Vesuvio, l’annus horribilis: chiude con l’80% di visite in meno

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Vesuvio, l’annus horribilis: chiude con l’80% di visite in meno. Si chiude con l’80% di visite in meno rispetto all’anno precedente il 2020 per il Gran Cono. Un bilancio sconfortante per un annus horribilis su tutti i fronti, ma che colpisce particolarmente il Vesuvio proprio in un momento in cui stava raggiungendo il successo turistico che merita, grazie ad una serie di iniziative di valorizzazione e alle attività del Grande Progetto Vesuvio. Sono stati, per la precisione, 108.091 i biglietti staccati quest’anno per far visita al cratere: un numero piccolissimo se si considera che il 2019 aveva chiuso con circa 760mila ingressi. Sempre secondo i dati forniti dall’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, nel 2019 c’era stato un incremento di visite del +13% rispetto all’anno precedente e nel 2018 un aumento del 9% rispetto al 2017. Ma quest’anno il Covid ha bloccato quasi del tutto le attività turistiche legate al Vesuvio: il Gran Cono è rimasto chiuso al pubblico quasi tutto l’anno e ancora non è stato riaperto; inoltre il target di turisti è principalmente formato da stranieri e con le frontiere chiuse il pubblico di visitatori si è ridotto drasticamente.
LE DUE ONDATE Tornando agli inizi della pandemia, l’accesso al cratere la prima volta è stato bloccato subito dopo il primo dpcm di marzo e le attività turistiche sono rimaste ferme fino al 29 giugno quando, visti i contagi in calo, è stato riaperto il Gran Cono. In quei tre mesi si è fermato tutto l’indotto turistico legato al vulcano: le attività delle guide, delle agenzie e delle strutture ricettive e gastronomiche della zona. Poi con la riapertura del cratere del 29 giugno, quando l’Ente ha inaugurato anche un nuovo sistema anti Covid con tornelli a quota mille per evitare assembramenti e prenotazioni dei tiket solo online, gli operatori turistici hanno ripreso lentamente a lavorare. Sebbene diverse siano state le proteste contro le nuove regole anti Covid imposte dal Parco: alcune compagnie di navigazione, visti alcuni limiti imposti dal Covid, hanno eliminato il Vesuvio dall’itinerario turistico in Campania. Tuttavia, nei mesi estivi si sono registrate diverse visite al Vesuvio anche se, solitamente, i mesi di boom sono quelli tra aprile e giugno e settembre-ottobre. Proprio ad ottobre di quest’anno, però, quando si potevano vedere nuovi flussi turistici, è arrivata la seconda ondata del coronavirus e il cratere ha nuovamente chiuso i battenti in base alle disposizioni regionali e governative.
LA RIAPERTURA Ora il Gran Cono è ancora interdetto, il presidente dell’Ente Parco Agostino Casillo ha fatto sapere che riaprirà quando la Campania tornerà in zona gialla. Intanto, però, non si sono fermate le attività previste dal Masterplan del «Grande Progetto Vesuvio», e lo scorso 21 dicembre sono partiti i lavori per la riqualificazione del sentiero 11 «La pineta di Terzigno», finanziata con 813mila euro. Terzo atto, dopo l’inaugurazione del sentiero numero 7 «Il Vallone della Profica» avvenuta il 18 novembre 2019 e quella del sentiero numero 9 «Il fiume di Lava» avvenuta il 2 marzo scorso, poco prima della chiusura per il primo lockdown. Attestati di stima per il lavoro dell’Ente Parco, ma anche critiche da vari fronti politici. Ieri il movimento politico «Terra» ha scritto una lettera al ministro dell’Ambiente Sergio Costa chiedendogli di non riconfermare Agostino Casillo alla guida del Parco per le prossime elezioni, previste per la primavera del 2021.

Fonte Il Mattino

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