Dopo i social, il cinema: togliete Trump dai film

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Dopo i social, il cinema: togliete Trump dai film. Joe Biden lo ha battuto e presto lo caccerà dalla Casa Bianca, i politici del congresso vogliono esautorarlo ancora prima della scadenza del mandato, a mezzogiorno di mercoledì, e il sito Shopify ha rimosso dal catalogo online ogni articolo che porta il suo nome. Ora contro Donald Trump si accanisce perfino l’industria di celluloide. Sul web sta montando una campagna per cancellare il presidente uscente dal cameo più noto tra quelli che ha effettuato in passato: il breve istante nel quale incontra nella lobby della Plaza Hotel il bambino che ha perso i genitori in «Mamma, ho riperso l’aereo», sequel del 1992 del fortunato film uscito due anni prima. La protesta è esplosa dopo l’attacco al Campidoglio da parte dei sostenitori del presidente undici giorni fa. I fan del classico film chiedevano fuori dai denti un atto di cesura che rimuovesse l’immagine bonaria del proprietario del palazzo, così come hanno già fatto le reti social nel web. Alcuni dei cibernauti più burloni hanno già provveduto in proprio e hanno sostituito la silouette di Trump nell’iconica sequenza con quella più rassicurante della regina della country music Dolly Parton o quella dissacrante di Darth Vader di Guerre Stellari.
L’ULTIMATUM Il regista del film Chris Columbus racconta oggi che Trump al tempo forzò il suo ingresso nella scena con un ricatto. La produzione aveva già negoziato il compenso per l’utilizzo dello stabile nelle riprese, ma all’ultimo minuto l’immobiliarista, che quattro anni prima aveva acquistato per la favolosa cifra di 400 milioni lo storico albergo all’angolo di Central Park, lanciò un ultimatum: la sequenza si poteva girare solo se gli fosse stata concessa la possibilità di apparire a fianco del giovanissimo attore Macaulay Culkin, che interpretava la parte di Kevin McCallister. Trump a quel tempo era già ricchissimo e conosciuto in ogni angolo del mondo, ma non perdeva l’occasione di collezionare un’altra copertina di giornale o di presenziare a un evento di alta visibilità.
Home Alone (titolo del film in inglese) era al tempo uno dei marchi più popolari al mondo e in effetti quella associazione breve e insignificante sul set ha accompagnato Trump nel resto della sua carriera. «Nella squadra di produzione molti chiedevano che la sequenza fosse tagliata in montaggio racconta Columbus ma a una delle prime proiezioni sperimentali che ancora la conteneva, la sala scoppiò in un applauso dopo averla vista. Per questo decisi di lasciarla nella versione finale». Il regista difendeva ancora la sua scelta un anno fa, quando la televisione canadese mandò in onda per Natale il film con la scena tagliata. Seguì un botta e risposta tra Trump e il premier canadese Trudeau, con il primo che definiva la decisione «patetica» e addebitava la censura alla guerra commerciale in atto tra i due paesi e il secondo che si difendeva dicendo che la versione esportata oltre frontiera non aveva mai incorporato la sequenza.
Solo negli ultimi giorni Columbus ha cambiato idea, e si è associato alla campagna. Lo stesso Macaulay Culkin è a favore della rimozione e della proposta che l’immagine del severo gigante vestito come sempre con un lungo cappotto nero, sia sostituita da lui stesso, nella versione odierna di un attempato quarantenne. Questa volta invece il presidente uscente è rimasto atipicamente muto di fronte alla minaccia.
Cancellazioni ben più gravi del suo nome sono in atto al momento, come quelle dell’associazione del golf professionista che sta cercando di recidere ogni rapporto con lui e con le sue proprietà. La cittadina di West Palm Beach in Florida ha annunciato ieri che annullerà il contratto che assegna a Trump la gestione del locale club golfistico.
L’amore per la propria immagine ha portato Trump ad apparire in ben ventisei film, senza mai aver preso una lezione di recitazione, e senza d’altronde aver mai rappresentato null’altro che sé stesso. Il suo carnet parte alla fine degli anni ’80, e al tempo delle riprese di Home Alone II, nel 1992, vanta già tre altre presenze. Gli spettatori lo ricordano anche il Bel Air e in Zoolander, oltre che nell’inevitabile apparizione in Sex and the City, come una delle presenze iconiche della città di New York.

Fonte Il Mattino

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