Ilaria Carleo, la giovane salernitana che ha scoperto un nuovo sistema planetario

Salerno. Con che occhi guarda il cielo una giovane della provincia salernitana? Ilaria Carleo ha volto lo sguardo verso stelle e pianeti dalla sua stanza di Pontecagnano Faiano e, a furia di sognare, è arrivata a guidare il team che ha scovato il sistema planetario più giovane scoperto dal satellite Tess della Nasa. Ilaria è ricercatrice alla Wesleyan University negli Stati Uniti e associata all’Inaf (Istituto Nazionale di Astrofisica) di Padova ed è la prima autrice dell’articolo che presenta i risultati della scoperta, pubblicato sulla rivista Astronomy & Astrophysics.

Un sistema di appena 80 milioni di anni. La storia, come riporta oggi La Città di Salerno, inizia alla fine del 2018, quando il satellite Tess (Transiting Exoplanet Survey Satellite) della Nasa registra un calo nella luminosità di una stella nana arancione, poco più piccola e fredda del Sole, che si trova a circa 500 anni luce da noi. La stella viene identificata come Toi-942, (“Target of interest”) cioè una sorgente potenzialmente interessante, da continuare a studiare. L’interesse presto si dimostrata fondato. Ilaria Carleo guida l’analisi dettagliata dei dati del satellite Tess insieme a collaboratori in molte altre sedi Inaf in giro per l’Italia ma anche nel mondo. Tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020, nell’ambito del progetto Gaps2 (Global Architecture of Planetary Systems 2) che coinvolge gran parte della comunità astronomica italiana dedicata allo studio degli esopianeti (pianeti che non appartengono al Sistema Solare), il team condotto dalla Carleo ha osservato questa stella anche con il Telescopio Nazionale Galileo, dotato di uno strumento dedicato allo studio degli esopianeti. E lo studio ha confermato che il segnale registrato da Tess era effettivamente causato da un pianeta che completa un’orbita intorno alla stella ogni 4 giorni. E non solo: ha rivelato anche un secondo pianeta, più esterno, intorno alla stella, con un periodo orbitale di 10 giorni. «Entrambi i pianeti – spiega la ricercatrice – hanno un raggio circa 4 volte maggiore di quello della Terra, quindi simile a quello di Nettuno: si tratta di un sistema planetario formato da due “nettuniani caldi”, che orbitano molto vicino alla loro stella. Quindi, con i dati ottenuti, è stato possibile studiare a fondo la stella che ospita questi due pianeti e misurare in particolare l’età del sistema, compresa tra i 30 e gli 80 milioni di anni».

Il cielo sopra Faiano. Quella di Ilaria Carleo per l’Astronomia è un amore nato presto, fin da bambina quando tra le amichette si gioca a immaginare che cosa si diventerà da grande. Una passione che le stessa definisce “innata”. «Sin dalle scuole elementari, quando le maestre ci assegnavano i temi in cui scrivere “Cosa vuoi fare da grande” racconta – io ho sempre mostrato il mio desiderio di diventare un’astronoma». Nell’incontro tra la ricercatrice salernitana l’Astroniomia c’è stato anche lo zampino del papà. «Del merito – confida – va sicuramente anche a mio padre, appassionato di Astronomia che non perdeva occasione (e lo fa tuttora!) di mostrare il suo entusiasmo per l’osservazione delle stelle. Una storia che mi piace sempre raccontare è il ricordo di quando io e mio padre tornavamo a casa dalla palestra del paese dove son cresciuta, Faiano, passeggiando sotto il cielo stellato e l’oscurità della collina, e lui mi mostrava spesso le costellazioni e mi trasmetteva il suo stupore. Stesso stupore che aveva mentre guardavamo i documentari di astronomia o mentre facevamo viaggi in macchina e lui mi chiedeva perché la Luna si muovesse rispetto a noi, alimentando la mia curiosità e meraviglia verso questa scienza affascinante ». Dalle suggestioni condivise e, come spiega «con questo obiettivo in mente, ho deciso di prendere la Laurea Triennale in Fisica all’Università di Salerno. Già in quel periodo avevo deciso di dedicarmi allo studio dei pianeti extrasolari per la mia tesi». Poi la laurea magistrale in Astrofisica e Cosmologia all’Università di Bologna, continuando con lo studio degli esopianeti. «Sono andata a Padova per il mio dottorato, conseguito all’Università di Padova e Osservatorio Astronomico di Padova. Durante il dottorato – continua ho collaborato con l’Università del Texas in Austin, trascorrendo lì 3 mesi. Poi due anni fa, ho deciso di accettare un’offerta per un post dottorato in Connecticut, alla Wesleyan University».

Il legame con l’Italia. Ora la ricercatrice salernitana si trova negli Usa e, spiega «vivere negli Stati Uniti è stato sempre un sogno nel cassetto, proprio come quello di diventare astronoma. Quindi ora sto coronando entrambi». Dal Stati Uniti, però, guarda sempre con affetto alla sua terra, alla sua città di origine dove si trovano ancora gli affetti più importanti. «Si può dire ricorda – che il distacco dalla mia città natale è stato graduale, anche se il salto dal Sud al Nord è stato più piccolo del mio recente salto dall’Italia agli Usa. Nonostante ciò, sono sempre molto legata al mio territorio, alle mie tradizioni, e purtroppo la pandemia mi sta tenendo lontana da oltre un anno ormai. Non so se sia una regola esatta, ma penso che venire da un piccolo paese di provincia renda i tuoi sogni più grandi. O almeno, è così che è andata nel mio caso. Gli Stati Uniti offrono grandi opportunità, ma non nego che spero, un giorno, che la mia terra abbia un posto anche per me, per avere la possibilità di godermi la bellezza del mio Paese e i miei affetti», conclude. E ritorna alle sue stelle

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