte siano, successivamente, diffuse e il Sud per i suoi problemi non è in grado di fare né di promuovere artisti, quindi la vetrina milanese è nota che ha tutte le capacità per adempiere a questo.

MV – Quali piste di maestri hai seguito?

AC – Nonostante ho avuto una formazione classica studiando seriamente il disegno, sono stato sempre attratto dall’arte informale, l’arte dell’emotività e dei sentimenti; infatti mi piaceva molto Roberto Crippa, che nei suoi quadri utilizzava materiali diversi come il legno o i famosi sugheri oltre naturalmente ad avere un’indiscussa ammirazione per i lavori di Alberto Burri, il “pittore dei sacchi”, che ha rivoluzionato l’arte moderna.

MV – Pensi di avere una visibilità congrua?

AC – Mi accontento di poco e dico di sì. Questo, comunque, non mi impedisce di sperare di poter avere una visibilità maggiore. La mia parte la svolgo egregiamente, nel senso che sono in grado, senza troppe sofferenze, di “disperdere” tutto quello che produco preferendo liberarmene, anche con poco, pur di ottenere la loro veicolazione, che è propedeutica alla divulgazione.

MV – Quanti addetti ai lavori ti seguono?

AC – Pochi, ma buoni. In verità, sono proprio io che non mi agito troppo e sono convinto che il segreto sia nel lavorare molto e lavorare sempre perché alla fine non si può passare inosservati. Attualmente la SYArt Gallery di Sorrento mi tiene fra gli artisti della galleria e io sono onorato dell’amicizia fraterna di Leone Cappiello, unitamente a Rossella Savarese.

MV – Quali linee operative pensi di tracciare nell’immediato futuro?

AC – Vivo alla giornata, me lo posso permettere, non mi pongo grandi progetti per realizzare eventi. La mia giornata la ritengo degnamente vissuta quando alla fine di essa so di aver realizzato qualcosa di buono, per il resto ci penseranno gli altri se hanno, oppure vedono, l’opportunità di poter cogliere l’occasione intravedendo motivi validi per porre le basi del da farsi.

MV – Pensi che sia difficile riuscire a penetrare le frontiere dell’arte? Quanti, secondo te, riescono a saper “leggere” l’arte contemporanea e a districarsi tra le “mistificazioni” e le “provocazioni”?

AC – Penetrare le frontiere dell’arte significa, a mio modo di vedere, entrare nel circuito del mercato dell’arte. A prima vista potrebbe sembrare una banalità, ma non è così. Il mercato è una cosa seria dove si rischia di proprio e a parte qualche suggerimento non proprio calzante, si procede con le dovute cautele e quindi, difficilmente, le provocazioni trovano posto in quanto rari sono i veri artisti che le potrebbero produrre, poiché sappiamo bene che queste sono riservate agli emergenti per giunta sprovveduti e privi di argomenti. In arte se non c’è la misteriosa magia di produrre emozioni, vuol dire che non si tratta di arte.

MV – I “social” ti appoggiano, ne fai uso?

AC – I “social” sono un fenomenale mezzo di divulgazione dell’arte. Una volta bisognava utilizzare mezzi e risorse per mostrare quello che si produceva o per vedere cosa facevano gli altri. Ora, invece, è tutto più semplice, io me ne servo molto e credo di aver aumentato di molto le mie conoscenze artistiche, anche perché li utilizzo, innanzitutto, come vetrina per i miei lavori e trarne i giusti suggerimenti

MV – Con chi ti farebbe piacere collaborare tra critico, artista, promoter per metter su una mostra o una rassegna estesa di artisti collimanti con la tua ultima produzione?

AC – Con tutti i critici e i curatori che ho conosciuto sono in ottimi rapporti. Mi è mancato, forse, un gruppo di artisti che insieme a un teorico dell’arte che avesse dato delle tracce o linee guida per affrontare tematiche anche complesse. Purtroppo, non ho avuto possibilità di realizzare questo mio desidero, ma sono, comunque, aperto e disponibile, se me ne si presentasse questa opportunità che è, e ci credo fermamente,  la chiave per uscire dal vero isolamento di ogni artista.

MV – Perché il pubblico dovrebbe ricordarsi dei tuoi impegni visivi?

AC – I miei lavori degli ultimi anni hanno la prerogativa di non avere motivazioni venali, sono realizzati dalla sola esigenza di fare arte e, quindi, più facilmente adatti a essere “dispersi” che è l’unico mezzo di divulgazione quando il mercato non c’è. Proprio perché sento la necessità di lasciare una mia traccia preferisco adottare questa soluzione per evitare che marciscano nel mio studio.

MV – Pensi che sia giusto avvicinare i giovani e presentare l’arte in ambito scolastico, accademico, universitario e con quali metodi educativi esemplari?

AC – Con Internet la globalizzazione è completata, Non esiste più quell’isolamento che ho tanto colpevolizzato, almeno per come mi sono trovato io. Oggi i giovani nascono e vivono immersi completamente nell’arte. La televisione, i telefoni e tutti quei mezzi tecnologici che producono immagini ci bombardano quotidianamente. I giovani del terzo millennio sono di una generazione che sa già distinguere la differenza tra un’opera d’arte e le cosiddette “mistificazioni” o “provocazioni”. La scuola, di ogni ordine e grado, come sempre, ha un ruolo importante, ma diverso rispetto agli anni precedenti, perché come ho già detto si rivolge a persone già abituate e più consenzienti a recepire i concetti dell’arte.

MV – Prossime mostre a Caserta, Londra, Parigi, …?

AC – Assolutamente, no. Ultimamente, ho realizzato una mostra in Spagna, ad Alicante e, sinceramente, non è servita a nulla, perché ho capito che se è difficile per essere conosciuto nel luogo dove si vive come si può sperare di avere successo in terre lontane, dove sei mandato allo sbaraglio. Le mostre all’estero, almeno per me, le ritengo uno spreco di energie e risorse. Infine, insisto nel dire che grazie alla rete ho instaurato intensi rapporti con artisti che si trovano dall’altra parte del mondo e, sinceramente, a me basta questo.

MV – Che futuro hai previsto post-Covid-19

AC – Sono certo che ci sarà una rinascita in tutti i campi, sia artistici che economici; vi è una gran voglia di tutti di riscatto, e sono sicuro che questo avverrà.

 

 

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