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Positano, San Pietro: 7 anni fa morì un operaio precipitando dalla terrazza. Due dipendenti sono ancora a processo

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Positano. Si stava occupando di impacchettare delle tende di una stanza ma all’improvviso precipitò dalla terrazza dell’hotel e volò giù, nel vuoto. Non ci fu verso di salvarlo: finì sugli scogli sottostanti l’albergo e morì. Oggi, a oltre sette anni dalla tragedia dell’hotel San Pietro di Positano, si celebrerà un nuovo processo per la morte di Giovanni Celentano, l’operaio di una ditta di Sorrento scomparso la mattina del 30 ottobre 2013 in Costiera amalfitana. Lo ricorda Salvatore Dare su Metropolis. A dover comparire dinanzi ai giudici del Tribunale di Salerno saranno Evangelista Cinque e Angelo Noschese, all’epoca rispettivamente responsabile del servizio prevenzione e protezione della società Albergo San Pietro e addetto alla sicurezza e alla manutenzione della struttura ricettiva.

A rappresentare le parti civili ci sono gli avvocati Andrea Paolillo, che difende la famiglia Celentano, e Aldo Avvisati, legale delle organizzazioni sindacali, a partire da Fillea Cgil. Nei giorni scorsi, il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Salerno, Maria Zambrano, ha disposto il rinvio a giudizio per Cinque e Noschese accogliendo la richiesta formulata dalla Procura di Salerno. Stando alle ricostruzioni degli inquirenti, i due operatori dell’hotel San Pietro di Positano vanno processati per l’ipotesi di omicidio colposo. Nel dettaglio, l’albergo aveva scelto di ingaggiare la società Ideal Decoration di Sorrento – presso la società Ideal Decoration di Sorrento – presso la quale lavorava Celentano e il cui rappresentante legale Gennaro Iaccarino, già finito a processo per la tragedia – affinché venissero svolte le attività di impacchettamento delle tende delle terrazze panoramiche della struttura.

Ma è qui che secondo la Procura di Salerno e le parti civili si consumano le condizioni per la tragedia. Stando alle ricostruzioni, Cinque e Noschese non si occuparono della sicurezza dei lavori dell’operaio che operò, come rileva la Procura, senza casco ed imbracatura, assente anche la cintura di sicurezza. Sul posto c’era una scala a pioli poggiata sulla trave sorreggente le tende solari poste a oltre tre metri dal suolo, priva di ganci idonei ad evitare sbandamenti, spostamenti ed oscillazioni e non predisponendo che un’altra persona (era presente anche un altro dipendente impegnato con le tende) trattenesse il piede della scala. Sostanzialmente, non ci fu alcun intervento che potesse far predisporre al meglio ogni mezzo tecnico di difesa e protezione del luogo di lavoro per scongiurare il rischio che l’operaio potesse perdere l’equilibrio e cadere nel vuoto. Precauzioni che, stando alle ipotesi della Procura di Salerno, avrebbero potuto evitare la tragedia. Ora entrambi gli imputati verranno processati al Tribunale di Salerno e dovranno difendersi dall’accusa di omicidio colposo. Le parti civili sono la famiglia della vittima e il sindacato Cgil.

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