Roma, strage nell’ospizio: «In 5 uccisi dalle esalazioni» Ma le stufe non si trovano

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Roma, strage nell’ospizio: «In 5 uccisi dalle esalazioni» Ma le stufe non si trovano. «Sembrava stessero dormendo». Sabrina Monti titolare della casa di riposo Villa dei Diamanti, una struttura immersa nelle colline di Lanuvio, alle porte di Roma, è sotto choc mentre i carabinieri le rivolgono le prime domande. Cinque dei suoi ospiti sono morti nella notte, altri sette, tra cui due operatori sanitari, sono ricoverati in gravi condizioni. Dovevano essere trasferiti in mattinata in un’altra struttura perché erano stati contagiati dal Covid.
Ad ucciderli invece è stato il monossido di carbonio tracciato inesorabilmente dai rilevatori dei vigili del fuoco durante i rilievi. È l’unica certezza. Perché per ora i tecnici non hanno capito da dove sia arrivato il gas mortale. Due le ipotesi. La prima che il tubo della caldaia esterna alla villa possa aver avuto delle perdite che in qualche modo sono finite nelle camere dove dormivano gli ospiti. L’altra è che vi fossero all’interno delle stufe alternative che potrebbero aver prodotto il gas mortale, di cui però non vi era traccia. Un giallo che solo ulteriori accertamenti tecnici potranno risolvere.
L’allarme è scattato poco dopo le otto di mattina. La titolare non riuscendo a parlare al telefono con gli operatori è andata di persona alla villa di via Montegiove. Pazienti e infermieri, infatti, dovevano essere trasferiti in mattinata in altre strutture sanitarie perché un paio di giorni prima erano stati trovati positivi al Covid, contagiati probabilmente da uno degli assistenti che a sua volta, pur essendo asintomatico, aveva contratto il virus.
Quando Sabrina Monti è entrata tutti gli ospiti erano ancora nei loro letti, un operatore sdraiato sul divano e l’infermiera accasciata sulle scale che portano al primo piano della villetta. Immediato l’allarme. Sul posto, intanto, sarebbero arrivati anche un altro addetto alla struttura e il marito della proprietaria.
Un intervento complicato quello dei primi soccorritori giunti con le ambulanze in pochi minuti. Perché oltre ad aver a che fare con pazienti positivi, c’era il concreto rischio di intossicarsi a loro volta. Il primo a entrare è stato un dottore del 118 di Cisterna di Latina che ha cominciato a portate fuori a braccia i pazienti che davano ancora segni di vita. Sono state aperte porte e finestre per permettere il ricambio dell’aria. Quattro anziane, ormai decedute, invece, sono state lasciate nei loro letti, una invece è morta nel giardino durante l’estremo tentativo di rianimazione.
I DUBBI «Avevo sentito mio zio un paio di giorni fa – spiega Alessandro, parente di uno dei pazienti miracolosamente scampati alla tragedia, ricoverato a Tor Vergata – si era lamentato che la sera faceva molto freddo». Parole che potrebbero celare una parte di verità. Forse la caldaia non andava a dovere. Investigatori, vigili del fuoco, compreso il pm Giuseppe Travaglini, che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo plurimo, dovranno sciogliere una matassa che appare ancora complicata. Nonostante il sopralluogo del Nucleo Nbcr dei vigili del fuoco, specializzato in questo tipo di interventi, infatti, non sarebbero emerse anomalie nell’impianto. C’è chi parla di un possibile reflusso dei fumi tossici che attraverso le tubature sarebbero rientrati saturando l’aria nell’intero edificio, costituito da due piani più una mansarda. Ma non è nemmeno esclusa l’ipotesi che potessero esserci delle stufe a gas, usate come rinforzo per riscaldare l’aria.
Mentre i militari continuavano il sopralluogo, alla villa sono cominciati ad arrivare alcuni parenti delle vittime, messi in allarme dai siti internet che rilanciavano le prime agenzie. È stato un ufficiale dei carabinieri a comunicare loro con grande delicatezza che mamma o papà non c’erano più, prima che l’ansia lasciasse definitivamente spazio alla disperazione. Altri sono stati dirottati al San Camillo e al Gemelli che avevano attrezzato le camere iperbariche per la disintossicazione dei casi più gravi.
La struttura per anziani era stata autorizzata nel 2017 dal Comune di Lanuvio. Tutto in regola, aveva spiegato in mattinata il sindaco, Luigi Galieti. «Non rientra in alcun modo tra quelle del servizio sanitario regionale», ha tenuto a precisare nel pomeriggio l’Unità di crisi Covid 19 della Regione Lazio. Che ha aggiunto: «La prima telefonata è giunta alle 9.20 al Nue 112 (numero unico per le emergenze) e i soccorsi sono stati immediati». Un orario che, però, non corrisponde alle dichiarazioni rilasciate da alcuni dei vicini che hanno udito «un grande trambusto verso le 8.30», un’ora prima. Ma per ora si tratta solo di dettagli. Ieri i carabinieri hanno ascoltato fino a tarda sera i responsabili della struttura, assistiti dal loro legale. E oggi i carabinieri del Nas torneranno nella villa per ispezioni tecniche più approfondite, che siano in grado di chiarire i punti ancora oscuri della tragedia.

Fonte Il Mattino

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