Pasquale Buonocore il numero uno del Settebello!

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Pasquale Buonocore il numero uno del Settebello!

Pochi sanno che Meta di Sorrento vanta un campione olimpico. Pasquale Buonocore fu il vero numero 1 della mitica nazionale italiana di pallanuoto dell’immediato dopoguerra. Quella compagine così forte e vincente da apporle un nomignolo particolarissimo: SETTEBELLO. Numero 1 sulla calottina rossa di portiere ma numero 1 per le sue doti atletiche ed ancor più umane nella vita. Buonocore fu capitano in vasca e fuori di una nazionale pigliatutto capace di due epiche imprese ovvero vincere alla grande il campionato europeo del 1947 a Montecarlo ed il titolo olimpico a Londra nel 1948. Classe 1916 il portierone napoletano con sangue metese nelle vene aveva il carisma innato del fuoriclasse e dell’uomo. Formava con Bulgarelli ed Arena il trio campano della R.N. Napoli, che a man bassa, vinse 5 titoli nazionali: 1939, 1941, 1942, 1949, 1950. Cresciuto nella Canottieri Napoli passò giovanissimo al club rivale della Rari Nantes. Era strabiliante la sua elevazione in acqua, la sua statura ed un’incredibile colpo di reni che uniti ad una rara fisicità longina (un’enorme apertura di braccia) lo relegavano quasi naturalmente al ruolo di portiere.
Buonocore amava Meta, non solo perché terra dei suoi nonni e della madre, ma anche in relazione ad una graziosa casetta atavica semiscavata nel costone tufaceo che considerava la sua reggia vicino al mare nel borgo del Purgatorio. Talvolta il portierone invitava i suoi amici pallanotisti partenopei in questa casa. Buonocore fu chiamato alle armi ed impegnato sul fronte jugoslavo durante la seconda guerra mondiale. Fu egualmente tesserato alla R.N. Napoli negli anni bellici. Sicuramente il palmares di Buonocore è stato limitato dagli eventi bellici.
Proprio nel dopoguerra Buonocore divenne il leader indiscusso della sua compagine ed ancor più della nazionale italiana. Fu lui insieme a Bulgarelli ed Arena a coniare il nome “settebello” in una divertente e genuina intervista col mitico radiocronista Nicolò Carosio alle olimpiadi londinesi del 1948. A riguardo si è molto romanzato; qualcuno dice che la passione per il gioco delle carte da parte degli atleti in calottina abbia dato origine a questo nome o forse per l’indubbio charme dei sette aitanti pallanotisti azzurri.
La semirovesciata a pelo d’acqua sul palmo di mano laterale nel gergo della pallanuoto viene chiamata “beduina”. Ed anche questo strambo nomignolo si deve al mitico portiere che in allenamento rimase sorpreso dal compagno Arena che la effettuò per la prima volta beffandolo e gli scappò d’impulso da bocca: “Gildo ma che razza di tiro hai fatto? Proprio strano! Questa è proprio una cosa beduina!”. Da allora si chiamò beduina quel tipo di tiro. Buonocore si ritirò nel 1951. Professionalmente si impegnò proficuamente come ingegnere e rimase negli ambienti sportivi come dirigente. Fu nominato cavaliere e ricevette l’onorificenza dalle mani di Aldo Moro. Dopo essersi sposato ebbe due figli Sandro e Giancarlo. Frequentava con assiduità e passione Meta, amava nuotare a mare e lo ricordo quando passava nuotando come un siluro nelle acque del Lido Resegone. Il portierone si dimostrò anche uomo di grande carisma impegnandosi a fondo nell’assegnazione di vitalizio per merito sportivo al suo amico ed ex coequipieur Bulgarelli finito letteralmente in miseria. Il figlio Sandro mi ha rivelato che il papà era molto scaramantico tanto che ai campionati europei del 1947 vinti dal settebello si fece portare a Montecarlo dalla moglie una calottina portafortuna che aveva inopinatamente dimenticato a casa. Fu magistrale la parata con la quale l’Italia riuscì ad aggiudicarsi la finale olimpica. La foto che lo immortala in quella parata ci dà il senso ed il valore agonistico dell’atleta. Il fotogramma mostra qualche istante dopo la parata come ancora l’intero torace del portiere rimanga straordinariamente al di sopra del piano dell’acqua della piscina. Quella della pallanuoto fu la prima medaglia olimpica che l’Italia vinse nel dopoguerra. Si pensi che l’Italia rischiò fino a qualche mese prima di non prendere parte a quei giochi olimpici per ragioni politiche (come infatti accadde alla Germania). Solevo spendere qualche battuta col mitico portiere di buon mattina all’uscita dell’edicola dove si recava quotidianamente a comprare il giornale. Parlavamo di pallanuoto, di nuoto e di sport in generale. Mi colpiva sempre quella sua fermezza nella pacatezza; mai una parola fuori posto, mai un giudizio avventato ed una riservatezza grande quanto il suo innato carisma. Il portierone morì nel 2003; la sua carriera fu sintetizzata da uno splendido articolo dell’ottimo giornalista Aronne Anghilieri apparso sulle pagine della Gazzetta dello Sport con uno straordinario titolo:
LO ZAMORA DELL’ACQUA.
Zamora fu un mitico portiere di calcio spagnolo… forse il più grande di tutti i tempi.
Meta di Sorrento deve molto a questo campione e a questo uomo, purtroppo poco ricordato ai posteri (e non dai posteri… si badi bene). Sarebbe d’uopo apporre una bella targa a fronte della sua bella casetta al borgo del Purgatorio.
Senza retorica né piaggeria, sarebbe il minimo per l’unico campione olimpico metese e peninsulare. Grazie Capitano Buonocore!

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