ETTORE MASTROGIACOMO E IL SUO TESTAMENTO

La redazione di Positanonews vuole ricordare l’ingegner Ettore Mastrogiacomo, pubblicando stralci del suo volume dedicato alla Penisola Sorrentina. In esso si legge l’amore per il territorio e la passione nel comunicarlo, attraverso le sue massime competenze e capacità. Il problema è,tra l’altro quanto mai attuale in questi giorni di cattivo tempo, in cui si registrano frane e smottamenti dappertutto, in ogni comune della Penisola. L’ing. Mastrogiacomo, non era in grado di battere i pugni sulle scrivanie degli amministratori, ne di alzare la voce per farsi ascoltare, cosa oggi, quasi necessaria, la sua, è una personalità strutturata di classe, rispettosa e garbata sempre. Compagno e marito per una vita di Donna Cecilia Coppola, la stimolava e la supportava su argomenti relativi al territorio e alla sua gente, a parlare di valloni ai bambini tanti tanti anni fa, con ricerche, foto e visite, fu proprio lei.Quello dei valloni è un altro argomento attualissimo. Famosissimo il Camper Donna, quale gesto di solidarietà e gratuità per le signore della Penisola. Non possiamo non abbracciare con grande emozione Luciano, il figlio.

Generico gennaio 2021

J. IL DISSESTO IDROGEOLOGICO
Il dissesto idrogeologico è diventato un problema grave per l’Italia tutta, particolarmente
pubblicizzato dai mass-media in occasione di situazioni più o meno
catastrofiche riportate in prima pagina per evidenziarne la gravità e il sollecito
intervento, ma la risposta degli Enti preposti, purtroppo, richiede spesso tempi
lunghi e burocratici e il problema o si risolve con lentezza o si rimanda.
Eppure l’erosione accelerata, lo sprofondamento del suolo, l’arretramento delle
linee di costa sono fenomeni che investono quotidianamente una superficie
sempre maggiore del nostro territorio e, al pari delle alluvioni o delle frane, determinano
danni economici e sociali ingenti nella maggior parte dei casi sottostimati.
In Italia purtroppo le competenze amministrative nel settore della difesa
del suolo sono frammentate tra vari organismi, tra Stato e Regioni, tra Comuni
e Province, con il risultato che il più delle volte non si è in grado di effettuare
azioni tempestive ed efficaci o non si osservano anche quelle rare normative
che, se correttamente applicate e sufficientemente controllate nell’esecuzione,
consentirebbero certamente una migliore difesa del tenitorio.
Eventi drammatici quali incendi, valanghe, alluvioni e frane, di cui si ha notizie
dai mass media, addolorano il territorio della Regione Campania, annunciando
tragedie e richiamando colpe e responsabilità. In seguito alla frana che colpì
l’abitato di Sarno, al fine di accelerare anche l’applicazione della legge 183/89,
I’ 11 giugno 1998 è stato emanato il decreto legge n. 180 che introduce misure
urgenti per la prevenzione del rischio idrogeologico. Detto decreto, convertito
e modificato con la legge 3 agosto 1998, n. 267, prevede la redazione di piani
stralcio di bacino per l’assetto idrogeologico volti all’individuazione e perirnetrazione
delle aree a rischio idrogeologico e all’attuazione di relative misure di
salvaguardia, inoltre permette il finanziamento di programmi di interventi urgenti
per la mitigazione del rischio idrogeologico, il potenziamento delle strutture
tecniche per la difesa del suolo e dell’ambiente e l’incremento delle reti di
monitoraggio meteo-idropluviometrico per omogeneizzarne la copertura su tutto
il territorio nazionale. Con il decreto legge 13 maggio 1999 n. 132, convertito
con legge n. 226/99, sono stati fissati i termini per la redazione dei piani stralcio
di bacino per l’assetto idrogeologico e introdotti i piani straordinari (approvati
dalle Autorità di Bacino e dalle Regioni) per fronteggiare le situazioni a rischio
elevato, soprattutto per l’incolumità delle persone, nonché per la sicurezza delle
infrastrutture e del patrimonio ambientale e culturale.

Gli eventi di Sarno, di Soverato, dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria e
le disastrose alluvioni del bacino del Po hanno evidenziato quanto l’Italia sia
un paese ad elevatissimo rischio idrogeologico, pertanto occorrono adeguati
finanziamenti non solo ordinari ma anche straordinari per sanare la fragilità del
territorio.
Nella Penisola Sorrentina il primo degli eventi disastrosi causati dal dissesto
idrogeologico risale al 1838, infatti lo attesta un documento ciel 15 febbraio
1838 redatto dall’ingegnere Luigi Giordano, direttore dei lavori della strada
Castellammare-Sorrento che, nel 1842, giunse finalmente a Sorrento. Riporto
alcuni passi della relazione dell’ingegnere che già denunciava l’assenza cli interventi
idonei ad arginare il pericolo frane: “Nella notte del 13 febbraio 1838,
presso Porticariello è avvenuto uno scoscendimento voluminoso cli macigni
che ha occupato tutta la lunghezza della strada. Altro scoscendimento di semplice
te1n e brecciame è avvenuto dalle falde dello spiazzo cli Puzzano, dove si era
ugualmente progettato un muro”. Altre frane catastrofiche che si sono abbattute
in Penisola Sorrentina sono quelle del 1910, 1924, 1932,1936 e del 1954, una
lunga serie di eventi franosi che sono continuati, purtroppo, nel tempo come la
frana di Termini-Nerano del 19 febbraio del 1963 che ha colpito il territorio di
Massa Lubrense con l’evacuazione dell’intera frazione per molti giorni. L’ evento
franoso presenta delle caratteristiche che sono strettamente legate ai terreni
superficiali costituiti eia pacchi di strati calcarei-marnosi, argille varicolori, inglobanti
blocchi e frammenti calcareniti e calcilutiti, oltre che di una importante
discontinuità tettonica passante al piede cli Monte Le Tore. Il dissesto franoso
per le piogge torrenziali di quel periodo si è trasformato in “colata lavica cli fango”
e la massa in frana ha raggiunto Marina del Cantone attraverso il canalone
che comunica col mare ape1to, dove la colata lavica ha attenuato la sua energia
cinetica non causando vittime.
Elenco una sequenza di date che scandiscono manifestazioni franose:
Il 23 novembre 1966 la frana dello Scrajo (Vico Equense) investì le pendici
sovrastanti lo stabilimento balneare “Scrajo” e la locale stazione della linea
ferroviaria della Circumvesuviana situata più a valle che venne spazzata via,
provocando la morte di tre persone. Bisogna considerare che il vallone dello
Scrajo è un’angusta incisione torrentizia che, dalle falde occidentali di Monte
Faito, raggiunge la costa dov’è situato lo stabilimento balneare. L’incisione
impiantatasi su cli una lineazione tettonica (versante di faglia) preesistente
presenta pendenze generalmente notevoli e nel tratto terminale viene superata
dalla ferrovia della Circumvesuviana mediante un viadotto su cui era colloca-
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ta la piccola stazione ferroviaria, collegata alla sottostante strada statale 145,
denominata Sorrentina, mediante l’ascensore in torre ed una passerella in calcestruzzo
cementizio armato. Circa cento metri più a monte della strada ferrata
della Circumvesuviana, il Vallone accoglie sulla sinistra un’incisione tributaria
(corso d’acqua) anch’essa impiantata su cli una faglia, che attraversa la zona
appena a valle ciel Convento di San Francesco e dell’attiguo Cimitero, con pendenza
cli valore notevole, oltre il 60%, a partire dal suo apice. Proprio in questo
sito, in concomitanza cli persistenti e concentrate precipitazioni meteoriche, si
è verificata la frana che ha avuto un’evoluzione rapidissima durante la sera del
23 novembre 1966.
Il dissesto ha interessato la coltre di materiali piroclastici che ricoprono le
rocce carbonatiche mesozoiche di quell’area dove gli spessori dei materiali superficiali
sono variabili e in funzione della morfologia del substrato calcareo.
I terreni in superficie sono costituiti maggiormente da materiali sciolti, più o
meno argillificati, frammisti a detriti calcarei e a terreno di natura vegetale. La
coltre aveva uno spessore variabile tra 1 e 4 metri, come si rileva dalla nicchia di
distacco del materiale mobilitato. Il substrato calcareo presenta un’immersione
degli strati a W-SW, con valori compresi tra 30° ed i 35°. Il movimento gravitativo
ha prodotto gravi danni sia nel!’ area di distacco, sia in quella di deiezione.
Nella zona a monte si è lesionato il muro di cinta del cimitero sul lato nordoccidentale,
costituendo un serio pericolo per la pubblica incolumità, inoltre è
crollato per un fronte di circa 50 metri il muro di contenimento della strada comunale
San Francesco. La conduttura dell’acquedotto locale, proveniente dalla
sorgente Sperlonga che alimenta la zona, è rimasta fratturata, inteITompendo il
flusso idrico del luogo. Poco più a valle gli uliveti sistemati a terrazze, sostenute
da muretti a secco in pietre calcaree, sono scomparsi, dando luogo ad una scarpata
molto ripida. La frana, seguendo l’incisione tributaria e quindi il Vallone
dello Scrajo, si è abbattuta sulla linea feIToviaria, distruggendo la stazione e
provocando la morte di tre persone. Anche la torre del!’ ascensore e la passerella
di collegamento con la stazione sono state gravemente danneggiate.
Una parte ciel materiale collassato, superando la linea ferroviaria, ha invaso
la strada Sorrentina con pesanti ripercussioni sul traffico veicolare e la chiusura
della strada stessa in ambo i sensi per numerosi giorni.
Il movimento franoso di tipologia “colata lavica” ha interessato solo i materiali

 

L’EROSIONE COSTIERA
Un altro grave problema presente in Penisola Sorrentina è rappresentato dall’erosione
della fascia costiera che provoca l’arretramento dei litorali, fenomeno
in crescente aumento e le cui dimensioni rilevanti provocano danni e ripercussioni
sulle opere portuali e sui manufatti esistenti in riva al mare.
La dinamica delle coste è un fenomeno per molti versi poco considerato, soprattutto
per gli aspetti geologici, per questo la realizzazione delle opere di ingegneria
civile deve tener conto non solo, come avviene, del rispetto delle leggi
della meccanica, ma anche non deve assolutamente trascurare l’evoluzione
geomorfologica che costituisce un ruolo essenziale nell’equilibrio del sistema
costiero. Tale aspetto evolutivo evidenzia quanto la fascia costiera sorrentina è
caratterizzata dal continuo arretramento sia della linea di costa bassa sia della
falesia tufacea per effetto di crolli indotti principalmente dal moto ondoso.
La porzione dell’avanspiaggia, limitata dalle normali escursioni delle maree, è
la zona cosiddetta intercotidale. La retrospiaggia è costituita dai depositi costieri
non recenti ed è sede di fabbricati abitativi, di luoghi di raccolta e darsene. Nella
spiaggia sottomarina gli elementi detritici, sottoposti ali’ azione incessante del
moto ondoso, vengono veicolati e subiscono spostamenti in avanti e indietro.
Per azione dei frangenti di costa i sedimenti, sollevati impetuosamente da moti
turbolenti, vengono in parte trasportati sulla spiaggia e in parte ricadono lentamente
sul fondo. Le correnti di risacca possono prelevare i detriti più fini della
zona intercotidale e dalla spiaggia sottomarina e spostarli verso il mare, inoltre
possono facilmente trasportare quei materiali che, sollevati dal moto ondoso.
restano per un po’ in sospensione presso il fondo. I detriti, rimossi, veicolati,
deposti e ancora trascinati, subiscono un continuo movimento verso la costa o
verso il largo, con direzioni variabili nello spazio e nel tempo e dipendenti dalla
rotta delle correnti litorali. I detriti vengono depositati in zone di più debole turbolenza,
di minore velocità delle correnti o in luoghi in cui si compensano due
correnti di verso contrario. Le spiagge possono subire erosione oppure avanzamento
a seconda se i prelievi sono maggiori o minori degli apporti di materiali
detritici. I granuli detritici vengono selezionati dal moto delle onde in rapporto
alle loro dimensioni, il loro peso e la loro forma. 1 più grossolani, generalmente
più pesanti, restano sulla spiaggia, mentre quelli più fini e leggeri vengono veicolati
e depositati a largo.
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Detti fenomeni erosivi possono comportare innalzamenti e abbassamenti ciel
livello del mare, generando una trasgressione o una regressione. L’innalzamento
improvviso ciel livello marino, causato eia fenomeni climatici, dà luogo alla trasgressione,
ovvero all’invasione da parte dell’ambiente marino cli terre emerse.
Il fenomeno inverso, ovvero l’abbassamento del livello ciel mare, origina una
regressione, ossia il ritiro ciel mare da regioni che prima esso occupava. Trasgressioni
e regressioni possono avvenire sia per movimenti relativi delle terre
e dei mari, oppure anche per prevalenza dell’erosione marina costiera sulla sedimentazione
o viceversa.
La falesia costiera che da Meta si estende fino a Sorrento è una formazione
geologica di natura vulcanica relativamente recente, soggetta ad intense attività
dinamiche cli erosione e di sedimentazione, che si svolgono ininterrottamente
per l’azione di notevoli forze idriche ed eoliche. La falesia tufacea, a morfologia
verticale, esposta direttamente ali’ azione erosiva ciel mare, è una falesia
viva come si suole dire. La costa è soggetta al moto ondoso costante che ha
progressivamente smantellato il banco tufaceo scalzandolo alla base, erodendo i
materiali più deboli sui quali poggia e ha determinato il cedimento ciel substrato.
Tale situazione ha prodotto l’allentamento graduale dei legami residui lungo i
piani di frattura a geometria verticale fino al collasso dei blocchi esterni più disarticolati.
L’azione modellatrice ciel mare, continuata per millenni, ha portato
all’attuale configurazione morfologica della falesia.
La falesia fitta cli sinclasi (fratture verticali, che si formano per contrazione in
seguito al raffreddamento della massa) con blocchi disarticolati di dimensioni
rilevanti, che in vari punti si sorreggono per mutuo contrasto, rappresenta un
grave pericolo per la pubblica incolumità ed una minaccia per lo sviluppo del
turismo. Sulla base delle osservazioni compiute si impone la necessità cli richiamare
l’attenzione delle Autorità per verificare e valutare l’entità delle zone
compromesse e ripristinare condizioni di sicurezza alla falesia tufacea, che rappresenta
un caratteristico aspetto avente valore di singolare bellezza geologica.
In linea del tutto generale un intervento di difesa costiera, volto alla tutela delle
infrastrutture e delle strutture a terra, può essere realizzato tramite diverse macro-
tipologie.
In Penisola Sorrentina e in particolare a Piano di Sorrento, bisognerebbe intervenire
al più presto con una tipologia di ripascimento libero, consistente nel
versamento in sito di un ingente quantitativo di materiale granulare, considerando
però che tale tecnica se eia una parte porta ad un allargamento cieli’ ampiezza
della fascia costiera, dall’altra non risolve il problema dell’erosione che conti-
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nua ad esercitare la sua azione incessante sul materiale versato. Un tale intervento
deve quindi essere ripetuto periodicamente. Una tipologia di tipo rigido
(scogliere, pennelli, reef, beach-saver, ecc.). viceversa, se pur rappresenta una
soluzione a lungo periodo, presuppone, al fine della ricostruzione di una fascia
di spiaggia più larga, l’esistenza di un apporto di materiale granulare da altra
fonte (impluvi naturali e valloni). Dal punto di vista dell’interferenza con i processi
di dinamica costiera, il ripascimento rappresenterebbe la soluzione ideale
in quanto metterebbe in circolo materiale aggiuntivo senza modificare il regime
delle correnti litoranee. Qualunque altra opera di tipo rigido, invece, determinerebbe
una modifica delle condizioni di trasporto solido litoraneo costituendo un
ostacolo alla libera circolazione dei sedimenti. In linea con le moderne tendenze
dell’ingegneria costiera si potrà intervenire sul litorale di Piano di S01rento, di
Meta e di Sant’Agnello con una tipologia di tipo morbido. Tuttavia l’adozione
di un ripascimento libero, ovvero privo di strutture cli protezione, comporterebbe
dei costi di manutenzione, relativi a versamenti successivi di materiale granulare,
troppo elevati a causa del fenomeno erosivo in atto. Sarebbe opportuno
adottare una tipologia mista, proteggendo il ripascimento mediante una barriera
sommersa parallela alla linea di costa. Per quanto concerne l’impatto ambientale
è evidente che il ripascimento rappresenta la soluzione che più si avvicina alla
conservazione dello stato dei luoghi allorquando i sedimenti versati presentino
caratteristiche similari a quelli esistenti. In questa ottica opere di tipo rigido, quali
scogliere emerse e banchine, hanno sicuramente un impatto ambientale molto
negativo. (V. spiagge di Piano di Sorrento e Meta). Sempre al fine di ottenere
un ridotto impatto ambientale, per la formazione delle scogliere si consiglia di
utilizzare calcari dolomitici bianchi, perchè non reagiscono con l’acqua marina.
Tale soluzione dovrebbe soddisfare in pieno l’esigenza di difesa delle strutture
ed infrastrutture presenti sul litorale, tuttora lambite dall’acqua. Per tale studio
di erosione costiera di carattere preliminare si dovrà realizzare una campagna
di indagini dirette al reperimento di dati utili per l’elaborazione di esso. Inoltre
per il completamento di uno studio idraulico-marittimo, in generale, volto alla
definizione delle scelte progettuali conclusive ed al dimensionamento delle opere,
nonché alla valutazione dei benefici attesi, bisogna valutare la dinamica dei
sedimenti lungo la costa. E’ necessario analizzare le condizioni idrodinamiche

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