Scompare la grande Lidia Menapace a 96 anni. Morta per Covid

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Un altro grave lutto: Lidia Menapace è morta di covid a 96 anni. “Se mi chiedete di raccontare la mia vita lunga oltre 90 anni, ci metterei un sacco di tempo e sarebbe un disastro per voi ascoltarmi…”. Lidia Menapace riusciva ancora a parlare così di se stessa in vecchiaia, con l’ironia e il sorriso. Da alcuni giorni era ricoverata per Covid nel reparto di malattie infettive dell’ospedale di Bolzano.

Piccola, solidissima, coraggiosa. Con lei se ne va una delle ultime testimoni dirette della Resistenza. Nata a Novara il 3 aprile del ’24, Lidia Menapace, all’anagrafe Lidia Brisca, fu staffetta partigiana, pacifista della prima ora, femminista militante, senatrice della Repubblica.

Donna appassionata, instancabile nel suo spendersi. Aldo Garzia racconta di come circolasse di lei la leggenda metropolitana che la voleva capace di scendere da un treno e salire subito su un altro, inseguendo “assemblee e incontri pubblici”. Là dove c’era la gente, dove si respirava vera politica.

Ai giovani Menapace raccontava la Resistenza, la sua giovinezza sotto i bombardamenti, le fughe in bicicletta, la paura di incontrare lungo la strada i nazifascisti, i messaggi in codice imparati a memoria, i libri studiati al lume di candela durante il coprifuoco. Ne scrisse un libro, “Io, partigiana”, che ha presentato fino all’ultimo nelle scuole, dovunque la invitassero. Su e giù dal treno, partendo da Bolzano, la città dove Lidia la combattente ha sempre vissuto e dove divenne, nel 1964, la prima donna eletta nel consiglio provinciale e poi anche, nella stessa legislatura, la prima assessora (alla Sanità). Nel 1969 venne cooptata nel primo nucleo dei fondatori de il manifesto.

Femminista da sempre, teoria solida e anche ironia. Per i suoi 90 anni così spiegava la sua formazione di donna libera: “Mia madre insegnò a noi due figlie un suo codice etico. Ci diceva: “Siate indipendenti economicamente e poi fate quello che volete, il marito lo tenete o lo mollate o ve ne trovate un altro. L’importante è che non dobbiate chiedergli i soldi per le calze”.

Eletta senatrice nel 2006, nelle liste di Rifondazione Comunista (dopo la cacciata di Marco Ferrando), Lidia Menapace sta per conoscere il suo momento di gloria, proposta alla presidenza della Commissione Difesa al Senato. Ma proprio alla vigilia dell’elezione, lei si scaglia in un’intervista al Corriere contro le Frecce Tricolori che, dice,  “sono uno spreco e inquinano”. Con un’opacissima operazione, alla presidenza ci andrà l’allora senatore dell’Italia dei Valori Sergio De Gregorio. Molti anni prima Menapace, sempre diretta, si era giocata una brillante carriera universitaria all’Università Cattolica dichiarandosi “marxista”.

In occasione dello scrutinio segreto per l’elezione del presidente della Repubblica italiana del 2006, Lidia Menapace ricevette anche alcuni voti, di cui rimase lusingata. Si candidò poi alle Europee del 2009 nella lista anticapitalista Prc-Pdci che non passò lo sbarramento. C’era comunque tanto da fare e lei, “partigiana combattente con il grado di sottotenente”, non si è mai fermata.

“È un lutto per l’Anpi, è un lutto per il Paese. Ciao Lidia, partigiana della democrazia, della pace, dell’uguaglianza, dei diritti delle donne, cioè dell’umanità. Resterai nella coscienza e nell’impegno di tutte e tutti noi”, scrive su Facebook il presidente dell’Anpi, Gianfranco Pagliarulo.

Fonte: La Repubblica

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