Crisanti “Ma quale pista di sci? Qua ci sono morti e venti mila contagi al giorno”

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    Crisanti scatenato contro gli “aperturisti”, quelli che vorrebbero riaprire tutti grazie ai “buonanotizisti” che parlano di cali del contagio coronavirus Covid-19 . Ventimila contagi al giorno non ci possono far dire che siamo fuori dalla pandemia. C’è un calo, che però non è omogeneo tra tutte le regioni, i casi non diminuiranno prima di dieci giorni”, ha spiegato il microbiologo. “Rimango senza parole che si parli di sci con 600 morti al giorno: non è un Paese normale”, ha aggiunto in merito alla discussione sull’apertura degli impianti. “I dati del vaccino vanno condivisi”, ha ribadito

    “Rimango senza parole che si parli di sci con 600 morti al giorno. Andare a sciare per divertirsi sapendo che questo causerà un aumento dei contagi e dei morti? Penso che questo non sia un Paese normale”. A dirlo, è il microbiologo Andrea Crisanti, intervenuto a Buongiorno su Sky TG24. “Ventimila contagi al giorno non ci possono far dire che siamo fuori dalla pandemia. C’è un calo, che però non è omogeneo tra tutte le regioni. La curva dei decessi è influenzata dall’andamento dell’epidemia di 3-4 settimane fa, quando c’era il picco di trasmissione. I dati non diminuiranno ancora prima di una decina di giorni”, ha aggiunto il professore dell’Università di Padova (COVID, AGGIORNAMENTI – SPECIALE). “Il problema non è l’impianto da sci, se sanifico le cabine o i sedili delle seggiovie, il problema è l’assembramento che si crea prima e dopo, la socialità che c’è, gli alberghi pieni”, ha poi commentato in merito alla discussione sull’apertura degli impiani. Sul fatto che si rischi che si vada a sciare all’estero, Crisanti ha aggiunto che “bisognerebbe raggiungere un accordo europeo, servirebbe la responsabilità di altri Paesi, Svizzera, Austria, Francia, peraltro ancora toccati pesantemente”.

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    In merito alle notizie che emergono sulle future mosse dell’esecutivo per prevenire il contagio nel periodo festivo, “da quello che è trapelato mi sembra che le misure del governo sono orientate al buonsenso, si cerca di fare in modo che queste feste di Natale siano un’occasione per consolidare i risultati ottenuti”, ha dichiarato il direttore del laboratorio di microbiologia dell’Università di Padova. “È chiaro – ha aggiunto – che, se le feste di Natale e Capodanno si trasformano in un’occasione di assembramenti come durante l’estate, ricominciamo a gennaio e febbraio, è inevitabile. Più abbiamo socialità e più diamo occasione al virus di trasmettersi. C’è da bilanciare l’aspetto economico e di qualità della vita col fatto che questo si associa a maggiori ricoveri e morti”.
    “Assicurare rimborsi per evitare pressioni di chi soffre chiusure”

    “Bisogna riconoscere che ci sono persone che vivono di turismo e che la cosa migliore è rimborsare queste persone e cercare di evitare che facciano pressioni”, ha sottolineato Crisanti. Per poi precisare: “Giustamente fanno pressioni ed è normale che lo facciano, come hanno fatto pressioni in passato gli industriali per non chiudere la Lombardia, come hanno fatto pressioni per riaprire tutto quando la curva stava abbassandosi, come hanno fatto pressione i gestori delle discoteche per aprirle. Questo è normale, bisogna renderci conto che esiste questa dinamica e bisogna neutralizzarla. Bisogna assicurare alle persone che ne soffriranno che saranno ripagate del sacrificio. Capisco che c’è una grossa difficoltà politica a mediare tutte queste esigenze, però bisogna metterlo in chiaro”.

    “Dati vaccino vanno condivisi con comunità scientifica”

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    Per quanto riguarda il vaccino “i dati non sono ancora stati diffusi con la comunità scientifica – ha ribadito il microbiologo -. In America la prima settimana di dicembre dovrebbe essere quella decisiva. I dati di un vaccino di questa portata in genere è buona pratica che vengano condivisi prima con la comunità scientifica. Diverse riviste autorevoli hanno criticato questa cosa”.

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