Sorrento: abusivi i lavori al Vallone dei Mulini, l’accusa della Procura

Sorrento. Abusivi i lavori al Vallone dei Mulini, l’accusa della Procura . Oggi ne parla su Il Mattino di Napoli Dario Sautto.

I lavori nel «Vallone dei Mulini» non potevano essere autorizzati. Va verso il processo l’ex assessore e adesso consigliere comunale d’opposizione Mariano Pontecorvo, imprenditore di Sorrento eletto in quota alla civica «Il Ponte». I sigilli alla struttura erano scattati lo scorso marzo, quando la Procura di Torre Annunziata decise di approfondire una denuncia presentata dal WWF Terre del Tirreno che parlava di lavori invasivi, danni alla flora spontanea e alla fauna locale, ma soprattutto modifiche del rudere dell’antico mulino. Dopo i primi approfondimenti, la Procura ordinò il sequestro dell’area, convalidato dal gip del tribunale di Torre Annunziata e successivamente dal Riesame di Napoli. A fine dicembre gli uffici inquirenti hanno chiuso le indagini e ieri mattina sono stati notificati a Pontecorvo gli atti che sono il preludio alla richiesta di rinvio a giudizio. Ovviamente, nei prossimi venti giorni, l’indagato potrà provare a evitare il processo chiedendo di essere ascoltato o presentando memorie scritte.

«Non era un semplice restauro» secondo i consulenti della Procura, che dunque hanno ritenuto una parte di quegli interventi totalmente abusivi. Il rudere del mulino era stato acquistato dalla società «Il Maccheronificio», amministrata da Pontecorvo, che successivamente aveva presentato un progetto di restyling per il riutilizzo in chiave turistica dell’immobile storico che sorge nel cuore della valle alle spalle di piazza Tasso. Il progetto prevedeva innanzitutto una scerbatura dell’area e successivamente un «intervento di restauro e risanamento conservativo del manufatto ex mulino». Ma secondo l’accusa emergono incongruenze nei permessi, dubbi sulla destinazione d’uso finale e difformità dall’autorizzazione paesaggistica. Dubbi confermati dalla relazione dei consulenti della Procura gli ingegneri Giuseppe Ponticorvo e Catello Zurlo che hanno ritenuto quei lavori «non conformi al PUT e al PUC» perché realizzati «in assenza di piani particolareggiati di restauro e risanamento conservativo». Inoltre, per gli inquirenti «non è possibile chiarire quale sia la destinazione d’uso finale» del mulino. La mancanza di autorizzazioni e la poca chiarezza sul futuro turistico di quella zona che nelle intenzioni prevedeva accesso gratis per i residenti a Sorrento e un biglietto d’ingresso per i visitatori che hanno spinto gli inquirenti a porre i sigilli alla zona. Nel frattempo, il WWF ha sottolineato come fossero da preservare gli alberi secolari ritenuti «monumentali» e la ricca fauna che si era impadronita della valle sorrentina, in particolare pipistrelli e rapaci.

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