Ritorno a scuola, mamme sull’altalena: «Gioia per i ragazzi paura per i contagi»

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Ritorno a scuola, mamme sull’altalena: «Gioia per i ragazzi paura per i contagi». Trentatremila studenti delle scuole secondarie di primo grado, dopo lunghe settimane di Dad, ieri hanno ripreso a fare lezione in presenza. Ma non è stato un ritorno ordinario. Almeno non lo è stato per molte famiglie, che hanno vissuto lo scorrere delle lancette su un’altalena, divisi «tra la gioia di mia figlia, felice di rivedere i suoi amici, e la paura di vanificare i sacrifici fatti finora», spiega Giovanna Pierri. Sul fronte moderato si schiera Chiara Natella: «Non sono serena, viviamo con mamma che è anziana, ma sebbene la Dad sia stata una esperienza fantastica, mia figlia, che è molto timida, stava accusando delle difficoltà relazionali».
LE VOCI Quanto più la scuola è di quartiere, tanto più i genitori si sentono rassicurati: «Mio figlio frequenta la Nicola Abbagnano – dice Mariangela De Martino – e qui la situazione è sotto controllo. Gli alunni sono pochi, abitano tutti in zona. Forse chi vive in realtà più centrali o più affollate ha una percezione diversa». I dubbi sono tanti, a partire dall’assenza di informazioni sullo screening che, a rigor di logica, avrebbe dovuto essere fatto prima del rientro. «Si deve iniziare subito, abbiamo il diritto di sapere dove, come e quando – sottolinea Elena Cosentino – Mia figlia è tornata in aula ma avrei preferito che avesse continuato in Dad finché non fossero stati fatti i controlli, i contagi non si fossero stabilizzati e il clima fosse migliorato. A queste condizioni facciamo tutti da cavie. Basta un unico caso positivo per mandare in quarantena una classe o più, se le insegnanti dividono il loro monte ore su più aule e di questo passo potrebbero venire meno anche i docenti. Per non parlare della riapertura delle superiori, dove il tasso di studenti pendolari è molto più alto». Lo sa bene Carmen Paolillo, mamma di Salvatore, allievo del liceo Tasso: «Se esiste il diritto allo studio per chi vuole che i ragazzi studino in presenza, deve esserci anche per chi preferisce la Dad. Quanto alla socializzazione, non credo proprio che così si possa parlare di ritorno alla normalità. Gli studenti sono costretti da soli nel proprio banco, non possono avvicinarsi ai compagni e i docenti devono trasformarsi in vigili urbani per garantire il rispetto delle regole. Perché non consentire ai genitori di scegliere?». Sulla stessa lunghezza d’onda Mary Buono del gruppo Genitori Salerno Sì Dad: «Appare quantomeno anomalo che un Tar che ha accolto un ricorso per un ritorno in presenza, decida poi di mettere in smart working i suoi dipendenti. Consentiteci di valutare singolarmente il da farsi». Annadele Viviani non nasconde le preoccupazioni: «Mio figlio frequenta il Vicinanza ed è stato contento di tornare. Sarebbe stato meglio però posticipare l’avvio delle lezioni in presenza, attendendo l’arrivo della primavera».
GLI SPAZI Critica Monica Falchi, mamma e insegnante: «La situazione è complessa perché non tutte le scuole hanno aule sufficienti e nulla è stato fatto per trovare spazi alternativi. Inoltre c’è il problema degli assembramenti all’esterno degli istituti. Chi vigila? E poi è veramente complicato garantire il distanziamento tra i ragazzi». Rosaria Chechile, tra i firmatari del ricorso, è invece soddisfatta, in particolare per suo figlio che frequenta la scuola Pirro: «Dopo un anno chiuso in casa è felicissimo di rivedere gli amici. Per i ragazzi è una specie di ritorno alla normalità e bisogna tenerne conto». Per Marialuce Preziosi, la gioia della ripresa prevale sulla paura del contagio. «Ho un po’ d’ansia, lo ammetto, ma mi sono detta di non lasciarmi sopraffare e di uscire dalla comfort zone della Dad, che pure ha funzionato benissimo, per consentire a mia figlia di mettersi in gioco. Certo, bisognerà usare precauzioni maggiori, proteggendo in primis i nostri anziani». A spaventare i genitori c’è poi un altro elemento: «Chi finora è riuscito a porre un freno alle uscite pomeridiane e serali, si ritroverà senza armi – spiega Patrizia Porpora – Come farò ad essere rigida con mio figlio sullo svago, se poi gli consento di andare in classe con altri venti ragazzi in uno spazio che non mi convince affatto?». Lo stesso dubbio se lo pone Antonia Grimaldi, mamma e insegnante: «Mia figlia e i suoi amichetti non sono mai usciti. Ora potrebbe essere diverso. Il mio lato emotivo mi fa essere felice della ripresa: i ragazzi erano dei vulcani. Ma il mio lato razionale mi fa vivere con ansia, soprattutto quando leggi di scuole chiuse a pochi giorni dall’apertura».

Fonte Il Mattino

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