Ufficio Catechistico Diocesano Amalfi – Cava de’ Tirreni: “Quanta fame sei?”

Riportiamo l’interessante post dell’Ufficio Catechistico Diocesano Amalfi – Cava de’ Tirreni dal titolo “Quanta fame sei?”. Un invito a riflettere.

Carissimi/e catechisti/e, fratelli e sorelle, siamo stati scossi in questi ultimi giorni dalla tragica esperienza dei profughi ricoverati alla men peggio al freddo, alla fame ed al gelo sui monti dei Balcani; sappiamo tutti che la fame rappresenta, quasi al pari del freddo, veramente “una brutta bestia”: essa ci conduce anche dove noi non vogliamo per cercare ansiosamente qualcosa da mettere sotto i denti. Anche i nostri amatissimi fanciulli sanno bene che soprattutto gli animali selvatici fanno pazzie se non riescono a riempire il loro stomaco. Carissimi e carissime, scelgo oggi, seconda domenica del tempo ordinario, di introdurmi in questo modo nel commento alla Sua Parola, perché tra le tantissime “mail” che ci lancia una è certamente quella della “fame”, ma, chiaramente, dello spirito; è lei “la domina” che urge nei discepoli di Giovanni e nello stesso Samuele secondo il testo della prima lettura: Gesù lo sa bene, ne approfitta da bravo educatore e si volge con amore verso Andrea e l’altro innominato per domandare: cosa cercate? Quanta fame dell’anima vi spinge ad andare pellegrini per cercare? Quanto desiderio di verità e d’ amore si “agita” nel vostro cuore? Di quanta inquietudine è riempito il vostro animo, tanto da cercare anche dopo aver trovato? Quanto vuoto in voi stessi e nelle vostre umane fragili convinzioni lo Spirito sta creando? Vi sta conducendo solo la fame del corpo o anche quella dell’anima? State sentendo anche voi che comincia a non bastarvi più solo questo mondo con le sue incerte ed instabili soddisfazioni? Carissimi e carissime, lo scrivo con “parresia” di padre: a noi annunciatori lieti della bella Notizia non basta solo trasmettere la fede in Gesù e farlo con tutto l’impeto e l’entusiasmo che già ci anima, ma anche creare con il necessario ausilio dello Spirito stanze interiori vuote e libere da ingombri inutili, nelle quali “la persona-proprietaria” desidera deporre solo Dio Amore. Facciamo funzionare di più le ginocchia!

Ma la Parola di oggi ci racconta anche di incontri tra l’Amato e gli amanti, di sguardi incrociati e profondi tra le bellezze dei “trovanti e del Cercante” e di orologi che nella memoria del cuore si fermano per l’Evento che ti fa “perdere la testa”. Ascoltiamo dalla Parola anche l’annuncio di una non tanto comoda verità; è compito mio trasmettervela cruda e nuda, pane non facilmente digeribile: Dio ancora chiama e fa sentire la sua voce, che ti smuove dalle tue comodità, facendoti alzare in piedi nel cuore della notte; volutamente ho usato il verbo al presente perché sarebbe un grave errore teologico coniugarlo solo al passato, in quanto continua ed irrefrenabile è questa azione di Dio. Anche mentre io sto scrivendo queste righe Egli sta chiamando qualcuno o qualcuna alla sequela di un Amore che ti affascina e ti rapisce il cuore. Non bastano neanche tutti i rumori di questo mondo, messi insieme, per fungere da silenziatori alla Sua Voce suadente; Essa sorprende ancora e ti attraversa l’anima, mettendoti in cammino per scoprire e ritrovare la tua vita come sentiero di luce e la tua persona come strumento finalmente accordato di sinfonie celesti. Quanto bello ed importante per noi sarebbe “ridurre ad uno”, e cioè la chiamata di Dio, le tante belle o meno belle esperienze che ogni giorno viviamo! Vi propongo, quindi, sommessamente ed umilmente, di registrare, anche in questi tempi, nel vostro intimo il vocale della chiamata di Dio: cosa mai ci potrà star chiedendo oggi il Furbo e Sano “Approfittatore e Rapitore di cuori? Non è che nell’illusione di farlo silenziare ci stiamo riempendo di troppi rumori? Può essere che i padri spirituali li stiamo lasciando da troppo tempo senza far nulla? Carissimi e carissime, il percorso, purtroppo non culinario, che parte dallo stomaco oggi la Parola ci annuncia che passa per le orecchie: cuori che desiderano orecchie che si aprono! Chi ha fame di Dio acuisce il suo udito spirituale e come alcuni radar della tecnologia o le orecchie sensibili di alcuni animali, si rende pronto a cogliere ogni Suo balzo, mozione o sussulto per essere pronto a recepire e trasformare la sua vita; trasformare la vita, parola magica: il Maestro un giorno disse che per trovarla bisogna perderla per Lui; ecco il mio augurio cordiale e la strada che il Vangelo apre soprattutto ai più giovani tra di noi: perdere la vita e, almeno per una volta, perdere la testa per Qualcuno o per qualcuno e qualcuna di questo mondo; qui, in questo mondo, sull’umano piano di attività siamo stati abili a commercializzare tutto, anche gli affetti e le relazioni, imprimendo loro il marchio della scadenza e del processo di inacidimento. Ciò che vale non scade e non inacidisce, nonostante la corrosione inevitabile del tempo. Concludo con un’immagine, desunta da quale settore, indovinate? Ai miei “aficionadi” è praticamente inutile la risposta: un calciatore brasiliano molto maturo è ritornato per giocare in Italia in una squadra di rango inferiore, dopo aver già militato in una grande squadra, solo per accompagnare nella stessa squadra il suo figliolo, scegliendo di scender ancora in campo ad una bella età, cioè oltre “i suonati quarant’anni”: quel figlio necessita che il suo papà lo sappia ben indirizzare perché abbia successo! E con i nostri papà dello spirito troppo spesso in panchina, come la mettiamo?

Don Luigi, servente cibo agli affamati

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