Spaccio in Penisola sorrentina. Nuove condanne per i Di Martino

Penisola sorrentina. Dieci anni di carcere cancellati e condanne ridotte e rideterminate per tutti i 5 imputati. Si chiude così il processo d’Appello nato dall’inchiesta “Terra delle Sirene”, l’indagine condotta dalla Procura di Torre Annunziata sull’affare spaccio tra Gragnano e la Penisola Sorrentina. In tutto poco più di vent’anni di reclusione complessivi per gli imputati che avevano optato per il rito abbreviato. Mario Molinari, cognato del boss di Gragnano, Leonardo Di Martino, ha incassato 6 anni e 2 mesi di reclusione. Lo leggiamo su Metropolis di oggi.

Molinari, difeso dagli avvocati Antonio de Martino e Alfonso Piscino, era stato condannato, in primo grado, a 8 anni e 10 mesi di carcere. Ridotta la condanna anche per Luigi Cioffi (4 anni e 2 mesi contro i 6 anni e 8 mesi del processo di primo grado) e per Viviana De Liso passata da 5 anni e 8 mesi a 3 anni e 10 mesi. A completare il quadro la sentenza a carico di Fabio Di Martino, figlio del capoclan Leonardo e fratello di Antonio, l’ex boss latitante di Iuvani catturato a Gragnano a dicembre dopo una fuga durata due anni. Di Martino – difeso dagli avvocati Antonio de Martino e Francesco Romano – è stato condannato a 4 anni e 4 mesi a fronte dei 6 anni e 4 mesi del processo di primo grado. Mentre passa da 5 anni e mezzo di carcere a 5 anni di reclusione Giuseppe Di Martino, alias “pippetto”, ritenuto tra i referenti dei Di Martino in Penisola Sorrentina e recentemente coinvolto in un’inchiesta per usura a Vico Equense.

Per Molinari e Fabio Di Martino i giudici della sesta sezione penale della Corte d’Appello di Napoli hanno anche disposto l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. I 5 imputati sono anche stati condannati a pagare multe per 120.000 euro complessivi. Entro 60 giorni verranno depositate le motivazioni della sentenza. Una sentenza che comunque conferma il castello accusatorio eretto dai pm di Torre Annunziata. Le attività investigative condotte dai carabinieri hanno preso il via all’inizio del 2018 in seguito ad alcuni incendi sospetti di auto e piccoli danneggiamenti verificatisi negli ambienti degli spacciatori di Vico Equense. I militari dell’Arma, grazie anche all’ausilio di intercettazioni ambientali, telefoniche e telematiche, hanno appurato il tentativo di ”invasione” territoriale in atto da parte di alcuni gruppi legati a doppio filo alla storica dinastia di narcos con base sui Monti Lattari. Un’inchiesta capace di ricostruire «centinaia di cessioni di droga, trasferimenti di stupefacente, ingenti pagamenti di contanti a produttori e fornitori, aggressioni tra malavitosi per ottenere il controllo criminale del territorio», come ribadito all’indomani dell’operazione dai vertici della Procura di Torre Annunziata.

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