Napoli: positiva al Covid, partorisce al sesto mese e la bimba muore. I familiari: «Ambulanza in ritardo», aperta un’inchiesta

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Napoli: positiva al Covid, partorisce al sesto mese e la bimba muore. I familiari: «Ambulanza in ritardo», aperta un’inchiesta. Ha lottato per respirare fino alla fine. Per almeno una trentina di minuti, si è attaccata alla vita con tutte le sue forze. Ma non ce l’ha fatta. È morta e a nulla è servito l’intervento dei medici del 118 o la corsa in ospedale. Nata prematuramente, dopo una gravidanza durata solo sei mesi, è morta poco dopo essere venuta al mondo. Sono i genitori della neonata a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine, lamentando ritardi da parte dei medici, oltre a denunciare la mancanza di una incubatrice all’interno dell’ambulanza. Blitz della polizia al policlinico, immediato il sequestro delle cartelle cliniche e della salma. La Procura apre un fascicolo, ipotesi omicidio colposo al momento contro ignoti.

Dramma in vico Pergola, stradina in zona Borgo di Sant’Antonio, per una coppia di coniugi. Due lavoratori, ragazzi onesti e benvoluti, che affidano ai social e ai media il loro dolore, nel tentativo di ottenere chiarezza sulla morte della piccola nata prematuramente. Poi la decisione di affidarsi a due penalisti – gli avvocati Angelo Marino e Marcello Severino – per chiedere giustizia nel corso di un probabile processo. Ma torniamo al dramma di ieri mattina.
Sono le 6.43, quando Maria Pappagallo (classe 1991) avverte dei dolori all’addome. Sembra solo qualcosa di passeggero, ma le fitte diventano acute.
È incinta al sesto mese ed è positiva al covid (anche se non è alle prese con sintomi gravi), la donna si accorge che qualcosa sta accadendo. Fatto sta che proprio mentre il marito è al telefono con il ginecologo, la donna partorisce. È una bambina, è viva, resta attaccata al cordone ombelicale. Quanto avviene nei minuti successivi è materia di un’inchiesta condotta dal pm Pavia, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Simona Di Monte. Ma proviamo a ricostruire i fatti, alla luce della testimonianza resa dal marito Mario Conson, ristoratore stimato, pizzaiolo gourmet e in carriera.

Stando alla sua ricostruzione, la prima telefonata al 118 è alle 6.44, mentre l’arrivo dell’ambulanza è di 31 minuti dopo. Un’eternità per chi è alle prese con un corpicino «che respira» e che «ha lottato fino all’ultimo per non morire», spiega nel corso dell’intervista in pagina. Sensibilmente diversa la versione del dottor Giuseppe Galano, responsabile del 118, per il quale l’ambulanza è giunta dopo 26-27 minuti rispetto alla prima telefonata. Ed è lo stesso Galano a scandire la tempistica del pronto soccorso: «Medici e infermieri hanno impiegato almeno dieci minuti per l’equipaggiamento anticovid, reso necessario dal fatto che la donna era stata segnalata come soggetto positivo al coronavirus. Il resto del tempo è stato impiegato per raggiungere dal San Gennaro la stradina del Borgo da cui era partita la richiesta di soccorso. Posso confermare che non è stato perso neppure un minuto e tutto è stato fatto con il massimo della correttezza». Ed è questo il secondo punto controverso destinato a finire al centro delle verifiche condotte dal commissariato Arenella guidato dal primo dirigente Angelo Lamanna. Quante ambulanze sono arrivate sul posto?

Nel chiamare il 118, Mario Conson aveva chiarito che si trattava di un codice rosso, specificando che erano due le persone che andavano aiutate: la moglie, che era alle prese con un’emorragia (fortunatamente arginata nel corso della giornata), e la piccola, che necessitava di una incubatrice. Stando alla prima ricostruzione, ieri mattina si è mossa una sola ambulanza ritenuta dai coniugi addirittura sprovvista dei presìdi necessari a soccorrere la neonata. C’era un supporto alla respirazione neonatale? Quanto tempo è passato prima di portare la piccola in ospedale? Domande cruciali, su cui fa leva l’inchiesta della Procura di Napoli, anche alla luce di quanto verrà fuori dall’esame della cartella clinica e dall’analisi autoptica sul corpicino della piccola. Punti controversi su cui Galano aggiunge: «Comprendiamo il dolore provato dai coniugi, è una esperienza devastante, ma sono convinto del fatto che il personale intervenuto ha fatto il massimo per tenere in vita la piccola. Purtroppo si è trattato di un evento imprevedibile, difficile, se non impossibile, da affrontare all’esterno di un ospedale. Confidiamo nelle verifiche della magistratura, nella consapevolezza umana del lutto toccato al nucleo familiare».

Fonte Il Mattino

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