Napoli, al Cardarelli letti in tenda: «Speriamo restino vuoti»

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Napoli, al Cardarelli letti in tenda: «Speriamo restino vuoti». Buona la «seconda». S’inaugura oggi la tendostruttura con sedici posti realizzata al Cardarelli. Un mese dopo l’allestimento della prima, di 240 metri quadrati, che avrebbe dovuto entrare in funzione subito, nella fase più acuta dell’emergenza Coronavirus, ed è rimasta inutilizzata, invece, per problemi tecnici (dovuti a una pendenza calcolata, ma non del tutto risolta). Previsto in mattinata il trasferimento dei primi pazienti nell’area «bis», allestita nel parcheggio interno, proprio accanto all’altra che verrà comunque utilizzata, ma dal personale.
Obiettivo: «Decongestionare il pronto soccorso», dice il direttore generale Giuseppe Longo, anche se non tutti i letti disponibili verranno occupati. «Per gli accessi ridotti negli ultimi giorni, e la speranza è che siano sempre meno i contagi». In caso di necessità, prosegue il manager, «i pazienti saranno qui 24-36 ore in attesa dell’esito delle analisi che indicheranno il loro percorso di terapia, quindi il ricovero, la cura domiciliare o nel Covid residence». Ieri, 22 positivi al test e 5 sospetti gestiti nel Dipartimento di emergenza accettazione (che ne ha accolti anche 70, più del doppio) su 160 degenti in totale sistemati nell’ospedale più grande del Sud.
I NODI L’affluenza è diminuita anche nel polo specializzato per le malattie infettive: al Cotugno e al Monaldi ci sono 10 letti liberi su 294, di cui 4 in terapia intensiva. Al Loreto Mare risultano 42 posti ordinari occupati su 50 e 16 su 20 in sub-intensiva. Al San Giovanni Bosco 24 degenti, ma il presidio potrebbe ospitarne fino a 40: mentre all’ospedale del Mare sono disponibili metà dei 32 posti in rianimazione, non altri.
Si contano, complessivamente, 179 i posti occupati su 656 in terapia intensiva nell’intera regione. «E non sono richiesti neppure tutti i posti messi a disposizione da case di cura convenzionate e cliniche private. La tenda arriva tardi, non serve più», sostiene Massimo Imparato, sindacalista della Cisl Fp. Ed è vero che, «almeno in alcuni giorni, la struttura potrebbe restare vuota», ammette il manager, nel chiarire le ragioni dei tempi più lunghi dei lavori. «Ma ora c’è, è stabile e rimarrà qui, per una eventuale terza ondata e catastrofi future», aggiunge Longo. E poi, ci sono undici medici in più inviati dalla Protezione civile. «I primi sette sono qui e saranno a disposizione per i nuovi turni con la struttura allargata». Non solo: «In questo momento la discesa della pressione ci permette anche di concedere qualche giorno di ferie a rotazione ai dipendenti che vengono da mesi di grande stress». «Ma occorre potenziare ancora il numero di infermieri: tanti colleghi si sono ammalati e non sono rientrati, tanti altri sono stati spostati nei reparti Covid, accorpando e riducendo altri servizi. Con inevitabili ripercussioni sulle liste d’attesa», avverte Salvatore Siesto, componente della Rsu al Cardarelli, che sollecita la convocazione di un incontro. «È il momento in cui ragionare su una riorganizzazione complessiva in modo pianificare anche come riprendere le altre attività: l’ospedale deve fare in modo di convivere con la pandemia», spiega Eugenio Gragnano, rappresentante dell’Anaao Assomed (medici ospedalieri) nonché responsabile del week-surgery, oltre 1600 interventi chirurgici all’anno, tutti sospesi dal 9 settembre per dare spazio al Covid Center.
Sono 1.113 i nuovi positivi (di cui 90 sintomatici) rilevati ieri nell’intera regione, ma c’è anche una riduzione del numero dei tamponi, solo 9.241. «La Campania è ultima nello screening, e nel tracciamento dei contatti decisivo per intercettare gli asintomatici che continuano a diffondere il virus», afferma Pierino Di Silverio, vicesegretario regionale di Anaao Assomed, che sottolinea come le carenze in organico restino il principale problema. «Anche per poter poi curare i pazienti non Covid, dando una accelerazione alle sedute operatorie». A giudicare dalla stima diffusa da un’altra sigla dei camici bianchi, l’Aaroi Emac, solo tra gli anestesisti ne mancano 400 all’appello. «Il reclutamento è continuo e complicato per tutti», certifica Longo, che racconta di aver appena firmato quattro contratti, meno della metà degli incarichi messi a bando. «Stesse difficoltà nel reclutamento degli infermieri: le formule a tempo determinato scoraggiano».

Fonte Il Mattino 

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