SITA nel Caos. Su vicenda sospensione partita da Gragnano, da Massa Lubrense ad Amalfi e Sorrento chi difende e chi accusa l’azienda

SITA nel Caos. Su vicenda sospensione partita da Gragnano, da Massa Lubrense ad Amalfi e Sorrento chi difende e chi accusa l’azienda . È una dura e netta presa di posizione quella messa nero su bianco in un volantino che già da stamattina è stato  distribuito nei depositi di Sita Sud.  Non si discute che di altro nelle stazioni di riferimento della Penisola Sorrentina , a Sant’Agata di Massa Lubrense e Sorrento, e ad Amalfi per la Costiera amalfitana. Ma poco trapela dall’azienda , una vicenda che pare sia partita direttamente della Puglia, con indagini sui servizi in Campania fra la provincia di Salerno e Napoli, ma si tratta di rilievi di carattere lavorativo amministrativo, dai quali i diretti interessati si stanno difendendo, e hanno anche risolto la cosa , ma succede di tutto .

Il Volantino dei “Noi lavoratori liberi ”

Il documento, sottoscritto da un gruppo che si firma “Noi lavoratori liberi” contiene la difesa a spada tratta dell’azienda e della decisione del direttore, Simone Spinosa , di procedere con un provvedimento di sospensione dal lavoro e dalla remunerazione di due lavoratori accusati di alterare le loro presenze in azienda. Due lavoratori che occupano anche posizioni apicali all’interno della Fit Cisl che nel volantino, viene attaccata frontalmente. Dal sindacato, scrive Eleonora Tedesco su La Città di Salerno, infatti, è partita la difesa dei due dipendenti sospesi attraverso il ricorso all’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Salerno e al Garante per la protezione dei dati personali con due lettere in cui si denuncia la “violazione della privacy (omessa vigilanza, diffusione e utilizzo improprio dei dati sensibili) da parte della società Sita Sud”, oltre che la violazione delle norme “del Codice in materia di protezione dei dati personali”.

Il sindacato contesta. Indagini con investigatori privati, ma i dipendenti si stanno discolpando

Al di là del merito dei provvedimenti assunti dall’azienda contro i lavoratori, il sindacato contesta il metodo, gli strumenti e i soggetti terzi che sono stati coinvolti nell’indagine interna che ha fatto scaturire questo provvedimento così drastico e preludio (in mancanza di controprove adeguate) di licenziamento per giusta causa e fondato motivo. L’indagine interna all’azienda, condotta anche attraverso l’uso della videosorveglianza, avrebbe sorpreso i due dirigenti sindacali a coprirsi rispetto ad assenze ingiustificate. In particolare, stando a quanto sarebbe emerso, uno dei due copriva l’altro facendolo risultare regolarmente al lavoro mentre era altrove tranne che negli uffici della Sita. Si tratta di provvedimenti drastici che arrivano a quattro anni dai 9 licenziamenti dei lavoratori scoperti ad aver usufruito indebitamente dei permessi concessi dalla legge104 (accordati per consentire l’assistenza a familiari non autosufficienti). All’epoca, per stanare i dipendenti che approfittavano dei permessi, la Sita si avvalse del lavoro di un’agenzia investigativa. Inizialmente, l’azienda invitò i dipendenti a discolparsi fornendo prove concrete e inoppugnabili della loro innocenza. In mancanza di riscontri, furono inviate le lettere di licenziamento. Nella vicenda era stato coinvolto anche un decimo lavoratore che, una volta presentate le prove necessarie a sua discolpa, è stato pienamente reintegrato nell’azienda e al lavoro. C’era, in particolare, un “vizio di forma” dovuto alla confusione tra due gemelli. Successivamente, altri due lavoratori hanno vinto il ricorso contro il licenziamento e sono stati reintegrati.

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