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Amalfi, Sigismondo Nastri: “Quando il vescovo negò la benedizione col Bambino Gesù”

Riportiamo l’interessante racconto del giornalista di Amalfi Sigismondo Nastri: «Lasciamo stare i parroci… Ci sono anche vescovi che, in occasione delle feste, si deliziano ad assistere allo spettacolo pirotecnico o addirittura si mettono a fare la conta delle bombe da tiro lanciate verso il cielo. A mons. Ercolano Marini, che fu alla guida dell’arcidiocesi di Amalfi per trent’anni, dal 1915 al 1945, i fuochi d’artificio non piacevano, e lo dichiarava pubblicamente, perché richiamavano nella sua mente gli orrori delle due guerre mondiali.

Non amava gli spari neppure mons. Jolando Nuzzi, vescovo di Campagna, poi di Nocera-Sarno, che fu amministratore apostolico dell’arcidiocesi amalfitana dal 1968 al 1972. Tanto che la notte di Natale del 1970 arrivò a definire l’esplosione dei fuochi “un miserando spettacolo”. Dopo che, in una lettera, aveva già manifestato al sindaco del tempo, Costantino Porpora, la sua avversità, facendo proprio il giudizio espresso dalla rivista Time, nel 1969, sui botti sparati ad Amalfi: “eccessivi”.

Quella notte di Natale, si legge in una cronaca di Crescenzo Guarino sul Corriere della sera dell’8 gennaio 1971, “il tradizionale rito si svolse, fin dall’inizio, regolarmente: quando le campane suonarono l’ora, il vescovo, reggendo in braccio la statua del Bambino Gesù (una preziosa scultura del Settecento), uscì sul porticato che domina l’alta scalea, gremita di popolo. Ma non aveva ancora messo i piedi fuori, che dalla piazza si levò come un temporale: centinaia e centinaia di grossi petardi venivano accesi, con fragore di tuono. Immediatamente, monsignor Nuzzi si girò e, pallido, senza benedire nessuno, rientrò di corsa nel duomo ritornando presso l’altare per officiare il pontificale solenne, assistito dall’intero Capitolo. A sua volta, la folla, esasperata dalla mancata benedizione (che si usa da secoli e secoli), si astenne, compatta, dal recarsi in chiesa. E per la prima volta la Messa di Natale fu celebrata nella cattedrale di Amalfi senza un solo fedele. Né fu tutto, perché il più doveva ancora accadere. Infatti, quando i sacerdoti erano giunti al Gloria, un folto gruppo di scalmanati salì in sacrestia per impadronirsi con la forza del Bambino Gesù e dare essi la benedizione, senza il clero (cosa già capitata con sant’Andrea, nel 1945, N.d.r.). Ma il Bambino stava nella culla del presepe presso l’altare maggiore, ed il senso di profondo rispetto per il luogo sacro impedì ai facinorosi di attuare il loro colpo di mano”.

La sera del 6 gennaio 1971, in occasione della discesa della stella cometa dal monte Tabor, il vescovo tornò ad affacciarsi sull’atrio del duomo, benedicendo la folla col Bambinello Gesù. “Ma aveva appena terminato – riferisce Guarino -, che dalla piazza saliva, con un fuoco infernale di botti, un fumo bianco e acre”. Eppure, tra Natale e l’Epifania c’era stato un serrato confronto tra il vescovo, le autorità municipali, i rappresentanti dei cittadini, sfociato nella decisione di “accendere solo bengala e ‘scherzi’ pirotecnici, sia per rispetto degli autentici valori religiosi che di quelli artistici, evitando ulteriori danni al duomo”. Giusto per la cronaca aggiungo che attualmente sono in corso importanti lavori per mettere in sicurezza i preziosi mosaici della facciata».

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