Sorrento, l’ospedale conclude un’annata nera: rianimazione chiusa e interventi rinviati

Il 2020 si avvia verso la chiusura per accogliere il 2021, ma purtroppo lo fa anche il reparto di rianimazione dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Sorrento. Uno scenario pazzesco, l’ennesimo fallimento della sanità, un anno nero che il nosocomio sorrentino non vede l’ora di terminare, seppur con i pazienti in coda che attendevano da mesi di essere operati. Massimiliano D’Esposito lo racconta per Il Mattino in edicola oggi.

Pazienti pronti per entrare in sala operatoria costretti a fare dietro-front. La mancanza di anestesisti non ha provocato solo la chiusura del reparto di Rianimazione, ma ha di fatto bloccato l’attività chirurgica negli ospedali della Costiera sorrentina. Malati in attesa da mesi di essere sottoposti ad interventi per risolvere problemi considerati non urgenti che se ne sono tornati a casa per evitare di passare il Natale in un letto di uno dei due presidi sanitari della zona. Ed alcuni di loro avevano anche effettuato la preparazione pre-operatoria. Dall’altro giorno vengono garantite solo le emergenze. Quindi, per fare qualche esempio, si finisce sotto i ferri a Sorrento o a Vico Equense solo per un femore rotto o un’occlusione intestinale. Assicurata l’assistenza anche alle partorienti. Per il resto niente da fare. O ci si sposta fuori dalla Penisola, con tutti i problemi ed i disagi che ciò comporta – senza dimenticare il rischio di ritrovarsi in un focolaio di Covid -, oppure si attende che arrivino gli attesi rinforzi per il personale medico. Di sicuro, però, sarà un’attesa lunga visto che la dirigente della Rianimazione già da tempo ha chiesto l’invio di nuovo personale, ma finora senza successo. Tanto da spingerla a dichiarare chiusa la sua unità operativa organizzando i turni dei sanitari in modo tale da garantire quantomeno l’assistenza per le emergenze in entrambi i presidi peninsulari.

Ieri si sono attivati anche i sindaci della zona. «Apprendiamo da fonti di stampa della chiusura del reparto di Rianimazione dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Sorrento, e delle molteplici difficoltà sofferte da altri reparti. Una situazione gravissima, che di fatto ha bloccato l’attività chirurgica e che rischia gravi ripercussioni anche su quella d’urgenza». Così il sindaco di Sorrento, Massimo Coppola, in un messaggio inviato al presidente della Regione Vincenzo De Luca. «Si richiede pertanto un immediato intervento per superare il blocco dei ricoveri – è l’appello del primo cittadino – e scongiurare pericoli ai danni della popolazione residente, già provata dalle conseguenze dell’emergenza Covid-19». «Ho sentito il direttore generale dell’Asl Napoli 3-Sud, Gennaro Sosto, ed abbiamo sollecitato le istituzioni regionali da cui gli ospedali dipendono – aggiunge il sindaco di Sant’Agnello, Piergiorgio Sagristani -. Già è stato individuato un anestesista da trasferire in zona. C’è l’impegno a trovare nei prossimi giorni altri specialisti nonostante le grandissime difficoltà dovute ai tanti contagiati fra il personale medico e paramedico e l’emergenza da Covid-19. Insieme al sindaco di Sorrento e gli altri sindaci e all’attuale responsabile del reparto, dottoressa Matilde De Falco, stiamo lavorando per trovare una soluzione».

Nel frattempo, però, la Rianimazione rimane chiusa così come le sale operatorie. Situazione che non è destinata a migliorare nell’immediato visto che siamo nel vivo delle festività natalizie. E pensare che ci sono pazienti in attesa da ottobre di essere sottoposti ad interventi chirurgici, ortopedici, otorinolaringoiatrici non urgenti o oncologici ma necessari e non più prorogabili per curare patologie comunque molto gravose. Per questo il Tribunale per i diritti del malato ha deciso di presentare una formale denuncia per interruzione di pubblico servizio. «Sappiamo che da solo l’esposto non basta – chiarisce il presidente dell’associazione, Giuseppe Staiano -. Ci appelliamo alla cittadinanza. La popolazione della Costiera deve sapere che una buona fetta del servizio sanitario locale non funziona più. Noi vogliamo che i cittadini sappiano che è negato loro il diritto ad essere curati. Già da tempo, a causa della pandemia, questo diritto era stato messo gravemente in discussione perché per mesi si è pensato esclusivamente al Covid dimenticando che ci sono malati cronici gravi, malati oncologici, malati rari; ci si è dimenticati che si può morire di infarto, di ictus, di tumore e via dicendo».

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