Vaccini, entro fine marzo 202 milioni di dosi all’Italia

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ROMA Ci sono le prime dosi di vaccino, c’è un piano per distribuirle e soprattutto c’è una data per iniziare la somministrazione all’inizio del 2021. Ieri sera, nel corso di un incontro con i capigruppo di maggioranza e il premier Giuseppe Conte, il ministro della Salute Roberto Speranza ha dato definitivamente corpo alla strategia italiana per l’immunizzazione antiCovid.
Come trapelato dall’incontro svolto a Palazzo Chigi le dosi saranno in tutto 202 milioni. In una prima fase però, verranno consegnate all’Italia solo le circa 40 milioni di fiale prodotte dalla Pfizer (l’azienda che ha avviato per prima i processi di certificazione da parte delle autorità). La consegna dovrebbe avvenire tra il 23 e il 26 gennaio e, rispettando gli accordi siglati dalle singole Regioni con la casa farmaceutica, sarà effettuata direttamente dallo stabilimento di produzione in Belgio per garantire, con speciali confezioni capaci di tenere la temperatura di -75 gradi centigradi, una gestione corretta del fiale. In questo modo già dal 29 gennaio si potrebbe partire con le prime somministrazioni. Le dosi infatti «andranno ai 300 punti individuati, che sono direttamente gli ospedali». A Roma ad esempio, tra le sedi prescelte c’è l’Ospedale Spallanzani.
LE FASI Nella fase iniziale i vaccini saranno inoculati al personale medico e sanitario e ai dipendenti delle Rsa. Successivamente si procederà con le categorie fragili immunizzando, in una sequenza che si spera essere il più rapida possibile, prima gli over80, poi la fascia 60/70 anni e via via tutti gli altri, a partire dai lavoratori essenziali come quelli della scuola. In una seconda fase si procederà alle vaccinazioni di massa utilizzando grandi spazi pubblici come palestre, spazi aperti e fiere.
L’obiettivo è raggiungere il prima possibile l’immunità di gregge che stando a quanto sostenuto dallo stesso Speranza si otterrà solo con la vaccinazione di almeno 40 milioni di cittadini italiani. Una sfida tutto sommato in salita data l’assenza, almeno nella fase iniziale, di un obbligo vaccinale in favore persuasione e informazione. C’è inoltre da tenere in conto il fatto che ogni dose, in base alle conoscenze attuali, «ha bisogno di richiamo e non sappiamo quanto a lungo possa durare l’immunità».
LA MARCIA Si tratta quindi di una marcia a tappe forzate che per essere portata avanti necessiterà anche del coinvolgimento dell’Esercito e quello di una struttura informatica ad hoc. Il piano vaccinale infatti, stando a quanto rivelato ai capi delegazione della maggioranza ieri, prevede anche l’implementazione di una rete per monitorare le vaccinazioni, con un sistema capace di far dialogare i diversi sistemi regionali e, quindi, evitare le criticità riscontrate con i tamponi e i loro dati frammentati. Tant’è che a quanto si apprende la stessa piattaforma in un secondo momento sarà implementata non solo per monitorare le vaccinazioni ma anche per la sorveglianza immunologica.
In ogni caso, nel piano di Speranza si rileva anche come non si possa far coincidere la terza ondata eventuale con la campagna vaccinale. Il piano quindi, oggi non è ancora l’uscita di emergenza che aspettiamo da mesi, anzi. In questo momento la priorità resta la flessione della curva epidemiologica e quindi il rispetto delle norme e delle indicazioni anti-contagio.

Fonte Il Mattino

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