De Luca blocca le speranze dei ristoranti e li beffa, possono vendere solo l’acqua

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De Luca blocca le speranze dei ristoranti e li beffa, possono vendere solo l’acqua . La Campania deve sempre distinguersi e i ristoratori sono  freddati da De Luca, ecco cosa riporta su Il Mattino Adolfo Pappalardo
Prima la beffa di una zona gialla di appena quattro giorni. Poi, contr’ordine, altra beffa, e assai più difficile da digerire, di rimanere comunque in zona arancione e così per tutto il lungo ponte di Natale. Insomma, per la Campania, continua la linea di assoluto rigore per la nuova ordinanza di De Luca (la numero 98 dall’inizio della pandemia). D’altronde, ieri mattina, l’ex sindaco l’aveva annunciato: «La Campania rimane com’è adesso, non vi fate confondere. Gialli, rossi, qui non cambia niente fino al 24, poi avremo la zona rossa decisa dal governo nazionale». E nel giro di un paio d’ore ecco l’ordinanza che vieta la vendita di bevande dalle 11 del mattino in poi e il consumo di cibo e bevande escluse l’acqua all’aperto per tutta la giornata nelle strade. Con contestuale chiusura dei ristoranti (concesso solo il delivery) che devono adeguarsi a una chiusura solo campana e scendono in piazza per protesta.
L’ORDINANZA
La nuova normativa vale da oggi sino al 23 dicembre ed è un colpo mortale per ristoratori e bar che attendevano l’affluenza pre-natalizia. Niente da fare. Senza contare come il governatore, tra le prime ipotesi, meditava anche la chiusura di pescherie e generi alimentari per il giorno 24. Un modo per fermare assembramenti e folla di gente per i rituali aperitivi natalizi. Ma con l’ordinanza di ieri pomeriggio arriva il colpo ferale perché non c’è alcun passaggio da zona arancione a quella gialla. Quest’ultima con molte meno restrizioni e comune a tutte le regioni d’Italia, tranne l’Abruzzo.
Ed ecco l’ordinanza light che gira su appena 3 punti. Il primo che conferma il Dpcm nazionale del 3 dicembre della zona arancione; il secondo che «ai bar e agli altri esercizi di ristorazione dalle ore 11,00 del mattino è fatto divieto di vendita con asporto di bevande, alcoliche e non alcoliche, con esclusione dell’acqua» e, terzo, «per tutto l’arco della giornata è fatto divieto di consumo di cibi e bevande, anche non alcoliche, con esclusione dell’acqua, nelle aree pubbliche». A corollario si conferma anche l’ordinanza regionale del 10 dicembre che vieta il raggiungimento delle seconde case, anche se in regione. Insomma le norme campane, come già accaduto a marzo, sono un unicum rispetto al resto del territorio nazionale dove bar e ristoranti sono aperti o lo saranno da oggi e fino a mercoledì.
«Immagino che sarete tutti entusiasti dopo le decisioni del governo nazionale. Io non ho capito niente, si apre e si chiude, giallo, rosso, arancione, non si è capito niente. Qui – scherza lui ieri mattina – abbiamo la protezione della Madonna di Pompei, abbiamo un elemento di sicurezza in più, cerchiamo di essere responsabili noi».
Poi la gigioneggia sul segretario della Lega. «Evitiamo brindisi, assembramenti e parenti. Ma ho sentito che Salvini ha già comunicato che lui se ne infischia delle ordinanze e quindi il 24 e il 25 sarà in giro. Tra i tanti guai che abbiamo, state attenti, rischiate di aprire la porta e trovarvi Salvini davanti. Ci manca solo questo», scherza lui. Poi c’è un problema che fa saltare l’audio del suo intervento e aggiunge: «Questo è Salvini, è sicuro».
LO SCONTRO
Naturalmente non appena viene pubblicata l’ordinanza, ieri pomeriggio, scatta la rabbia a Napoli dove i ristoratori scendono in strada bloccando il Lungomare. A soffiare sul fuoco anche il sindaco de Magistris che aveva firmato la prima ordinanza dell’era Covid (poi ritirata dopo il provvedimento della Regione) per la chiusura di 49 tra strade e piazze in caso di assembramenti. «Abbiamo lavorato tutta la mattina al provvedimento per aiutare la ripresa economica ed evitare il rischio di assembramenti, poi è arrivata l’ordinanza del presidente De Luca che ci mantiene in zona arancione. Tutto ciò denota mancanza di rispetto nei confronti di sindaci, prefetti e forze dell’ordine cui poi viene chiesto di controllare il territorio». «Quello che è avvenuto non ha precedenti. Un’ordinanza così importante che limita la libertà di mobilità e di impresa adottata senza la partecipazione dei sindaci, di chi produce, delle forze preposte all’ordine pubblico, è sbagliata. Le condizioni della zona arancione – attacca invece il capo dell’opposizione in consiglio regionale Stefano Caldoro – devono nascere da valutazioni di più Istituzioni ed organismi, dalle osservazioni delle strutture sanitarie, dal confronto e dall’ascolto. Così rimane solo la sterile propaganda».
Mentre per tutta la serata va avanti la protesta dei ristoratori che bloccano il lungomare in attesa di un intervento chiarificatorio con il prefetto. Nel frattempo per ore sembrava profilarsi, per una trattativa serrata tra i presidenti delle Camere di commercio e palazzo Santa Lucia, un parziale ripensamento per ammorbidire i divieti dell’ordinanza.
Ma il governatore De Luca non ne ha voluto sapere.

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