Campania, medici infettati e guariti: «Siamo ancora a rischio dateci subito il vaccino»

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Campania, medici infettati e guariti: «Siamo ancora a rischio dateci subito il vaccino». Nei prossimi giorni, tra fine dicembre e i primi giorni di gennaio, in Campania (come in tutte le altre regioni) sarà somministrato il grosso delle prime 136mila dosi del vaccino Pfizer destinato in questa fase alla Campania per vaccinare il personale dipendente delle strutture sanitarie pubbliche, private e accreditate, i camici bianchi convenzionati, i medici di famiglia, infermieri, gli operatori socio-sanitari, gli specialisti ambulatoriali, il personale del 118, delle guardie mediche, pediatri di famiglia compresi i dentisti, gli autonomi e i fornitori di beni e servizi. Insomma tutti coloro che, a qualunque titolo, frequentano gli ambienti sanitari e ospedalieri. Ad essere esclusi sarebbero i camici bianchi che si sono già ammalati di Covid-19 in quanto dovrebbero essere protetti dall’immunità sviluppata. Ma il condizionale è d’obbligo: decine di camici bianchi ammalatisi durante la prima e la seconda ondata risultano infatti privi di anticorpi protettivi e dunque esposti a una nuova infezione.

LA PROTESTA «Nella fase di prenotazione su base volontaria per accedere al vaccino – avverte Lino Pietropaolo, delegato aziendale Asl Napoli 1 della Cisl medici e ammalatosi nei mesi scorsi di Covid – ci è stato detto che eravamo esclusi in quanto già ammalati e poi guariti. Nessuno di noi è stato pertanto convocato per la profilassi. In sede di Conferenza Stato-Regioni pare che sia stato concordato di escludere i guariti in quanto in teoria immunizzati. Io e decine di colleghi non abbiamo però sviluppato anticorpi e dunque siamo pienamente suscettibili a una nuova infezione. In linea teorica anche un guarito che voglia vaccinarsi dovrebbe poterlo fare, il titolo anticorpale per il Coronavirus è risaputo essere limitato nel tempo. Per questo abbiamo investito della questione la Asl e gli organi sindacali nazionali». Una fronda che dalla Campania ha mosso anche altri sindacati della dirigenza medica. In Campania decine di operatori pur ammalatisi, per caratteristiche individuali o peculiari dell’infezione provocata da SarsCov2, risultano privi di anticorpi e pertanto reclamano di poter accedere al vaccino. «A generare confusione – aggiunge la Cisl medici – sono stati anche esponenti dell’Istituto superiore di Sanità che, in alcune interviste pubbliche, hanno sostenuto l’inutilità della vaccinazione per chi già ammalato. L’Aifa sul proprio sito nelle risposte ai quesiti più frequenti sostiene da un lato che la vaccinazione a chi già ammalato «non contrasta con una precedente infezione da Covid-19 e anzi potenzia la sua memoria immunitaria, per cui non è utile alcun test prima della vaccinazione». Dall’altro dice però che «coloro che hanno avuto una diagnosi di positività al virus non necessitano di una vaccinazione nella prima fase della campagna vaccinale che potrebbe essere considerata solo quando si otterranno dati sulla durata della protezione immunitaria».

LA CIRCOLARE La nota della Cisl medici Campania è del 22 dicembre, il 23 il segretario nazionale del sindacato ha avuto un colloquio in merito con il Ministero in cui è stato assicurato che sarebbero stata fatta chiarezza. Nei fatti il 24, la vigilia di Natale, il dicastero della Salute ha diramato una circolare relativa alle raccomandazioni per l’organizzazione della campagna vaccinale contro Sars-CoV-2 e per le procedure di vaccinazione in cui non si parla di esclusioni ma nemmeno si fa un chiaro riferimento alla categoria dei guariti. «Speriamo che sia sufficiente per rientrare nel reclutamento – conclude Pietropaolo – faremo nuovamente richiesta alle Asl per rientrare tra i candidati al vaccino. Molti di noi lavorano in prima linea e anche nei pronto soccorso. Sta alla valutazione di ciascuno decidere. Se qualcuno ha gli anticorpi e preferisce aspettare è libero di farlo. Chi invece non ha difese ha diritto ad essere vaccinato come gli altri. Conosco diversi colleghi che chiederanno come me di essere inseriti nel calendario, non vogliamo essere esclusi». Calendario che non è ancora stato stilato: da oggi e fino ai primi di gennaio, non appena la Pfizer consegnerà il primo lotto di circa 136mila dosi, qualunque giorno potrà essere quello buono per partire con la prima fase della campagna. A scalpitare ci sono anche i medici pensionati ma ancora attivi nel privato: «Vaccinarsi è un atto di responsabilità – sottolinea Gennaro D’Amato, allergologo e pneumologo – e non so perché io come medico non più in servizio ma molto attivo come clinico e nella comunicazione in medicina debba attendere almeno tre mesi per poter essere vaccinato. Ogni giorno visito tanti pazienti ma non sono inserito tra quelli da vaccinare subito».

Fonte Il Mattino

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