Ravello Winter, per non perdere la tradizione del concerto di Natale

Da tre secoli non c’è Natale senza la Cantata dei pastori e da oltre 40 anni non c’è Cantata dei pastori senza Peppe Barra. «Già conferma il cantante e attore napoletano – da quando è stata scritta nel 1698, l’opera teatrale sacra di Andrea Perrucci è stata rappresentata e rimaneggiata più volte, dimostrando di essere il testo più longevo della tradizione del teatro barocco napoletano. La rivoluzionaria edizione della Nuova Compagnia di Canto Popolare, con le musiche di Roberto De Simone risale al 1974. Rappresentarla ogni anno è un regalo che faccio soprattutto a me stesso nel ricordo di mia madre Concetta. Per noi il Natale era famiglia, tradizione, devozione incarnata nel simbolo per eccellenza del presepe». Per intenderci quello sospeso tra sacro e profano della consuetudine partenopea che vede lo scrivano Razzullo e il barbiere Sarchiapone irrompere nella scenografia della Natività, pastori di terracotta nel presepio e coppia comica sulla scena. E se Razzullo nell’immaginario popolare ha il volto di Barra, a sostituire la grande Concetta come spalla c’è ora una irresistibile, irriconoscibile Rosalia Porcaro.
GLI SPETTACOLI
Saranno loro ad aprire, il 25 dicembre, ore 17.30, il trittico di spettacoli in agenda per l’edizione winter del Ravello Festival, diretta da Alessio Vlad e in programma all’auditorium Niemeyer. Con Barra e la Porcaro ci saranno il soprano Angela Luglio, il controtenore Enrico Vicinanza, Paolo Del Vecchio (chitarre, mandolino), Luca Urciuolo (pianoforte, fisarmonica), Sasà Pelosi (basso), Ivan Lacagnina (tammorre, percussioni) ed Alessandro De Carolis (flauti etnici). Insieme daranno vita a un «Canto di Natale» che abbraccerà autori del passato, come Viviani e Di Giacomo, e contemporanei come Patrizio Trampetti, Del Vecchio, Urciolo e lo stesso Barra: la liturgia del Bambinello che salva il mondo raccontata in parole e musica, «un inno alla rinascita», avverte Peppe Barra, felicissimo del ritorno a Ravello, tra i suoi luoghi del cuore. Rinascita, sì. È la mission della Fondazione Ravello che non si arrende alla recrudescenza della pandemia e con fiducia guarda al domani. E se giocoforza è costretta a rivedere i piani originali, punta sulla tecnologia per «dare un segnale forte di speranza sottolinea Vlad offrire un’occasione di lavoro ad alcune realtà campane e, soprattutto, portare lo spirito di Ravello nelle case degli italiani con l’auspicio che gli italiani e tutti gli appassionati di musica possano tornare presto a Ravello». Tre gli eventi che il musicista ha confezionato per i giorni clou delle festività. E se il Natale sarà legato all’estro di Peppe Barra, il Concerto per il Nuovo anno, rinnovando il rituale degli ultimi anni anche se questa volta online, sarà affidato all’Orchestra Filarmonica Giuseppe Verdi di Salerno (2 gennaio, ore 17.30), diretta dalla bacchetta di Jordi Bernàcer che torna nella città della musica dopo il successo del Concerto all’alba dello scorso 11 agosto. Sul palco del Niemeyer due dei più affermati cantanti d’opera di oggi, Rosa Feola e Saimir Pirgu, affiancati dal soprano Daniela Cappiello e dal baritono Sergio Vitale. In repertorio musiche tratte dalla Carmen di Bizet, dall’Eugene Onegin di Tschaikovski, da La Bohème e Gianni Schicchi di Puccini e dalla Vedova Allegra di Lehar. Gran finale il giorno dell’Epifania (diretta streaming il 6 gennaio alle 17.30) con l’Orchestra Filarmonica di Benevento che, tenuta a battesimo nel 2015 da Sir Antonio Pappano, proprio recentemente ha nominato sua direttrice artistica quella che senza dubbio è oggi la figura più in vista tra le nuove leve del concertismo italiano: la pianista Beatrice Rana. Musicista decisamente affermata ai massimi livelli internazionali, la Rana, diretta da Fabio Biondi, eseguirà il Concerto per pianoforte in Mi bemolle maggiore, K 271. Nel programma, tutto mozartiano, anche l’Ouverture tratta da Lucio Silla e la Sinfonia n. 36 in Do maggiore K 425 «Linz». Concerti visibili gratuitamente sul sito www.ravellofestival.com, sulle pagine social della Fondazione Ravello e sul portale cultura.regione.campania.it. Erminia Pellecchia, Il Mattino

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