Bloccati in Inghilterra

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Raccontano di un clima teso. Di qualcosa che non torna del tutto. E di un cambio di passo che induce ad alzare la guardia, ma al tempo stesso mina serenità ed equilibrio. Ecco la vicenda raccontata da Barbara Cangiano per Il Mattino.

Prima il repentino lockdown che ha colpito Londra e gran parte del sudest dell’Inghilterra, poi la notizia di una variante più contagiosa del Covid, che ha coinciso con il blocco dei voli da e per molti Paesi europei, tra cui l’Italia: le ultime 72 ore non sono state semplici per i salernitani che vivono nel Regno Unito e che, magari, avevano accarezzato l’idea di poter tornare a casa per le festività natalizie.
«Avevo un biglietto per il 22 racconta Yuliya Prymachenko, studentessa dell’Università di Fisciano, a Leicester per il progetto Erasmus ma domenica abbiamo saputo che i voli erano stati sospesi. Da allora è stato un crescendo di telefonate e mail senza risposta tra ambasciata, consolato e Farnesina. Ad oggi ancora non sappiamo che fine faremo. Il mio affitto è scaduto e ho chiesto la cortesia al proprietario di soprassedere per qualche giorno. La mia amica Sofia Gambarota, invece, è rimasta senza casa e si è trasferita da me». Nel frattempo Ryanair ha posticipato il volo del 22 al 24, «ma contestualmente ho ricevuto una mail che mi informa del fatto che tutti i voli sono cancellati fino a Natale. A mie spese ho acquistato, senza avere rimborsi, un altro biglietto per il 26. La partenza è da Manchester, che dista da Leicester dalle cinque alle otto ore. Il rischio è di arrivare lì e di restare comunque a terra».
Gli studenti Erasmus si scambiano informazioni, ma anche la spesa, «perché vivere qui costa circa 50 euro al giorno solo di alimenti», in attesa che «il Governo italiano sblocchi una situazione che ci penalizza fortemente». Luciano Marini, architetto e designer, ha in tasca un biglietto per Dubai. «Dovrei partire oggi per raggiungere mio fratello Luca racconta Allo stato Emirates non ha cancellato i collegamenti, ma vivo giorno per giorno, consapevole che lo scenario potrebbe cambiare. Avrei voluto trascorrere il Natale a Salerno con i miei genitori, ma ci ho rinunciato perché in Campania le restrizioni sono molto severe e perché il momento che stiamo vivendo impone grande responsabilità: non me la sento di mettere a rischio la salute dei miei». Anche Marini parla di una Londra in agitazione: «Forse è la prima volta che fanno veramente sul serio dice I lockdown precedenti non hanno mai avuto effetto immediato, c’era sempre qualche giorno di tempo per organizzarsi. Questa volta è andata diversamente e il fatto che l’allerta sia stata portata al livello quattro conferma i nostri timori. Hanno sospeso perfino i collegamenti con la Manica». Filippo Milito è a Londra da due mesi. Era in procinto di essere contrattualizzato come barbiere, quando il lockdown ha imposto la chiusura del negozio dove era in prova. «Come dire, al danno si è aggiunta la beffa. Ma non posso fare altro che aspettare e vedere cosa accadrà dopo il 30 dicembre. Non avevo acquistato nessun biglietto aereo perché ero convinto di dover lavorare, e invece sono qui a casa, senza poter vedere la mia famiglia e senza poter andare in negozio». Per gli inglesi, racconta, «Face, hand, space», il monito anti Covid, «rischia di essere solo uno slogan, perché nonostante il clima da qualche giorno sia piuttosto caldo, tanti continuano a non rispettare le regole. Sarà che noi italiani abbiamo affrontato fin da principio la pandemia con maggiore rigore, ma qui vedo troppa superficialità e tanti che non usano la mascherina all’aperto». Il ritorno a casa? «Per ora è un punto interrogativo». Il cellulare di Claudio Gini, tutor mobilità Forma Mentis Uk, da domenica è bollente. «Sto seguendo le sorti dei nostri tirocinanti italiani che dovevano rientrare a casa. Avevano scelto di soggiornare a Londra per un periodo che oscilla dai due ai quattro mesi e di fare esperienza in hotel, letting agency, nelle cucine dei ristoranti aperti per l’asporto, nelle aziende di informatica e nel settore finanziario. La situazione è ancora molto confusa. Si parla di qualche compagnia spagnola che fa scalo in Germania prima di rientrare in Italia, ma navighiamo a vista. Se dovessero confermare il congelamento degli spostamenti, i ragazzi resteranno con noi fino al 6 gennaio. In ogni caso saremo al loro fianco».

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