Chico Forti tornerà in Italia. La storia dell’ex velista accusato di omicidio, sempre proclamatosi innocente

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    “Ho una bellissima notizia da darvi: Chico Forti tornerà in Italia”. Lo ha annunciato su Facebook il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, precisando di averlo “comunicato alla famiglia” e di aver “informato il presidente Mattarella e il premier Conte”. In carcere dal 2000 con una condanna all’ergastolo per omicidio, l’italiano si è sempre professato innocente.

    “Il governatore della Florida ha accolto l’istanza di Chico di avvalersi dei benefici previsti dalla Convenzione di Strasburgo e di essere trasferito in Italia”, ha aggiunto Di Maio. “Si tratta di un risultato estremamente importante, che premia un lungo e paziente lavoro politico e diplomatico. Non ci siamo mai dimenticati di Chico Forti, che potrà finalmente fare ritorno nel suo Paese vicino ai suoi cari”.

    “Sono personalmente grato al Governatore DeSantis e all’Amministrazione Federale degli Stati Uniti. Un ringraziamento speciale al Segretario di Stato Mike Pompeo, con il quale ho seguito personalmente la vicenda e con il quale ho parlato ancora nel fine settimana, per l’amicizia e la collaborazione che ha offerto per giungere a questo esito così importante”, prosegue il responsabile della Farnesina. “Il governo seguirà ora i prossimi passi per accelerare il più possibile l’arrivo di Chico”. Erano vent’anni che aspettava questo momento e siamo felici per lui, per i suoi cari, per la sua famiglia, per tutta la città di Trento. E’ un momento commovente anche per noi”, conclude Di Maio.

    La vicendaEx velista e produttore televisivo originario di Trento, Chico Forti si era trasferito a Miami all’inizio degli anni Novanta, costruendosi una carriera nel settore degli investimenti immobiliari e creandosi una famiglia. Ma nel 1998 Forti è stato accusato dell’omicidio di Dale Pike, figlio del proprietario di un hotel di Ibiza che l’italiano stava acquistando: nonostante si sia sempre proclamato innocente, Forti è stato condannato all’egastolo per “felony murder”, cioè per omicidio compiuto durante l’esecuzione di un altro reato. Secondo le autorità Usa, infatti, Forti stava cercando di truffare Pike e il padre e finì per uccidere l’uomo. Forti, i suoi difensori e il comitato che da anni lotta al suo fianco sostengono invece che la condanna sia stata originata da un errore giudiziario, frutto di errori, negligenze e approssimazioni durante le indagini e il processo.

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