Capri isola gialla: stop del Tar, ma la battaglia era giusta

Il Tar a Napoli da ancora una volta ragione a De Luca ( come ha fatto con le scuole, ma in altre regioni danno torto al Governatore) anche se ci rimangono molti dubbi, per quanto riguarda le motivazioni tecnico scientifiche, sembra che i ragionamenti siano altri comunque Anna Maria Boniello su Il Mattino fa un pezzo sulla vicenda.
Il Tar sospende l’ordinanza dei sindaci di Capri e Anacapri con la quale i due amministratori isolani permettevano ai titolari di bar, pub e ristoranti di attenersi alle disposizioni della zona gialla e non arancione, contravvenendo a quanto disposto dal presidente De Luca. In buona sostanza era stato permesso da domenica scorsa – e fino a oggi, 23 dicembre – ai ristoranti di aprire e accogliere avventori fino alle 18 e ai bar di somministrare consumazioni ai banchi e anche a tavolini all’aperto. A presentare il ricorso è stata la stessa Regione Campania, che riteneva nullo l’atto amministrativo emesso dai sindaci, poichè palesemente discordante dalle prescrizioni cautelative dovute al Covid-19 che lo stesso presidente della Regione aveva adottato con l’ordinanza del 19 dicembre. La decisione del Tar è stata immediatamente comunicata ai due amministratori che hanno provveduto a informare le categorie commerciali interessate, e così dalla tarda mattinata di ieri ristoranti, caffè e pub hanno ripreso a limitare la loro attività all’asporto.

Restrizioni drastiche secondo i due sindaci, Marino Lembo e Alessandro Scoppa, che ancora una volta hanno ribadito di non aver mai voluto avviare un braccio di ferro ma solo consentire per alcuni giorni l’opportunità di restare in fascia gialla e permettere ai concittadini una maggiore vivibilità. «Abbiamo voluto attirare l’attenzione sulle problematiche di chi vive sulla nostra isola», attacca il vicesindaco di Anacapri Franco Cerrotta, intento a comunicare la decisione del Tar a quei pochi esercenti che avevano installato qualche tavolino all’esterno e ai negozianti che avevano tenuto alzata la saracinesca. «Nessuna guerra e nessuna ribellione, siamo consapevoli dei momenti tragici che stiamo vivendo e l’abbiamo fatto rispettando tutte le normative. Però ribadisco che vogliamo anche far capire che la mancanza di ascolto e di conoscenza dei luoghi porta la situazione a limiti estremi. Il nostro – continua Cerrotta – è stato solo un tentativo per rivendicare che ogni territorio deve essere trattato rispettando le sue peculiarità, e un’isola come Capri si presenta in diverse sfaccettature che forse non vengono tenute da conto. Comunque da oggi, come abbiamo sempre fatto, rispetteremo l’ordinanza De Luca e dal 24 dicembre anche Anacapri e Capri entreranno in zona rossa così come previsto in tutta la nazione».

Intanto Capri si mostra come sempre è nel periodo invernale: strade vuote, negozi chiusi, nessun capannello in piazzetta dove troneggia solitario l’albero di Natale che di sera si illumina, così come si illumina l’antica torre campanaria. Poche persone scendono da traghetti e aliscafi. E anche se Capri ed Anacapri sono distanti solo 4 km, spostarsi tra queste due località, trattandosi di due Comuni diversi, è severamente proibito e si rischia la sanzione. Su questo insiste il sindaco di Capri Marino Lembo, rivendicando che l’ordinanza ora sospesa ha avuto il merito di aver acceso l’attenzione delle istituzioni e dei mass media sulle condizioni di isolamento dovute proprio all’insularità. «Capri – dice Lembo – vive in un contesto schizofrenico: dopo gli affollamenti estivi subisce una trasformazione che la porta a una desertificazione vera e propria. Quest’anno il Covid ha dato un’ulteriore mazzata, senza turismo invernale, con negozi chiusi e una popolazione giovanile che non potendo frequentare la scuola è chiusa in casa. D’altro canto, qui il virus non circola, non abbiamo contagi. Sono realtà – conclude il sindaco – che dovrebbero essere considerate e far riflettere»

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