Riapertura scuole in Campania, rientro promosso: a Napoli aule piene al 90%

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Riapertura scuole in Campania, rientro promosso: a Napoli aule piene al 90%. Sui gruppi delle famiglie no Dad e pro Dad è stato il giorno della verità. Il rientro a scuola dell’infanzia e delle prime due classi della primaria di Napoli dopo le festività natalizie ha visto prevalere la presenza degli alunni in aula. I genitori pro Dad infatti avevano chiesto di disertare da ieri a domani ma la sconfitta è evidente poiché le percentuali di presenza sono state sul 90 per cento. D’altro canto anche i genitori no Dad con figli dalla terza classe in poi non hanno visto una grande partecipazioni allo sciopero chiesto a gran voce: i pc spenti sono stati meno del 10 per cento. Tra loro gli studenti del liceo Fonseca, che insieme a Vico e Genovesi, mantengono forte la loro posizione contro la didattica a distanza. Da oggi in poi i liceali riprenderanno, tempo permettendo, le lezioni carbonare in piazza o fuori l’edificio scolastico, mentre i genitori pro Dad con figli dalla terza elementare in poi stanno decidendo di disertare la presenza da lunedì prossimo. Si ripresenterà, quindi, uno scenario simile alla ripresa delle prime due classi di dicembre, con aule deserte i primi giorni che poi sono andate a riempirsi piano piano.

Anche questo nuovo giorno di scuola è andato. Agli ingressi c’è chi esprime preoccupazione e chi invece sollievo perché aveva temuto che anche i più piccoli tornassero alla didattica a distanza. «La presenza è stata molto alta» ammette Rosa Cassese, dirigente del Madonna Assunta di Bagnoli. E tutto sommato in città, tranne rari casi, l’andamento è stato buono. A giorni partiranno le iscrizioni per la refezione sulla piattaforma del Comune, dopo un censimento tra le famiglie chiesto ai dirigenti. «Con mio stupore, un terzo degli alunni iscritti al tempo pieno non ha aderito alla refezione. Non è mai successo in passato, credo sia un effetto della pandemia» ammette Cassese.

Chi invece sta protestando a gran voce sono gli studenti delle superiori di secondo grado che teoricamente, monitoraggio dei contagi permettendo, dovrebbe riprendere il 25 gennaio. La mobilitazione degli studenti di Napoli contro la Dad non è stata massiccia ma comunque è un segnale «contro la cattiva gestione del rientro a scuola». A organizzare l’astensione dalle lezioni online è l’Osservatorio Popolare Studentesco composto dai vari coordinamenti studenteschi della città e un gruppo di insegnanti. «Stiamo vivendo sulla nostra pelle le contraddizioni di questo periodo. Per questo motivo chiediamo a gran voce di rientrare a scuola il 25 gennaio, ma in una scuola sicura» dicono gli studenti tra cui i liceali di Fonseca, Vico e Genovesi. Tante le richieste tra cui «nuovi spazi per svolgere la didattica in sicurezza; maggior numero di assunzioni in tutto il comparto scuola, che possano garantire sicurezza, rinnovo e un’equa distribuzione delle mansioni; più sicurezza nel trasporto pubblico». Sul rientro in aula degli studenti delle superiori c’è da ricordare il documento operativo per la ripresa delle attività didattiche in presenza nell’area metropolitana di Napoli pianificato dalla Prefettura che prevede ingressi a due orari differenziati (8 e 10) e una raccomandazione ai sindaci di posticipare alle 11 gli orari di apertura di esercizi commerciali e uffici pubblici.

«Una raccomandazione è insufficiente mentre invece esistono due leggi del 2000 che obbligano a pianificare orari di apertura e chiusura di tutte le attività presenti sul territorio metropolitano e campano» sottolinea Emilia Leonetti, presidente dell’associazione Vivoanapoli che da anni si batte affinché siano applicate. «Con le difficoltà della pandemia, in vista delle riaperture delle scuole è più che mai urgente la loro applicazione. A metà ottobre abbiamo inviato una pec al sindaco de Magistris e al presidente De Luca ma non c’è stato nessun seguito. Abbiamo anche pubblicato su change.org una petizione per raccogliere firme a sostegno della nostra richiesta, un’assemblea pubblica online e ho di recente scritto al prefetto affinché prevedesse tavoli di concertazione per la diversificazione degli orari della città in modo da ridurre gli assembramenti e ridurre il rischio di contagio».

Fonte Il Mattino

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