Amalfi, case popolari mai realizzate. Arriva il conto al Comune dopo 43 anni

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Amalfi: il comune deve risarcire dei soldi dopo 43 anni per delle case popolari mai realizzate.

Il conto è salato. Nonostante gli alloggi popolari Amalfi non li abbia mai visti: le case le attende da 43 anni. Ed ora, con la batosta dei giudici del Consiglio di Stato, che hanno rigettato il ricorso di Iacp, gli Enti pubblici dovranno versare fiumi di danaro all’Enel. Comune e Iacp. Come leggiamo sulla Città di Salerno, era il 1978 quando fu realizzato un progetto per realizzare un grande complesso residenziale nella frazione di Pogerola, un progetto che resterà solo sulla carta e che non prenderà mai forma. Il comune di Amalfi approvò a novembre del 1977 un delibera per occupare in via temporanea e urgente un terreno, di proprietà dell’Enel, per la realizzazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica. Il vero problema fu che, a causa di alcuni problemi legati ai sottoservizi da fornire alle abitazioni, il progetto fu abbandonato senza ultimare le operazioni di esproprio dell’area. E, di conseguenza, senza fissare le indennità.

A distanza di 24 anni, nel 2002, fu accertato che al posto del complesso residenziale erano state invece eseguite, nel 1983, opere diverse da quelle programmate, consistenti in una piazzola di sosta, in un parcheggio per autobus di linea e nell’allargamento della sede stradale. Di qui un’annosa battaglia legale. Il colosso dell’energia elettrica, difeso dall’avvocato Giuseppe Sartorio , ha chiesto il risarcimento del danno per oltre 43 anni di utilizzo di un’area di proprietà della società, senza dimenticare che al momento, formalmente, il terreno al quale si fa riferimento non è ancora di proprietà del Comune di Amalfi che non ha mai ultimato le operazioni di esproprio.

Il Tribunale Amministrativo della Regione Campania aveva già condannato il Comune capofila della Costiera e l’Istituto autonomo per le Case Popolari della Provincia di Salerno a pagare l’indennità, oltre agli interessi, il risarcimento dei danni subiti per tutto il periodo di occupazione illegittima e il deprezzamento. Ad oggi è impossibile quantificare la cifra del risarcimento che potrebbe ammontare a diversi milioni di euro. L’Iacp di Salerno aveva presentato ricorso al Consiglio di Stato, ritenendo che il suo ruolo di vigilanza fosse limitato agli atti della procedura espropriativa e che non riguardasse l’attività materiale posta in essere dal Comune di Amalfi a tre anni dall’occupazione. Il Consiglio di Stato, però, ed è notizia delle ultime ore, ritiene infondato il ricorso di Iacp perché, seppur l’attività di trasformazione del suolo è stata attuata direttamente dal Comune del paese capofila della Divina, questa circostanza non è sufficiente ad elidere le responsabilità dell’Iacp: irrilevante, per i giudici, che la società appellata non abbia agito per la restituzione immediatamente dopo la scadenza del periodo di occupazione legittima. Inoltre l’Istituto autonomo per le case popolari non avrebbe vigilato sul corretto andamento della procedura espropriativa e sull’esecuzione delle opere progettate.

Il Comune guidato dal sindaco Daniele Milano , negli scorsi anni, aveva anche previsto la possibilità di effettuare un’espropriazione sanante, procedimento che potrebbe essere ripreso nei prossimi giorni. I prossimi passaggi di questa complessa vicenda dovrebbero prevedere la quantificazione del risarcimento che il Comune di Amalfi e l’Iacp dovranno versare all’Enel per aver utilizzato, per oltre 43 anni, un terreno di proprietà del colosso dell’energia.

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