Operazione anti-usura in Penisola: la verità dietro la vicenda

Penisola sorrentina-Castellammare di Stabia. Torniamo anche oggi sulla questione della maxi operazione anti-usura. Le loro ditte erano già in crisi da almeno un paio d’anni. Poi è arrivato il Covid che ha finito di complicare le cose. Tanto che per evitare di chiudere hanno chiesto prestiti fino a 20mila euro, su cui venivano applicati interessi del 10 per cento al mese. Loro, le vittime, sono sei piccoli commercianti della Penisola sorrentina e di Castellammare di Stabia il cui incubo è terminato ieri quando i carabinieri della compagnia di Sorrento hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare a carico di sei indagati, accusati di aver messo in piedi una vera e propria holding dell’usura, attiva dal 2018 a oggi.

Come riporta Metropolis di oggi, in carcere l’imprenditore di Vico Equense Michele Ferraro, già arrestato per gli attentati a suon di bombe contro una ditta edile “rivale” del posto. In cella anche sua moglie Marianna Annunziata, accusata di aver fatto da tramite per il recupero dei soldi mentre il marito era agli arresti. Carcere per Angelo Marchitano, cinquantenne di Castellammare di Stabia, ritenuto un pilastro del presunto business usura e gestore di una sala gioco in città. Stessa misura per Giuseppe Di Martino, quarantunenne già imputato per l’affare droga in Penisola sorrentina e la cui compagna, Alessia Savarese, è ai domiciliari perché incinta. Obbligo di firma invece per Mario Ferraro, 37 anni di Vico Equense, fratello di Michele. Eseguiti anche sequestri per un valore complessivo di circa 450mila euro. Nel dettaglio, nei confronti di Marchitano, Di Martino e Savarese, sono state condotte indagini patrimoniali: per la Procura di Torre Annunziata, non vi sono giustificazioni sulla provenienza di alcune somme di danaro riconducibili anche ad alcuni parenti degli indagati i quali risultano pure in possesso di beni sproporzionati ai redditi dichiarati.

Sotto chiave un appartamento, un garage, un’auto, due motocicli, tre conti bancari, cinque libretti di risparmio bancari, quattro depositi di risparmio postali, due fondi banco-posta e quattro carte di credito prepagate. Sono dieci gli episodi finiti sotto la lente d’ingrandimento della Procura. I carabinieri della compagnia di Sorrento diretti dal capitano Ivan Iannucci con l’apporto della sezione operativa del Norm affidata al luogotenente Giuseppe Donno hanno ricostruito l’intera rete usuraia con intercettazioni telefoniche e ambientali, appostamenti e ascolto delle vittime delle vessazioni. Non solo: cruciali, per l’inchiesta, pizzini, libri mastri e comunicazioni scritte recuperate dagli inquirenti. Si tratta di appunti nei quali erano riportati gli importi dei prestiti e i nomi delle vittime. Ferraro viene incastrato per alcuni colloqui con la consorte che, mentre il marito è agli arresti, è chiamata – stando alle ipotesi dei carabinieri – a occuparsi in prima persona del “recupero crediti”.

 

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