Campania, medici prudenti sui vaccini. 2 su 10 preferiscono aspettare

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Campania.Otto operatori sanitari su dieci in Campania hanno detto sì al vaccino anti-Covid. Altri due si sono dichiarati contrari o non hanno risposto: al momento preferiscono aspettare, stando ai dati diffusi dalla Regione, anche se le percentuali di non adesione indicate dalle singole strutture di Napoli e provincia, contattate direttamente dal Mattino, risultano superiori. E poi, ci sono gli esclusi: liberi professionisti, con i dentisti in primis, 5000 in Campania, che chiedono di rientrare nel piano al via dal 27 dicembre, con il V-day organizzato nella tensostruttura in allestimento al Cotugno, polo di eccellenza e di riferimento durante tutta la pandemia.

«È previsto un percorso con 10 box all’esterno del presidio, manca soltanto il farmaco per cominciare», dice Pasquale De Girolamo Faraone, neodirettore sanitario aziendale dell’ospedale dei Colli, che raggruppa anche Monaldi e Cto. Qui l’adesione si attesta tra il 75 e l’80 per cento, e nel totale dei 3000 camici bianchi e addetti ai lavori sono conteggiate anche le ditte esterne e le guardie giurate che garantiscono la vigilanza. Stesso riscontro, l’80 per cento, al Cardarelli (3200 su 4000), e al Santobono e al Pausilipon. «Dove sono disponibili tutti i frigoriferi necessari, individuato il personale vaccinatore», assicura il direttore generale del polo pediatrico, Rodolfo Conenna. «Più complessa, invece, l’operazione nelle aziende universitarie ospedaliere perché coinvolge diverse e ulteriori categorie, come gli studenti e gli specializzandi e, alla Federico II, è estesa ai dipendenti del Banco di Napoli che lavorano all’interno del complesso di via Pansini», spiega Maria Triassi, direttore della Scuola di Medicina. Nel suo Ateneo, la percentuale di adesione è del 60.

«Ma il dato va considerato ancora parziale, quindi in aumento», puntualizza. Sono oltre 4500 le richieste del vaccino, pari a oltre il 60 per cento, anche quelle rilevate alla Vanvitelli, altra Università che ha aperto la campagna a studenti e specializzandi, per un totale di oltre 5mila giovani. «La loro risposta ha un grande valore», commenta il rettore Gianfranco Nicoletti, che ne sostiene la scelta: «Hanno capito di poter cogliere un’opportunità e nello stesso tempo di poter dimostrare un encomiabile senso civico e morale. Lo stesso vale, chiaramente, per il personale medico e paramedico», e l’impegno nella prevenzione prosegue in sinergia con il manager Antonio Giordano. Ancora: all’istituto Pascale, assieme all’oncologo Paolo Ascierto, noto per la terapia innovativa anti-coronavirus, altri 871 dipendenti su 1120 sono pro vaccino che prevede un richiamo a 21 giorni. E, considerate le particolari prescrizioni del prodotto Pfizer la Asl Napoli 2 Nord promuove le esercitazioni al fine di evitare intoppi durante l’attività di profilassi, che prevede mille punturine al giorno, 250 in ogni struttura individuata. Da Pozzuoli a Giugliano sono 3500 su 5000 le risposte ricevute, il 70 per cento, e per gli altri è in corso una verifica:innanzitutto per capire se l’email sia stata letta. Solo 150 si sono infatti dichiarati contrari.

Nell’Asl Napoli 3 Sud la media è del 50 per cento, con oltre 5mila sì, ma il dato definitivo è posticipato a lunedì. «Interpellati sin da ora anche ospiti e operatori delle residenze sanitarie assistenziali, i farmacisti territoriali e i lavoratori delle case di cura convenzionate», spiega il direttore sanitario Gaetano D’Onofrio che, se avesse potuto, avrebbe reso obbligatoria la somministrazione. Non ultima: la Asl Napoli 1 con il manager Ciro Verdoliva che a Palazzo Santa Lucia ha comunicato ufficialmente i nominativi dei 9.339 dipendenti favorevoli («Raccolti in 48 ore), il 65,91 per cento. «L’adesione è all’80 per cento tra i 6000 medici di famiglia, pediatri, infermieri e collaboratori degli studi», certifica Pina Tommasielli, componente dell’unità di crisi regionale, che annuncia l’intenzione di fare in pubblico la vaccinazione. In questo scenario si inserisce la protesta dei dentisti. «Non possiamo e non vogliamo accettare di essere dimenticati dal piano vaccinale», interviene Sandra Frojo, presidentessa degli Odontoiatri di Napoli e provincia. «È assurdo lasciare fuori 5.000 professionisti che, con il personale di studio arrivano a quasi 10.000 operatori, e sono tra le categorie più esposte».

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